Philips Roth e l’antirazzismo

La recensione odierna è un link ad un ottimo articolo sull’opera di Philip Roth, uno dei più grandi scrittori contemporanei. Roth è probabilmente il più importante e profondo autore americano. Ciononostante non ha mai vinto il premio Nobel per la letteratura. Nell’articolo che vi proponiamo c’è un’analisi accurata della contemporaneità di Roth e dei temi della sua opera.

Philip Roth e la macchia umana dell’antirazzismo

Comic face made by author, Philip Roth, while standing near Jewish center and Hebrew school he probably attended as a boy. (Photo by Bob Peterson//Time Life Pictures/Getty Images)
Posted in Analisi, Blog, Recensioni Serie TV | Leave a comment

Banche, Credito e Covid 19

Pubblichiamo il link ad un interessante articolo pubblicato sul quotidiano Il Sole 24 Ore. L’emergenza Covid, come da noi più volte scritto e analizzato, ha posto il problema dell’arretratezza tecnologica del sistema bancario italiano, sia in termini di software che di hardware. La spinta ad una accelerazione è evidente ed è un elemento positivo, sia per la clientela che per le banche stesse. In modo altrettanto evidente è emerso quanto siano indispensabili i dipendenti che hanno garantito la sopravvivenza ad una emergenza drammatica mettendo la faccia e il corpo giorno dopo giorno. D’altronde l’organizzazione stessa delle aziende di credito ha spinto fin dalle prime riaperture ad un rientro massiccio a lavorare nelle filiali, cercando in tutti i modi di ridurre il ricorso al lavoro agile, limitato di fatto alle categorie delle lavoratrici e dei lavoratori cosiddetti “fragili”, ai quali non si poteva obiettare granché.

Pertanto qualsiasi tipo di analisi sulla necessità, evidente, di investimenti sulla digitalizzazione delle banche e sull’aggiornamento delle infrastrutture tecnologiche non può prescindere da questo dato: la centralità assoluta del fattore umano nell’organizzazione del lavoro all’interno, e all’esterno, delle filiali. Si deve lavorare velocemente in questa direzione normando l’uso dello smart working come strumento per agevolare l’equilibrio tempo di vita-tempo di lavoro; spingendo su una maggiore autonomia dei dipendenti e su un minor controllo da parte delle aziende.

Link all’articolo

La Redazione

Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment

Star Trek è antirazzista

Da questa settimana presentiamo una novità. Abbiamo deciso di scrivere alcune recensioni di strumenti culturali che mettano al centro idee che abbiano come tema il mondo del lavoro o fenomeni sociali importanti e legati, direttamente o indirettamente, all’attualità. Scriveremo di libri, di film, di serie TV, di podcast, di fumetti. Ci sono tanti strumenti per affermare un’idea, un disagio o un conflitto. Noi saremo lì a scandagliare, ad osservare, annusare e dopo parlarne con voi.

STAR TREK: PICARD.

Genere: fantascienza. Piattaforma: Amazon Prime Video.

Star Trek, ovvero le avventure della nave stellare Enterprise; Picard, uno dei suoi comandanti più conosciuti. 

All’inizio di questa nuova serie, troviamo Picard, ormai in pensione, estremamente riflessivo di giorno ed in preda a strani ed inquietanti sogni di notte. Si sente abbandonato e inutile ma sente di avere ancora un’ultima missione da compiere. Per farlo, dovrà tornare nello spazio e avrà bisogno di vecchi e nuovi amici.

Ognuno dei dieci episodi da 45 minuti offre avventura ed effetti speciali ma lascia spazio anche all’introspezione; è un manifesto contro il razzismo; è una denuncia dei soprusi dei ricchi e potenti a scapito dei poveri e degli indifesi.

Guardatelo, vi piacerà. E poi diteci cosa ne pensate.

Danilo Gianniello

Posted in Recensioni Serie TV | Leave a comment

La Qualità della Finanza

di Mario Calderini da La Repubblica del 18/06/2020

Non quanta finanza ma quale finanza. Non quanto, non su cosa, ma come si investirà: questa è la risposta nuova che attendiamo dagli Stati generali. Che si dovrà investire bene, tutto, subito e in progetti sostenibili, inclusivi e digitali lo sappiamo già da tempo e se non le sapessimo ce le ricorderebbe quel peculiare florilegio di ottime idee e banalità sconcertanti che sono le schede di Colao.

Investimenti è la parola che più volte ha ripetuto il ministro Gualtieri appena uscito nei giardini della Villa. Giusto e comprensibile, in un momento in cui è disponibile all’azione di governo una massa di risorse che tutta insieme non si era forse mai vista. I buoni propositi non sono però tanto diversi da quelli che non hanno impedito all’Italia di sprecare molte generazioni di fondi strutturali (e anche lì l’Europa ci controllava stretto). Quello che si può invece provare a fare è innovare radicalmente gli strumenti finanziari, in particolare quelli dedicati ad attrarre investimenti privati, partendo dal principio che la finanza non è neutra ma lo strumento scelto determina l’esito trasformativo dell’intervento e la realizzazione di un valore sociale e collettivo.

