L’EFFETTO DUNNING KRUGER

Si chiama effetto DUNNING Kruger, dal nome dei due ricercatori della Cornell University che l’hanno descritto nel 1999; insidioso cortocircuito mentale che condanna chi è incompetente a non accorgersi della propria incompetenza.
Dopo diversi piani industriali, ripetuti sacrifici richiesti ai lavoratori a fronte di un nulla di fatto, ci viene il dubbio che l’effetto DUNNING KRUGER sia pervasivo anche nel settore del credito soprattutto per quanto riguarda progetti e decisioni del quadro dirigenziale
La Redazione
https://www.internazionale.it/opinione/annamaria-testa/2019/01/14/incompetenti-inconsapevoli

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Intelligenza artificiale e banche

Si sente parlare sempre più spesso dell’introduzione di strumenti di apprendimento automatico e di intelligenza artificiale. Siamo ancora lontani da quanto si può leggere nei romanzi di Asimov ma i progressi realizzati grazie all’intelletto umano, questo bisognerebbe sempre ricordarlo, possono anche far piacere.
Per avere un’idea di cosa si tratti, è sufficiente navigare su YouTube per visualizzare i video di Pepper, il robottino capace di conversare, comprendere e reagire alle emozioni, muoversi autonomamente, riconoscere le voci e dialogare. Pepper si occupa ad esempio di accoglienza: in ospedale, sulle navi da crociera, negli aeroporti, nei negozi, negli alberghi, ecc.
Si tratta, in estrema sintesi, di evoluti software preinstallati, che consentono al robottino di svolgere differenti funzioni e di reagire ai vari stimoli esterni nella maniera, apparentemente spontanea, contemplata dal programmatore. Le risposte possono poi divenire via via più precise e personalizzate in base alle informazioni immagazzinate negli incontri precedenti.
Il 3 aprile 2019 “Finanza e Mercati” ha riportato le dichiarazioni dall’ AD di Bnl Andrea Munari circa l’introduzione dei robot e dell’I.A. in banca “sulla base del successo dell’applicazione» per le attività di back office”.
Fin qui tutto bene se non fosse che l’argomento viene ricompreso nel più ampio progetto di riorganizzazione aziendale in cui viene quantificato in 600 addetti il numero delle “eccedenze da far uscire attraverso un piano di esodi volontari, tutti utilizzando ‘quota 100’ o ‘opzione donna’.”
Il tutto è inquadrato in uno scenario di incertezze e prospettive di una temporanea recessione.
Qui finiscono i fatti ed iniziano le riflessioni che non riguardano solo Bnl che sarà certo presto imitata dagli altri istituti di credito.
Il binomio “pensioni a quota 100” e “robotica” appare forzato: le novità introdotte in campo pensionistico sono scaturite dall’esigenza di creare posti di lavoro in rapporto 1 : 1 rispetto ai lavoratori che vanno in quiescenza e non per tagliare, tanto per cambiare, i costi del personale.
Qualsiasi innovazione tecnologica, di cui i robot rappresentano solo la più appariscente delle espressioni, dovrebbe essere rivolta ad agevolare il lavoro degli impiegati e non a sostituirli. L’evoluzione tecnologica andrebbe accompagnata invece da una adeguata formazione del personale che sarà ben lieto di far avvicinare i clienti agli strumenti evoluti in ottemperanza alle direttive aziendali e diventare parte attiva dell’auspicata ripresa economica.
Niente in contrario dunque contro tali rappresentanti del progresso tecnologico. Si spera anzi, che la vita lavorativa di questi robot non sia caratterizzata da black-out, che non saltino come i server, che non si blocchino come le applicazioni che utilizziamo tutti i giorni per rispondere alle esigenze della clientela, che non perdano il collegamento come gli ATM e che non si inceppino come le TARM.
Di sicuro i robottini non risentiranno dello stress causato dalle pressioni commerciali, argomento quest’ultimo molto molto vasto che merita più ampia trattazione.
Ci si domanda, invece: dal momento che i robot hanno il doppio scopo di supportare bancari e clienti, non sarebbe giusto orientare nell’imminente futuro i contratti del settore bancario verso la riduzione dell’orario di lavoro e non verso gli esuberi? Ovviamente, a parità di salario.
E’ necessaria una grande mobilizzazione sociale e in tutto il mondo del lavoro dipendente.
La redazione