Sarebbe quindi bello che a Villa Pamphili si trovasse un po’ di tempo per discutere di strumenti di ingaggio pubblico-privato che tengano lontane le forme di finanza estrattiva e attraggano quelle generative e trasformative, capaci di perseguire, insieme ai rendimenti finanziari, un impatto sociale positivo e misurabile.

Il cosiddetto Impact Investing ha molte di queste caratteristiche e in particolare una classe di strumenti chiamata Outcome Funds: si tratta di fondi che si propongono di risolvere problemi sociali complessi attivando forme di partenariato con il privato in cui il contratto ha per oggetto risultati sociali misurabili e non attività svolte. È una forma di attuazione degli schemi di pay by results, in cui il pubblico funge da pagatore finale rimborsando con interessi l’investitore privato se e solo se una terza parte indipendente acclara un certo risultato e un risparmio di spesa pubblica che giustifica l’esborso. Uno schema già ampiamente sperimentato nel mondo anglosassone e in Israele con i social impact bonds, col Fundo social in Portogallo, o in Francia coi Contrats à impact social. Una gamma di strumenti su cui non mancano in Italia controparti credibili, nel private equity come nei fondi per le infrastrutture.

Quando l’Europa si rese conto che il piano Junker derivava pericolosamente verso investimenti facili, materiali e piuttosto vantaggiosi per il privato, lasciando scoperti molti investimenti a forte valore sociale, avviò lodevolmente una riflessione con la Commissione guidata da Romano Prodi, mettendo successivamente in campo la Social Window da 4 miliardi di InvestEu e altri strumenti basati sull’impatto e sul lungo termine. Purtroppo, ciò si è ad oggi schiantato contro un’interpretazione piuttosto modesta da parte della filiera che parte dalle istituzioni finanziarie europee (Fei e Bei) e finisce alle National promotional banks (la Cassa Depositi e Prestiti), che intrise di una cultura finanziaria straordinariamente ortodossa si sono piegate alla volontà politica della Commissione solo superficialmente, collassando gli obiettivi di impatto sociale e ambientale in esercizi di maniera e liste di indicatori che verniciano di un’esile parvenza di sostenibilità gli investimenti. Next Generation Eu è invece un’ottima occasione per rinnovare nel segno della profonda capacità trasformativa gli strumenti finanziari, ricordando che la finanza privata non può definirsi a impatto se la generazione di bene comune non è intenzionale, misurabile e addizionale.

Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa | Leave a comment

Ma che Colao dici?

Un tempo i nostri nonni dicevano “Passata la festa, gabbato il santo”. Oggi potremmo invece dire: “passata la paura del Covid, tutto torna uguale a prima”. In realtà il piccolo Covid 19 continua a girare per i corpi degli uomini, in Italia e nel Mondo. E’ arrivato il caldo in metà del pianeta ma il contagio resta alto e i morti altrettanto. Perché scriviamo queste righe partendo da questo attacco? Perché l’altro ieri la Task Force per la ricostruzione guidata dal “Manager Illuminato” Colao ha presentato la sua relazione al Presidente del Consiglio Conte. Sono 121 pagine, un lavoro considerevole. La prima cosa che abbiamo notato è stata l’assenza della firma dell’economista, progressista, Mariana Mazzuccato, prima che la notizia della mancata firma fosse riportata dalla stampa. Poi abbiamo iniziato a leggere, ovviamente per grandi linee. E subito dopo ci sono cadute le braccia per terra. Abbiamo detto braccia, malpensanti.

In quelle pagine si è avuta la conferma definitiva ad un pensiero che ci ha agitato sin dalla data del 4 maggio, quando faticavamo a comprendere la scelta, dopo due mesi di lockdown durissimo, di aprire molte attività mentre i dati del contagio da coronavirus restavano alti, in particolare nelle zone del paese a più alta densità abitativa e produttiva. L’evoluzione della situazione ci ha confermato che anche in questo caso “ha vinto il Capitale”. Cioè le Imprese e la Finanza hanno, ancora una volta, imposto i loro obiettivi ad una intera società e alla politica che dovrebbe rappresentarla.

Lo sappiamo, bisognava ricominciare a produrre altrimenti anziché di coronavirus le persone sarebbero morte di fame. Insomma la solita storia del ricatto occupazionale: se vuoi lavorare devi rischiare in prima persona: di ammalarti, di morire sul lavoro per infortunio o per malattia, mettere a rischio il futuro delle persone a cui vuoi bene.

Ma è veramente così? E’ questa l’unica possibile chiave di lettura?

Ovviamente no. Non può essere solo questa.

Il dramma della pandemia da coronavirus ha messo in evidenza molte cose. Ne vorremmo sottolineare solo alcune di cui come Fisac di Brindisi abbiamo già scritto:

  • l’ambiente modificato dall’uomo è stato stravolto nel suo equilibrio. Costringere a convivere all’interno di metropoli stratificate uomini e animali selvatici ha squilibrato le catene di rapporto tra specie differenti, anche nella trasmissione delle malattie;
  • l’ambiente inquinato ha ridotto le capacità di difesa immunitaria dell’uomo, incrementando il rischio di malattie conosciute e nuove, di cui non si sa nulla;
  • il lavoro umano è stato indebolito nei diritti e nella qualità, trasformandolo da strumento di realizzazione personale e affermazione di dignità, in puro elemento di costo al pari di una qualsiasi macchina o utensile. Per cui il lavoro umano è sfruttato, sottopagato, schiavizzato e sottomesso al profitto;
  • le politiche dei paesi occidentali sono state asservite ai bisogni delle imprese, cioé a un forte incremento degli utili e del profitto da distribuire agli Stakeholders, i portatori di interesse, azzerando la responsabilità sociale delle imprese. La logica della drastica riduzione del ruolo statale nell’economia e nella società, con la scusante del debito pubblico da azzerare, ha consentito di tagliare radicalmente le risorse pubbliche destinate al Welfare, cioè a tutti quegli strumenti di sostegno e rafforzamento dei più deboli rispetto ai più ricchi: sanità pubblica, scuola pubblica, previdenza pubblica, edilizia pubblica.

L’espansione del contagio ha colpito nell’ordine proprio le persone destinatarie del Welfare: gli anziani, la scuola (studenti e insegnanti), la sanità (la rete ospedaliera pubblica tagliata nelle strutture, nel personale, nella ricerca). Nelle prime settimane tutti abbiamo sentito sulla nostra pelle la necessità di avere in breve tempo ospedali attrezzati, terapie intensive adeguate, vaccini, cure e quindi ricercatori, medici, infermieri, insegnanti, scuole nuove e più grandi, classi più ampie e con la metà degli studenti (basta con le classi “pollaio”!), ecc. ecc.

Il fermo della vita quotidiana per come l’avevamo conosciuta ha portato in breve tempo la natura a rioccupare i suoi spazi. Tutti abbiamo guardato i video dei cigni che risalivano i navigli a Milano o i canali a Venezia, i fondali dei fiumi schiarirsi e diventare più puliti e trasparenti, i cieli brillare di stelle mai viste ad occhio nudo, i profumi della natura che masticavano la puzza delle fabbriche chiuse. Tutti abbiamo compreso che la difesa dell’ambiente, del pianeta, non è più un opzione: è un obbligo. Molti di noi hanno sognato la possibilità di inforcare la bicicletta e andare a zonzo, magari promettendo a sé stessi che mai più si sarebbe usata la macchina per qualsiasi necessità: la spesa, il lavoro, una passeggiata. Rinchiusi dentro i nostri appartamenti ci siamo fatti delle promesse. In quegli stessi giorni abbiamo scoperto la Didattica a Distanza, lo smart working, le videochiamate; esiste una rete di solidarietà tra le persone, ci si può aiutare.

Abbiamo scoperto che è possibile fare tante cose anche restando dentro casa. Ma abbiamo anche scoperto che serve una rete di trasmissione dei dati più potente, più diffusa, più economica. Servono computer, tablet, telefoni per tutti. Invece ci si è resi conto che esistono due Italie: quella dei più ricchi che hanno accesso a tutti gli strumenti e le infrastrutture per affrontare l’emergenza, e quelli che, invece, o non ce l’hanno oppure devono arrangiarsi. Un paese diviso in due in cui, però, coloro che hanno difficoltà rappresentano la stragrande maggioranza delle persone. Esiste insomma il cosiddetto “digital divide” per il cui superamento bisogna investire soldi e progetti.

Nel caos dell’emergenza e della paura del contagio si sono scoperti questi problemi e si è compreso che bisognava intervenire raddrizzando le scelte, le opzioni, i progetti, la politica per costruire un futuro migliore.

Il 18 maggio l’Italia è ripartita. E come giustamente ha detto Guccini qualche settimana fa, gli italiani anziché cambiare, molto più semplicemente hanno preferito dimenticare. Tutto sta ripartendo con le stesse dinamiche di tre mesi fa. La Confindustria ha eletto un nuovo presidente, Bonomi, che è lombardo e che le prime cose che ha detto sono state: bisogna alleggerire i Contratti Collettivi Nazionali rendendoli una semplice cornice leggera. Bisogna pagare i lavoratori in base alla produttività. Le stesse parole furono dette dalla Confindustria di D’Amato ai tempi di Berlusconi premier. Sono passati molti anni eppure le idee non si sono evolute. Ricette vecchie per obiettivi di corto respiro.

Il Governo ha deliberato per decreto il divieto di licenziare in questa fase critica e invece i dati Istat parlano di un fortissimo incremento degli inattivi, cioè di coloro che non hanno un lavoro e che ormai non lo cercano nemmeno più.

La scuola pubblica è l’unica realtà che non è ripartita, in cui non si stanno programmando i lavori edili per ampliare i locali, per organizzare le nuove classi, per investire in infrastrutture tecnologiche, hardware e software. Si stabilizzano a tempo determinato i precari e si rimandano le scelte al 2021. Come se ciò fosse possibile.

Lo Smart Working è tornata una opzione per privilegiati mentre l’assistenza alle lavoratrici e ai lavoratori genitori dei bambini o ragazzi le cui scuole sono chiuse è una concessione nelle mani dei datori di lavoro, mentre il Governo nei suoi decreti ha indicato ben altro e in aiuto alle lavoratrici e ai lavoratori.