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STIPENDI, CROLLA IL POTERE D’ACQUISTO

Uno studio della Fondazione Di Vittorio della CGIL segnala il caso delle buste paga degli italiani rispetto a Francia e Germania

ROMA – I salari hanno perso mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni. L’allarme viene da un rapporto della Fondazione Di Vittorio, think tank della Cgil, che mette a confronto le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato e le paragona a quelle degli altri grandi Paesi europei.

Il risultato è sconfortante: in Italia gli stipendi si sono ristretti mentre all’estero, in particolare in Germania e Francia, sono saliti. Il rapporto della Fondazione Di Vittorio elenca i dati delle retribuzioni lorde (vanno tolte tasse e contributi), utilizzando le più recenti rilevazioni Ocse, dal 2001 al 2017. Risultato: in Italia nell’intero periodo c’è stata una sostanziale “stazionarietà” dei salari, mentre dal 2010 al 2017 si è verificata una perdita di 1.059 euro, circa il 3,5 per cento.

L’analisi è circostanziata e basata sui salari reali, cioè aumentando “virtualmente” le retribuzioni di allora come se i prezzi del 2010 fossero stati gli stessi di oggi, il confronto è cioè fatto a “prezzi costanti”: ebbene se nel 2010 la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro nel 2017 è scesa a quota 29.214. Possiamo comprare 1.000 euro di beni e servizi in meno.

Diversamente è andata in Germania e in Francia. Il lavoratore dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. Anche il lavoratore francese nel 2010 guadagnava di più del nostro – era a quota 35.724 – e nel 2017 porta a casa il 5,3 per cento in più collocandosi a 37.622 euro.

Economie diverse, impatti diversi della crisi, politiche salariali diverse, ma sostanzialmente il gap c’è. Quali le ragioni? In parte i contratti di lavoro, in parte la presenza dei cosiddetti contratti “pirata” che tengono i salari sotto al minino, ma l’analisi della Fondazione Di Vittorio, realizzata da Lorenzo Birindelli, punta l’indice soprattutto sul part time e i lavori discontinui, che la metodologia Ocse include nella rilevazione sommandoli e riconducendoli “virtualmente” a prestazioni full time: ebbene le nostre retribuzioni per i lavoratori a tempo parziale sono più basse della media dell’Eurozona, da noi valgono il 70,1 cento del full time in Europa l’83,6 per cento.

Si aggiunge un’altra ragione che rimanda alla carenza di capitale umano nel nostro Paese: cala la quota di dirigenti e di professioni tecniche. In sostanza in Italia si è ridotta la presenza delle alte qualifiche (7 punti percentuali in meno in questo ultimo ventennio) mentre sono aumentate di 2 punti percentuali le basse qualifiche.

Le contromosse? «Il tema dei redditi può e deve essere affrontato in più modi: intervento su qualità e quantità dell’occupazione; una nuova fase di contrattazione a tutti i livelli; una vera e propria riforma fiscale in senso progressivo che recuperi risorse verso le retribuzioni», commenta Fulvio Fammoni, presidente della Fondazione Di Vittorio.

La radiografia complessiva realizzata dal rapporto della Fondazione non conforta: su 15 milioni di lavoratori dipendenti, relativi al solo settore privato, ben 12 milioni hanno una retribuzione lorda sotto i 30 mila euro, di questi circa 4,3 milioni sono sotto i 10 mila euro annui lordi. Del resto altri recenti dati Eurostat confermano la caduta della quota dei salari sul Pil: nel 2019 siamo al 59,9 per cento, uno dei rapporti più bassi in Europa, in discesa dal 2012. Per ora il neo segretario della Cgil Landini, fin dalle sue prime uscite, ha posto il problema: «La stagione dei rinnovi contrattuali del 2109 deve affrontare, prima di tutto, la questione salariale. In Italia si continuano a pagare salari troppo bassi ai lavoratori».