In estrema sintesi le esigenze delle imprese e delle banche hanno la priorità su tutto.

Questo nonostante il Governo Conte abbia messo in piedi manovre imponenti e con finalità progressiste anche rispetto ad un recente passato. Una contraddizione da tenere in considerazione e da analizzare sino in fondo.

Le città e le strade si sono nuovamente riempite di macchine e di scarichi inquinanti. Le industrie hanno ricominciato a sputare fumi velenosi o ad immettere agenti inquinanti nei fiumi e nei mari. I cigni sono scappati via, l’aria è tornata a puzzare, il cielo è oscurato, le biciclette sono chiuse nei garage, i buoni propositi tornano nei cassetti.

Il piano Colao certifica tutto questo con una serie di proposte che ripropongono le solite vecchie ricette. Per cui si parla di Grandi Opere, accantonando la manutenzione del paese che è fatta invece dei tantissimi piccoli interventi fondamentali sulle strade, sui ponti, sulle reti ferroviarie, sugli edifici pubblici abbandonati e pericolanti. Il lavoro resta una variabile dipendente dalle imprese che vanno perennemente agevolate con contributi economici, con defiscalizzazione, con incentivi che non saranno mai destinati agli investimenti sulla innovazione tecnologica e sulla ricerca di prodotto.

La scuola ritorna ad essere una dependance dei bisogni delle imprese con una visione molto miope della Cultura.

Il Turismo diventa un “brand del paese” come se fosse un marchio da attaccare da qualche parte senza proporre idee finalmente innovative e adeguate al dramma che il settore sta vivendo alle soglie dell’estate.

Lo Smart Working è uno strumento per le imprese, non per i lavoratori.

Quando abbiamo letto la relazione una grande delusione ci ha assalito. La stessa delusione che viviamo ogni giorno quando ci scontriamo con l’organizzazione del lavoro nelle banche, in cui è tornata la litania noiosa e ripetitiva delle campagne commerciali, dei prodotti da vendere, della concezione dell’economia e della società di un mercato da sbranare anziché di una comunità da aiutare per superare la crisi e provare a costruire un futuro migliore in cui i progetti migliori, quelli più innovativi, andrebbero finanziati con coraggio e visione. L’unico fine dovrebbe essere quello di pensare ad un paese in cui le differenze economiche e sociali si riducano, in cui i più deboli siano assistiti e possano vivere meglio. Un mondo in cui tutti possano avere le stesse possibilità di crescita e di sviluppo. Un mondo utopico che possa, invece, trasformarsi in realtà.

Ma non andrà così.

Fase 2
Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment

Ambiente e Lavoro: insieme, non contro. La posizione della Fisac/CGIL di Brindisi

Il Gruppo Dirigente della Fisac/CGIL del Comprensorio di Brindisi si è riunito, via Skype, in data 04 giugno 2020 e a proposito delle polemiche relative alla Delibera di blocco dell’impianto della Versalis da parte del Comune di Brindisi ha licenziato il seguente ordine del giorno:

Coerentemente con la storia e con il pensiero che la categoria ha sviluppato sin dalla sua costituzione sul territorio di Brindisi, prima come Fidac e poi come Fisac/CGIL il Gruppo Dirigente ritiene che sia fuori dalla Storia continuare a proporre un ricatto occupazionale che contrappone una produzione industriale inquinante alla difesa dell’ambiente.

La Fisac – CGIL di Brindisi da sempre si è dichiarata a favore di un futuro socialmente ed ecologicamente sostenibile e ricorda che questo pensiero fa parte della tradizione di tutte le categorie della CGIL, e come tale va sviluppato con un’azione unitaria confederale lottando ed evitando di cadere nelle provocazioni e nelle polemiche di parte e/o strumentali.

L’Industria, la manifattura, sono parte fondamentale dello sviluppo economico e sociale del paese e della città di Brindisi. E’ impensabile un futuro senza una produzione industriale. Ma è ancor più impensabile continuare a produrre inquinando l’ambiente e avvelenando la salute delle persone. L’innovazione tecnologica e la ricerca scientifica consentono ormai di poter sviluppare un progetto industriale che sia fondato sul drastico abbattimento dell’inquinamento e dello sfruttamento dell’ambiente rendendolo compatibile con la piena tutela dello stesso e della salute delle comunità che vi abitano.

La Fisac/CGIL di Brindisi sollecita, come fa da oltre venti anni, la realizzazione della piena bonifica della Zona Industriale cittadina e l’avvio di un serio progetto industriale di riconversione degli impianti inquinanti per renderli ecosostenibili. Servono, oggi più che mai, investimenti seri e credibili per lo sviluppo economico e sociale del territorio. Il dramma della pandemia del Covid 19 ha mostrato quanto siano state errate le politiche attuate in Italia e nel Sud in cui sono stati smantellati pezzi fondamentali del Welfare, della Sanità Pubblica e della Scuola Pubblica; in cui non si è fatto nessun investimento serio sulle infrastrutture, comprese quelle tecnologiche; in cui non esiste una Politica Industriale. La città di Brindisi continua ad essere ostaggio della produzione di energia e di prodotti chimici.

Bisogna liberarsi da questo fardello.

La Fisac/CGIL di Brindisi continua a guardare ad un futuro in cui l’Industria sia presente al fianco di uno sviluppo che sia incentrato sulle naturali attitudini del territorio: la Cultura, il Patrimonio Storico-Ambientale, il Turismo, l’Agricoltura e le filiere collegate di qualità, lo sviluppo dei Consorzi come strumento che consentirebbero una migliore diffusione dei prodotti locali sul mercato nazionale e internazionale e di essere più appetibili per il mercato finanziario.

Per realizzare questi obiettivi serve un Ambiente ripulito, sano, tutelato. La CGIL è da sempre parte fondamentale e propulsiva di questo progetto insieme alle Istituzioni locali. Va ricordata a tal proposito la lotta contro la costruzione del Rigassificatore nel porto della città. La Fisac/CGIL continuerà con coerenza ad impegnarsi per la realizzazione di questa nuova via che guarda ad un futuro sostenibile e compatibile con l’Ambiente. Chi semina veleno e morte non può più essere tollerato. La Salute delle Cittadine e dei Cittadini, delle Lavoratrici e dei Lavoratori va tutelata senza se e senza ma.

Posted in Analisi, Blog, CGIL, Crisi, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Salute e Sicurezza | Leave a comment

Lo Smart Working è donna?


L’emergenza Covid 19 ha reso necessaria una trasformazione repentina dell’organizzazione del lavoro per le attività produttive rimaste aperte durante il lockdown. Ma ha modificato drasticamente anche le abitudini dei lavoratori che hanno dovuto affrontare la paura del contagio per sé e i propri cari ma anche tutti i problemi organizzativi delle famiglie. Questioni che, seppur indirettamente, hanno condizionato e condizionano ancora la possibilità di tornare alla normalità e di garantire la consueta serenità lavorativa.
Si pensi alle famiglie con figli che non frequentano la scuola da mesi e che sono quotidianamente alle prese con la gestione dei più piccoli, con video lezioni e altri impegni di varia natura. Ma la gestione dei figli non è l’unico motivo per cui risulta difficile conciliare la vita quotidiana con il normale orario di lavoro. Esistono tante altre circostanze, di natura sia fisica che psicologica, che creano situazioni di fragilità e che inevitabilmente generano gli stessi disagi. Sono temi al centro del dibattito politico e sociale attuale e che non hanno avuto finora risposte convincenti e di aiuto ai nuclei familiari.
In questo scenario così complesso il ricorso al lavoro agile è stato sicuramente un paracadute che ha consentito di attenuare, almeno in parte, gli impatti dell’emergenza. Uno strumento del quale fino ad ora si era sentito parlare come di qualcosa di astratto, di lontano, forse di irrealizzabile in alcuni settori produttivi. Le aziende in questi mesi hanno fatto i conti con i limiti tecnologici e culturali del paese, ma anche delle loro organizzazioni, e in modo veloce si sono dovute attrezzare per rendere il lavoro agile qualcosa di fruibile e di concreto. Questo a beneficio di tutti. Sicuramente dei lavoratori che riescono a gestire meglio le loro esigenze familiari e lavorative, ma soprattutto delle aziende che in questo modo sono riuscite a dare continuità alla propria attività e a limitare sensibilmente i danni di un catastrofico blocco dell’operatività.
Ma cosa sappiamo noi del lavoro agile o “smart working”?
Praticamente molto poco. Negli ultimi anni la discussione su questa modalità di lavoro è stata più che altro di carattere ideologico e poco “contrattuale”. Ora, però, è importante essere consapevoli che la linea che delimita la zona dei vantaggi da quella dei pericoli è molto sottile e, a volte, può risultare difficile da cogliere.
Il primo pensiero che viene in mente è: ma a chi può servire lo smart working?
Dalla risposta a questo quesito emerge immediatamente quello che potrà essere il limite più grande di questo strumento.
Sembra quasi scontato, nella cultura produttiva e sociale del nostro paese, che chi ne dovrebbe avere più bisogno siano le donne in quanto madri che hanno necessità di accudire i figli. Un ragionamento apparentemente nobile. Talmente nobile da ingannare perfino le donne. Le induce a credere che sia realmente un privilegio quello di lavorare da casa per provvedere alla famiglia mentre il marito lavora in ufficio o in fabbrica (dato che per gli uomini lavorare da casa sarebbe apparentemente inutile). Sono delle vecchie logiche che rappresentano un nodo fondamentale nell’affrontare il tema dello Smart Working.
Il bisogno di partecipare attivamente all’attività produttiva, la dignità professionale, l’ambizione, la voglia sacrosanta di portare avanti un progetto nel quale ci si era gettate a capofitto, sono dei diritti inalienabili per le lavoratrici. Alla pari di qualsiasi uomo.
La priorità PER LE DONNE non può e non deve essere la sola famiglia. La completa dedizione alle “cose di casa” non è più scontata come lo era un secolo fa. La logica e la “cultura” secondo cui l’assenza dal posto di lavoro per una donna sembra più accettabile rispetto a quella di un uomo va definitivamente superata. La modernità nei rapporti sociali e di lavoro richiede ben altro approccio.
Il rischio è di essere ancora una volta considerate lavoratori di serie B, confinate a casa lottando quotidianamente tra impegni familiari e lavorativi, affannandosi molto di più e quasi sicuramente penalizzate in sede di valutazione. Tutto questo non può essere il prezzo da pagare per aver beneficiato di un diritto.
Ed è proprio questo il punto: per poter coglierne i vantaggi bisogna in primis essere convinti che il lavoro agile dev’essere un diritto per tutti!
Per le madri che SCELGONO di farvi ricorso per dare priorità alla famiglia, ma anche per i PADRI che possono dover avere la stessa esigenza. Per chi ha problemi diversi e preferisce gestire la propria attività da casa, per chi ha problemi di salute, per chi è in una situazione di fragilità e in un particolare momento, anche solo per un periodo limitato, ha bisogno di rimanere a casa senza per forza rinunziare a portare avanti la sua attività. Dev’essere un diritto per tutti ma non uno strumento di “discriminazione” imposto a chi si ritiene che sia poco produttivo o a chi, suo malgrado, svolge attività che non rendono necessaria la presenza in ufficio.
E non dovrebbe mai avere un prezzo, non dovrebbe comportare rinunce, dovrebbe essere solo uno strumento etico utile a garantire ai lavoratori la serenità che consente di ottenere i risultati migliori e alle aziende di beneficare di questi risultati.
Pertanto in queste settimane la battaglia sindacale per garantire la possibilità di confermare nelle organizzazioni del lavoro questa tipologia contrattuale, va affiancata una profonda ricerca al fine di normare tutti i punti oscuri che possono essere forieri di una nuova emarginazione nel lavoro delle donna. La società è cambiata, all’interno delle famiglie l’organizzazione è elastica e ognuno svolge più ruoli a tutela dei figli e degli equilibri affettivi, di qualunque genere essi siano.
L’organizzazione del lavoro deve adeguarsi alla società e ai suoi nuovi bisogni. L’accelerazione causata dal dramma della pandemia del Covid 19 rappresenta una buona occasione per fare degli importanti passi avanti, ora necessari per affrontare adeguatamente il rischio del contagio, ma in futuro utili per costruire un nuovo e più utile equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro.