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8 MARZO TUTTI I GIORNI! LA LIBERTA’ E’ UNA LOTTA COSTANTE!

La Fisac CGIL di Brindisi partecipa alle iniziative che si terranno sul territorio in occasione della Giornata Internazionale della Donna
La CGIL Nazionale ha dato libera facoltà di aderire allo sciopero femminista globale indetto dal movimento Non Una di Meno dell’8 marzo, come Fisac, ne condividiamo ampiamente le ragioni e il forte valore simbolico che riporta l’8 marzo alla sua originaria autenticità.
I dati Istat su lavoro, violenza, molestie, discriminazioni e disuguaglianze relative al genere femminile restano allarmanti. Perché’? Non c’è solo l’onnipresente cultura patriarcale e il sessismo, c’è anche una pericolosa recrudescenza di pensiero, purtroppo anche nell’area del così detto “pensiero di sinistra” e questo ci spaventa ancor di più. I temi di genere e non solo quelli, sono trattati sempre di più in maniera moralista e vittimistica con approcci pedagogici e paternalisti.
In questa logica l’obiettivo non può essere che quello di normare i comportamenti delle donne secondo i dettami del sistema. È in atto, infatti, una vera e propria offensiva contro la libertà delle donne, c’è la richiesta di controllare i loro corpi e le loro vite e lo vediamo con il costante attacco alla legge 194 sull’aborto attraverso l’obiezione di coscienza che non garantisce più la possibilità di esercitare un diritto, colpendo soprattutto le donne meno abbienti. E ancora, c’è il disegno di legge Pillon su separazione e affido che utilizza il bambino e il concetto di uguaglianza in modo strumentale dimenticando che il potere economico resta sempre sbilanciato verso un genere e che i lavori di cura restano sempre nella maggior parte delle situazioni a carico delle donne; le donne devono ancora scegliere se fare carriera o dedicarsi alla famiglia, se non addirittura accettare una retribuzione inferiore rispetto all’uomo.
È notizia di questi giorni che in un processo d’appello la gelosia può essere una attenuante per dimezzare una condanna per femminicidio; questo fa pensare che ritorneremo ad una specie di delitto d’onore abrogato soltanto nel 1981, un tempo non lontanissimo. Il corpo delle donne, poi, continua ad essere terra di conquista e lo constatiamo quando la parte più razzista e fascista del paese trasforma la violenza contro le donne in un conflitto etnico religioso razziale per colpire e togliere diritti anche ai migranti.
Se nelle altre parti del mondo ci sono “le spose bambine” o le mutilazioni dei genitali, in Italia esiste la prostituzione e lo sfruttamento minorile, le mercificazioni dei corpi dei bambini e lo stereotipo della donna oggetto ancora ben pubblicizzata. Ovunque c’è bisogno di femminismo e di contrastare pratiche e culture patriarcali e maschiliste, per questo è necessario uno sciopero femminista globale.

La libertà è una lotta costante, scrive Angela Davis, c’è sempre qualcuno pronto a toglierla o a condizionarla.