La Redazione fisacbrindisi.it

Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment

Del doman non v’è certezza

La Fase 2 inizierà il 4 maggio. Nella serata di domenica 26 aprile il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato le linee principali su cui si sviluppa il nuovo Dpcm.
Il settore del credito è una delle poche attività rimaste aperte durante queste lunghe settimane di lockdown poiché è ritenuta attività essenziale. Ma, nello stesso tempo, l’azione forte delle organizzazioni sindacali ha saputo far emergere una sensibilità delle aziende di credito nel tutelare la salute dei propri dipendenti e nello stesso tempo della clientela. Per cui l’organizzazione del lavoro si è profondamente modificata per raggiungere questo doppio obiettivo.
Nei prossimi giorni sapremo come le aziende intenderanno applicare le nuove linee guida nel funzionamento delle filiali e del rapporto con l’utenza.
Ma un dato di fondo lo si può tracciare: il coronavirus non è scomparso, né tantomeno è stato debellato. È ancora lì, con la stessa potenza con cui si è mostrato dalla fine di febbraio. Con questa realtà ci si dovrà misurare sino alla comparsa di un vaccino o di una cura adeguata, cose che al momento non ci sono e nemmeno si intravedono all’orizzonte.
In questi ultimi giorni le banche sono inondate di richieste collegate ai vari decreti del Governo per aiutare le persone e le imprese in difficoltà a causa delle chiusure del lockdown. Un dramma sociale ed economico è in atto. Gli interventi in aiuto sono molti e fondamentalmente coprono le persone in difficoltà economica, i lavoratori in cassa integrazione, le imprese a vario titolo e di varie dimensioni. Le banche sono in prima linea per anticipare o canalizzare le somme stanziate. Moltissime sono le pratiche in lavorazione, poche le linee guida, tantissimo l’impegno e il lavoro fatto e da mettere in piedi nei prossimi giorni. Il tutto inserito in un contesto lavorativo nuovo che mette sotto stress l’organizzazione del lavoro, i dipendenti tutti, le capacità di innovazione tecnologica, lo stato dell’arte degli investimenti hardware e software compiuti dalle banche negli ultimi anni.
Ciò che emerge chiaramente per le lavoratrici e i lavoratori del settore è la sensazione diffusa di vivere in trincea, sottoposti ad un bombardamento quotidiano da parte delle aziende, da parte della clientela e dalle preoccupazioni quotidiane per il virus e per l’impatto che ha sulla organizzazione di vita personale, sia che si abbia una famiglia o meno.
In un precedente documento abbiamo scritto quelle che secondo noi dovrebbero essere le linee guida per la costruzione di una nuova organizzazione del lavoro, perché questa dovrà cambiare radicalmente a partire dalla prossima settimana.
Qualunque cosa accada è inevitabile che la vita, le modalità attraverso cui si è lavorato nelle filiali delle anche dovranno cambiare, forse definitivamente.
È fuor di dubbio che le presenze dei dipendenti nelle filiali dovranno essere numericamente determinate in base alle dimensioni fisiche di ciascuna filiale. È facile ipotizzare che ogni giorno potrà essere presente una forza lavoro corrispondente a circa il 50-60% degli organici. Gli altri dovranno essere organizzati per lavorare da casa. E per poterlo fare serviranno adeguate dotazioni hardware (computer portatili, tablet, telefoni aziendali), software (sistemi operativi complessi ma nello stesso tempo snelli e veloci), infrastrutture (linee veloci, VPN, server), sicurezza (software, hardware, polizze assicurative integrative per la tutela dei dipendenti, seguimento dello stato di salute psicofisico degli stessi).
Un nuovo mondo si apre, nuove opportunità si delineano mentre si perdono alcune sicurezze costruite con grande difficoltà nel passato.
L’esperienza di queste settimane ha dimostrato come possa essere difficile il lavoro sia in filiale che a casa in Smart Working. Quest’ultima è una nuova modalità di lavoro con cui ci si è misurati negli ultimi anni più che altro a livello di discussione sindacale e spesso con una visione drammaticamente contrapposta: per alcuni era una possibilità per migliorare la qualità di lavoro e di vita mentre per altri era la distruzione del lavoro di gruppo e delle forme di socializzazione interpersonale.
L’emergenza ha dimostrato che probabilmente queste riflessioni erano entrambe sbagliate. Lo Smart Working si è rivelato uno strumento utile per organizzare diversamente il proprio lavoro con una produttività e uno stress psicofisico elevati in modo esponenziale. Ovunque si è riscontrato un forte aumento della produttività personale, la difficoltà ad avere pause durante la giornata lavorativa, le enormi problematiche di carattere tecnico nell’espletamento del proprio lavoro, un profondo stato di solitudine fisica ma un incremento del “rumore di fondo” con i continui contatti con i colleghi, con la clientela, con le procedure aziendali che funzionavano a singhiozzo. Però di fondo c’era una maggiore serenità nell’affrontare la paura del contagio del Covid19 perché si aveva la possibilità, nuova, di essere parte attiva del processo produttivo nell’ambiente tutelato del proprio appartamento.
Detto questo: cosa accadrà ora?
Le banche continueranno ad evidenziare una forte sensibilità di tutela della salute dei dipendenti e della clientela? Oppure cercheranno di riproporre le vecchie modalità organizzative?
I lavoratori del settore del credito hanno dimostrato grande versatilità e spirito di sacrificio. Non li spaventerà l’ennesimo comportamento egoistico improntato ad un rapido ritorno all’utile dei Banchieri e del management. Tornare ad essere produttivi è comprensibile ma farlo con eccessiva rapidità, nel contesto attuale in cui il numero dei contagi è ancora molto alto, è poco lungimirante.
I lavoratori sono accanto alla società e all’economia dei territori ma in questa fase c’è una notevole incertezza sul futuro che coinvolge tutti, anche loro. E’ forte la preoccupazione per la propria salute e per quella dei propri cari.
In questa fase la tutela della salute deve essere il faro che deve guidare ogni discussione circa l’organizzazione del lavoro ed è indispensabile che i lavoratori siano parte attiva di questo processo. Chi meglio di un impiegato può contribuire con concretezza a costruire il futuro del settore bancario?
Bisognerà pretendere ascolto e per questo siamo pronti a lottare.

La Redazione

Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment

Fase2, 1° Maggio: le proposte della Fisac/CGIL di Brindisi


Primo Maggio!
Niente comizi nelle piazze affollate o Concertone oggi ma forse la Festa del Primo Maggio quest’anno si contraddistinguerà per la sua essenza: il Lavoro e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori.
È fondamentale non dimenticare mai gli scioperi e le manifestazioni per la riduzione dell’orario di lavoro da 12 o 15 ore sino a 8 ore al giorno, per eliminare il lavoro minorile ed instaurare invece il diritto all’istruzione; non bisogna dimenticare le violente repressioni sfociate anche nel sangue.
È doveroso denunciare che milioni di lavoratori in molte regioni del mondo non hanno ancora alcun diritto. Bisogna sostenerli, incoraggiarli.
È importante ricordare chi un lavoro l’aveva e l’ha perso o non l’ha mai trovato e che la piena occupazione non deve restare progetto utopico ma va costruita giorno per giorno.
E’ necessario pensare a chi è disposto a lasciare il proprio paese, a mettere a repentaglio la propria vita attraversando deserti e mari, a rischiare di essere respinto alle frontiere o di dover sostare nei campi profughi, pur di lavorare.
È doloroso ricordare chi sul lavoro ha perso la vita per l’assenza di misure di sicurezza o per errori commessi per sfinimento.
È indispensabile continuare a lottare per conquistare nuovi diritti, la strada da fare è ancora tanta! Il lavoro non è più solo un mezzo per procurarsi i mezzi di sostentamento ma anche e soprattutto un modo di realizzarsi. È importante sapere di lavorare per un’azienda che abbia un’etica. Le aziende continuano invece a seguire il criterio del profitto assillando lavoratrici e lavoratori con una moltitudine di direttive diverse, spesso in contrasto tra di loro, rendendo praticamente impossibile il raggiungimento di qualsivoglia risultato. Ciò crea solo stress, apatia e problemi psicofisici. È utile ricordare le parole di Einstein: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.
Festa dei Lavoratori particolare oggi, alle soglie della fase 2. In questa delicata situazione non prevarrà il buon senso da parte dei datori di lavoro. Ancora una volta va allora rivendicato il diritto alla salute:
– bisogna pretendere che il posto di lavoro sia accuratamente sanificato, ridurre al minimo il rischio di contagio con mascherine, guanti e distanziamento;
– occorre incentivare il lavoro agile creando un nuovo corpo di leggi a tutela di chi lo pratica;
– è necessario predisporre misure per l’immediata individuazione del Covid 19.
– serve ripensare gli orari di lavoro.
Il lavoro è il fondamento su cui si basa la nostra Repubblica. Milioni di lavoratori hanno continuato a svolgere la propria opera anche nei periodi di maggior contagio. Le aziende devono ripagare i lavoratori accollandosi i costi di Salute e Sicurezza e non effettuando più delocalizzazioni che finora hanno solo causato disoccupazione in taluni Paesi e sfruttamento in altri.
E’ vero, ce la faremo ed il merito sarà proprio di tutti i lavoratori.