Ribadiamo l’importanza del sindacato a stare nelle piazze nella giornata dell’8 marzo, perché’ ora più che mai c’è bisogno di aprire la più importante delle vertenze umane: quella contro disparità e discriminazione di genere e per l’autodeterminazione di tutt*

Buon 8 marzo!
Fisac/CGIL
Redazione Dipartimento Brindisi

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ANCORA PRESSIONI COMMERCIALI

Pur in presenza di un accordo tra le OO.SS. e l’azienda purtroppo le pressioni commerciali in Monte Paschi di Siena continuano e a pagarne il conto sono sempre i dipendenti e i clienti.
Di seguito il comunicato sindacale sottoscritto da Fabi e Fisac Cgil

La Redazione

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Concluso il IX Congresso Fisac/CGIL Brindisi

Pubblichiamo il Documento Politico del IX Congresso Provinciale della Fisac/CGIL di Brindisi.
Buona lettura

La Redazione

Documento politico IX Congresso Fisac CGIL Brindisi

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LA FISAC E’ CON MIMMO LUCANO


LA CGIL A SOSTEGNO DEL MODELLO RIACE E DEL SINDACO MIMMO LUCANO
Nella primavera 2016, la prestigiosa rivista americana “ Fortune” pubblica la lista dei 50 World Greatest Leaders, gli uomini e le donne più influenti al mondo. Da papa Bergoglio a Angela Merkel a Obama.
Al quarantesimo posto c’è Mimmo Lucano, sindaco di Riace che è un piccolissimo comune calabrese ed è stato l’unico italiano ad avere questo riconoscimento. La sua utopia sociale inizia nel 1998 con il primo sbarco di curdi a Riace. Da quando è sindaco ha ospitato più di 6000,00 migranti che hanno ripopolato la sua piccola cittadina rivitalizzando l’economia del luogo. Il modello Riace è stato riconosciuto valido per accoglienza, umanità e integrazione, esportato in altri piccoli comuni della Locride e con tutte le difficoltà di una regione che ha un alto tasso di criminalità organizzata. La raccolta differenziata è fatta con due asine, intanto si cerca di ripristinare una valle abbandonata con allevamenti. Sono nati laboratori artigianali. Ci si prende cura della spiaggia di Riace Marina.
E’ incredibile verificare che tutte le persone a Riace camminano tranquille e a testa alta, del resto in una società che cerca integrazione e che esige il rispetto e la dignità dell’essere umano non potrebbe essere altrimenti. Non esiste il degrado umano di chi discrimina e distribuisce odio. Non c’è la paura dell’essere discriminati, quella paura che fa camminare a testa bassa anche nei paesi più “civilizzati”, non sono solo le leggi razziali a mettere paura nella società, ma anche i muri alzati, i centri di accoglienza simili a prigioni, la mancata attivazione di politiche culturali e sociali di integrazione. Riace non è un paese ricco, anzi è povero ma inverosimilmente fiabesco. Mimmo Lucano è un uomo schivo che non ama le luci della ribalta, pero’, ora, suo malgrado, è su tutti i giornali perché’ non si è adeguato al sistema della mercificazione dell’essere umano, bisogna colpirne uno per educare tutti gli altri ed è stato messo agli arresti domiciliari. Riace presenta invece una soluzione concreta alle migrazioni internazionali e allo spopolamento dei piccoli comuni. Mimmo Lucano è andato forse oltre ai limiti consentiti dalla legge senza alcun profitto, ma alla legge ha anteposto il rispetto della Costituzione. Per questo motivo ieri 6 ottobre ci è stato un corteo fantastico e numeroso proveniente da tutta l’Italia a sostegno del sindaco e del suo modello d’integrazione. L’ indignazione è stata generale anche a livello internazionale. Per questo motivo anche la Cgil è scesa in campo e la Cgil di Brindisi in particolare è andata a Riace un paio di settimane fa e ha toccato con mano il lavoro incredibile che è stato fatto, e ancora, il 6 ottobre era a Brindisi a ribadire che un sindacato che si rispetti non difende la razza ma tutti i lavoratori e prima di tutto gli sfruttati ovunque siano nati. Qui vi proponiamo la lettera di Mimmo Lucano che alla fine della manifestazione Chiara Sasso (scrittrice) ha letto sul palco per conto del Sindaco di Riace.