La Redazione

Posted in Analisi, Blog, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Immigrazione, Jobs Act, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment

Il Primo Maggio della ricostruzione


Il 1° Maggio dell’anno 2020 nessuno l’avrebbe immaginato così, con le piazze vuote e silenziose, con il suono del vento che soffia tra le foglie degli alberi, con lo stridio delle rondini che giocano tra i vicoli delle strade delle nostre città. nel silenzio delle macchine chiuse nei garage, delle persone rinchiuse nei propri appartamenti, talvolta luoghi sicuri, talvolta di conflitti e di violenze.
Questo è un Primo Maggio in cui le lavoratrici e i lavoratori soffrono una crisi con pochi precedenti e tutti drammatici. Oggi l’umanità è attaccata da un piccolo virus che mette a rischio la vita di milioni di persone, le più deboli, le più emarginate. Sono quelle persone già colpite selvaggiamente da un’economia neoliberista che è diventata cultura, linea guida di una catena produttiva in cui le donne e gli uomini sono solo strumenti da sfruttare per i bisogni del Capitale e della Finanza.
Il Coronavirus ha dimostrato, come un vento che solleva una nebbia fitta, che le politiche degli ultimi 25 anni erano profondamente sbagliate, che non hanno portato nessun miglioramento alla qualità di vita delle persone mentre, invece, le hanno impoverite, economicamente, socialmente e culturalmente.
Questo 1 Maggio 2020 rappresenta una grande opportunità: quella di cancellare le politiche di questi ultimi tristi anni per rimettere al centro l’idea di una grande Ricostruzione.
Va ricostruito il rapporto delle Donne e degli Uomini con l’economia e la società. Va rimesso al centro l’idea che il Lavoro è Dignità, è bisogno di realizzazione di competenze e desiderio di crescita umana. Il Lavoro è l’interesse da tutelare e far crescere, così come va rispettata e tutelata la dignità delle persone.
Noi lotteremo affinché nei prossimi mesi si mettano al centro della Politica del nostro paese progetti per la tutela dell’Ambiente, per la lotta all’evasione fiscale, per il finanziamento della Scuola, della Sanità Pubblica, per la tutela delle Lavoratrici e dei Lavoratori, quella dei giovani e dei bambini, ancora oggi colpevolmente dimenticati, per la lotta dura contro le discriminazioni di genere e di razza.
Noi combatteremo contro l’idea della nuova Confindustria in cui ritornano concetti vecchi e logori, ormai stracciati dai fatti, quali riproporre una aumento dell’orario di lavoro con paga base più bassa.
Serve altro, serve la crescita di progetti di finanziamento destinati all’innovazione, alle infrastrutture tecnologiche, ormai essenziali, allo sviluppo di una nuova organizzazione del lavoro fondata sulle competenze e su un uso massiccio della tecnologia. Vanno contrastate le scelte ideologiche contro lo Smart Working che in questi mesi è stato strumento fondamentale per difendere il lavoro ma anche le persone e le loro necessità di tutela della salute e dei loro nuclei affettivi.
Dobbiamo cambiare tutti, noi organizzazioni sindacali per prime. Anche noi dobbiamo capire che la difesa del Lavoro può essere fatta in modo più efficace solo tornando a presidiare i luoghi di lavoro in modo massiccio, superando la logica di una macchina organizzativa pesante e investendo anche noi sull’uso della tecnologia e sulla formazione e difesa di chi rappresenta le lavoratrici e i lavoratori in periferia, nei terminali produttivi e di servizi.
Una grande scommessa ci attende. Dobbiamo essere preparati perché la logica del Capitale, che vuole condizionare il futuro con logiche vecchie in cui non c’è spazio per il miglioramento della vita delle persone, va sconfitta. Ora.
Oggi è il 1° Maggio 2020. Da oggi parte la Ricostruzione.

Posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Immigrazione, Jobs Act, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working | Leave a comment