Il MESSAGGIO DI DOMENICO LUCANO AI 10.000 PRESENTI A RIACE:
“Il cielo attraversato da tante nuvole scure, gli stessi colori, la stessa onda nera che attraversa i cieli d’Europa, che non fanno più intravedere gli orizzonti indescrivibili di vette e di abissi, di terre, di dolori e di croci, di crudeltà di nuove barbarie fasciste.
Qui, in quell’orizzonte, i popoli ci sono. E con le loro sofferenze, lotte e conquiste. Tra le piccole grandi cose del quotidiano, i fatti si intersecano con gli avvenimenti politici, i cruciali problemi di sempre alle rinnovate minacce di espulsione, agli attentati, alla morte e alla repressione.
Oggi, in questo luogo di frontiera, in questo piccolo paese del Sud italiano, terra di
sofferenza, speranza e resistenza, vivremo un giorno che sarà destinato a passare alla storia.
La storia siamo noi. Con le nostre scelte, le nostre convinzioni, i nostri errori, i nostri ideali, le nostre speranze di giustizia che nessuno potrà mai sopprimere. Verrà un giorno in cui ci sarà più rispetto dei diritti umani, più pace che guerre, più uguaglianza, più libertà che barbarie. Dove non ci saranno più persone che viaggiano in business class ed altre ammassate come merci umane provenienti da porti coloniali con le mani aggrappate alle onde nei mari dell’odio.
Sulla mia situazione personale e sulle mie vicende giudiziarie non ho tanto da aggiungere rispetto a ciò che è stato ampiamente raccontato.
Non ho rancori né rivendicazioni contro nessuno.
Vorrei però a dire a tutto il mondo che non ho niente di cui vergognarmi, niente da nascondere.
Rifarei sempre le stesse cose, che hanno dato un senso alla mia vita. Non dimenticherò questo travolgente fiume di solidarietà. Vi porterò per tanto tempo nel cuore. Non dobbiamo tirarci indietro, se siamo uniti e restiamo umani, potremo accarezzare il sogno dell’utopia sociale.
Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali. Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la
nostra coscienza. Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie. Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne. Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.
Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.
Hasta siempre.”

La Redazione

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No alla violenza fascista

Il 21 settembre a Bari, nel quartiere Libertà poco dopo le 23, alcuni militanti di Casapound hanno aggredito con cinghie e tirapugni borchiati alcune persone che tornavano da una manifestazione antirazzista “Mai con Salvini”. L’attacco sarebbe partito perché al centro del piccolo gruppo di persone c’erano due giovani donne di colore eritree con un bambino in un passeggino. Nell’attacco, acui era presente l’europarlamentare di Rifondazione Comunista Eleonora Forenza, sono stati feriti Claudio Ricco e Antonio Perillo, assistente dell’eurodeputata. Trenta attivisti di Casapound sono stati rintracciati dalla Polizia e convocati in Questura.
L’attacco è stato violento, inaudito ed estremamente pericoloso. E’ un sintomo grave di un clima di odio alimentato dalla politica al governo del paese. Un clima che sta sdoganando simpatie fasciste che sono illegali nel nostro paese, la cui Costituzione Repubblicana si fonda sull’antifascismo.
A questo clima e a questo ennesimo episodio violento il popolo democratico e progressista ha risposto con una splendida manifestazione che si è tenuta ieri sera a Bari.
Alla iniziativa “Bari è antifascista”, la cui macchina organizzativa è stata avviata dalla CGIL Puglia e dalla CGIL metropolitana di Bari, hanno aderito decine di sigle, tra partiti di sinistra, associazioni cittadine e studentesche e sindacati, da Libera Puglia, al Pd, a Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, al Partito Comunista, Arci, Anpi, Arcigay e altre.
In piazza anche rappresentanti del Comune di Bari e della Regione Puglia, tra cui il presidente, Michele Emiliano.
La manifestazione si è tenuta a Piazza Prefettura ed ha avuto una partecipazione molto numerosa. L’intera piazza è stata gremita a testimonianza dello spirito democratico e antifascista del popolo pugliese.

La Redazione

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Questa è l’Italia che vogliamo?

L’oro rosso. Così sono chiamati i pomodori, quei succosi ortaggi rossi che sono il prodotto vegetale più importante della dieta mediterranea. Li sminuzziamo sulle nostre frise “sponzate”, li “scattarisciamo”, li pressiamo con le forchette per farne un sugo polposo e saporito. Li tagliamo a fette nelle insalate fresche e salutari in questa estate torrida. I nostri nonni li cuocevano e li bollivano per preparare la salsa per l’inverno e che insaporivano i piatti di pasta durante gli inverni rigidi.
Quell’oro rosso arriva, da sempre, nelle nostre case acquistato nei mercati a prezzi bassi, troppo bassi. Ma quei pomodori devono essere coltivati, annaffiati, coccolati, raccolti, infilati nelle cassette, trasportati nei mercati e poi venduti.
Come si fa, con tutto questo lavoro, a venderli a prezzi così bassi?
Perché il lavoro nei campi, quello duro, faticoso, sotto il sole cocente delle campagne pugliesi, campane e calabresi, è basato sullo sfruttamento, sul lavoro nero, sui caporali, sul sottopagamento dei contadini. E chi viene sfruttato, oggi? I deboli, coloro che non sono in condizione di trattare, di farsi rappresentare dai sindacati, da coloro che viaggiano al limite della legalità. Sono coloro che vivono in quella nebulosa che è al limite tra legale e illegale, tra identità e nullità.
Da anni quel lavoro, che non è invisibile perché lo incontriamo ogni giorno quando andiamo a fare la spesa e passiamo con le nostre macchine attraverso le campagne oppure quando andiamo a lavorare infilati nelle code ma rinfrescati dall’aria condizionata, è fondato sullo sfruttamento di nuovi schiavi. E oggi sono ragazzi di colore che vengono dall’Africa. Ragazzoni alti e muscolosi che hanno viaggiato per mesi, che hanno pagato, usando tutti i loro risparmi, per sfuggire alla guerra, alla miseria, alle violenze. E che sono finiti in un altro girone dantesco ugualmente infernale. Un mondo in cui non hanno una identità, non sono riconosciuti come persone ma sono ridotti a pura merce di scambio, a macchine umane che devono solo lavorare per ore e ore sotto un sole violento a pochi euro per ogni ora di lavoro. E dopo una durissima giornata di lavoro sono stipati, strizzati, in un furgone senza aria condizionata, senza finestrini aperti, senza vie d’uscita. E in quei furgoni si schiantano in mezzo ad una strada contro altri furgoni e finiscono la loro vita in pochi minuti, dilaniate dalle lamiere, il loro sangue mescolato al rosso dei pomodori. Le loro speranze finiscono così, vite spezzate per arricchire i nuovi sfruttatori che hanno speculato la loro ricchezza sulla loro pelle.
Nuovi sfruttatori, nuovi schiavi. Perché nulla cambi. Per loro, per noi, per il futuro dell’Italia basata su una Costituzione che ogni giorno è stracciata nella pratica quotidiana.
Così si vanifica, mescolando il sangue di questi giovani africani a quello dei nostri padri, il sacrificio di intere generazioni.
E’ arrivato il momento di dire basta, è arrivato il momento di manifestare al fianco dei nostri fratelli e delle nostre sorelle africane. E’ arrivato il momento di rendere concreti i principi fondamentali della nostra Costituzione Repubblicana. E per farlo ognuno di noi deve svolgere fino in fondo il proprio compito democratico.
E’ ora di combattere qualsiasi forma di schiavitù.

La Redazione

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Il cambiamento odora di vecchio

Pubblichiamo un interessante articolo del scrittore Christian Raimo, pubblicato sulla rivista Internazionale, sugli inquietanti segnali che si registrano in questi primi giorni del neo governo M5S- Lega.
Una riflessione che condividiamo e che sottoponiamo alla vostra attenzione.

La Redazione

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