La storia delle Lotte Operaie

Le lotte operaie per le tutele e la libertà sindacale: dallo Statuto dei lavoratori alla Carta dei diritti. 

Le conquiste legislative dagli anni 70 e il ruolo del movimento sindacale. 

Lo scorso 4 novembre a Bari, nell’aula A. Moro del Dipartimento di Giurisprudenza, si è svolto un seminario con tema “Le Lotte operaie per le tutele e la libertà sindacale: dallo Statuto dei lavoratori alla Carta dei diritti.” Docenti universitari, ricercatori, sindacalisti e rappresentanti delle imprese hanno ripercorso le conquiste legislative dagli anni 70 e il ruolo del movimento sindacale per giungere poi a delle conclusioni politiche. 

Introduce i lavori il Prof. Roberto Voza, diritto del lavoro, parla di Statuto di perdurante attualità nonostante abbia compiuto mezzo secolo.  

Parla della nascita dello Statuto, di Pane e Libertà, di Giuseppe Di Vittorio e di Aldo Moro Presidente del Consiglio ed ama sottolineare le loro origini pugliesi.

Il compito di docenti e studiosi, aggiunge, si nutre del dialogo con le forze sociali.

A parlare è poi la Dott.ssa Francesca Abbrescia, vicepresidente della Fondazione Maierotti, che anticipa alcuni temi che verranno sviluppati nel corso del seminario durante il quale verranno proiettate alcune interviste/testimonianze ai lavoratori di quel periodo.

Ricorda con orgoglio un altro seminario, tenutosi l’8/7/2021 ad oggetto “Lotte del bracciantato pugliese”. 

Descrive la ricerca come strumento per offrire spunti di riflessione ai decisori politici. 

In merito al seminario in corso inizia con una domanda: “Cos’era il lavoro prima e dopo lo Statuto?”. Passa poi ad un excursus storico i cui temi si possono così sintetizzare: 

– 1952. La celebre frase di Giuseppe Di Vittorio “La Costituzione deve entrare in fabbrica”;

– 1960. Si fa strada il concetto “meno centralismo, più contrattazione decentrata”;

– 1968 – 1969. Sono gli anni del movimento giovanile e del movimento sindacale;

– 1970. La cultura giuridica insieme con i movimenti di massa portano allo Statuto dei lavoratori.

Ricorda che lo Statuto si applicava alle imprese industriali oltre 15 dipendenti e, da questo punto di vista, poteva definirsi incompiuto. 

Si interroga infine su cosa abbiamo bisogno oggi. Certamente di una legge cha abbia le caratteristiche di Legge costituzionale sulla contrattazione inclusiva, di una legge sulla rappresentanza; una legge sul lavoro sicuro, dignitoso, adeguatamente retribuito. 

È il turno del Prof. Vito Sandro Leccese, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Bari, che parla di progettualità: modernizzazione dello Statuto, sostenibilità sociale/ambientale, lotta alla povertà, digitalizzazione. 

Parla di nuove minacce, una delle quali è la deresponsabilizzazione in materia di sicurezza, e di affrancamento dal ricatto occupazionale.

Invita a rinvenire sulla cineteca Rai un intervento sull’art. 36 della Legge 300 di Gino Giugni, che ha ricoperto un ruolo chiave nella stesura della stessa. 

Conclude affermando la necessità di una definizione dei perimetri dello Statuto. 

Segue un breve collegamento con Loredana Capone. La Presidente del Consiglio della Regione Puglia si esprime su:

  • sicurezza sul lavoro, ne va della vita;
  • ricerca di qualità;
  • parità salariale;
  • condivisione quale condizione indispensabile quando si vogliono cambiare realmente le cose.

Gli interventi lasciano poi spazio, per un po’, alle “storie operaie”: si tratta di interviste, di testimonianze rilasciate da chi ha lavorato prima e dopo lo Statuto. 

Si inizia con le tabacchine del Salento che parlano di ritardi nella ricezione della paga, di come il “padrone” aspettasse che le venisse richiesta più volte, quasi fosse un’elemosina. Ma c’era chi non si piegava, lavorava il triplo ed intanto si creava il gruppo.

Seguono testimonianze su scioperi, vita sindacale dei metalmeccanici, il lavoro nelle acciaierie in Puglia.

Si ricorda una solidarietà di classe che oggi non esiste più.

Riprendono gli interventi. Antonio Colella, rider di Just Eat ed Rsa della FILT Cgil di Bari, condivide la propria esperienza personale, di come ritenesse ovvi diritti per i quali invece lui ed i compagni hanno dovuto lottare.

È il turno poi del Prof. Vincenzo Bavero, docente di Diritto del Lavoro dell’Università di Bari.

Parla di inchiesta sociale cioè di come sia importante intervistare chi lavora. 

Le contraddizioni, dice, hanno cambiato forma ma sono ancora presenti nei settori economici – produttivi.

Le innovazioni, continua, hanno sempre determinato dei costi e si domanda se sarà così anche per la digitalizzazione. I sindacati devono entrare dentro questo processo assumendo un ruolo di governo nell’assetto produttivo – organizzativo. Non deve più succedere che il problema sia quello di contrastare decisioni già assunte (es. GKN) ma di come partecipare alla decisione, rivendicare il potere di dire la propria su come e cosa si produce. Ad esempio: Come si sta dentro al mercato globalizzato? Come si sta dentro alla competizione?

Necessita, infine, un’assunzione di responsabilità da parte delle imprese.

Seguono altre video testimonianze sul lavoro a cottimo, sugli scioperi e sui consigli di fabbrica.

Per molti lavoratori il sindacato, le lotte e le assemblee, hanno rappresentato un modo per crescere anche al di fuori del lavoro. Grazie alla loro omogeneità, forza e solidarietà, ottennero il potere di validazione delle scelte aziendali.

La parola passa poi al Prof. Michele Capriati, Docente di Politica Economica all’Università di Bari.

Spiega che i diritti generano sviluppo e che lo sviluppo va misurato sulla scorta dell’ampliamento dei diritti. 

Parla di diritto al lavoro e del lavoro come quel luogo dove si dà il meglio di sé.

Consiglia la lettura del libro Agathotopia di James Meade, Premio Nobel per l’Economia. Il libro, del 1990, è sorprendentemente moderno. Ce ne riassume alcuni passaggi: 

  • l’importanza di un reddito minimo (oggi diremmo di cittadinanza) e di salario minimo (che dovrebbe valere tre volte il suddetto);
  • il Capitale che usa una posizione di ultra-forza per riversare sui lavoratori il rischio di impresa;
  • non bastano risposte difensive. Lo Stato deve intervenire con tassazione maggiormente progressiva; deve venire in possesso del 50% del capitale nazionale procurandosi le risorse per un dividendo sociale;
  • i lavoratori devono entrare nell’azionariato delle imprese e devono avere un ruolo centrale nella definizione delle strategie di impresa.

È il turno poi di Riccardo Figliolia, Segretario generale Confimi Industria Puglia

Porta, ci spiega, il punto di vista degli imprenditori diversi dai giganti. Parla delle imprese a conduzione familiare dove il confine tra lavoratore e membro della famiglia è sottile.

Queste piccole aziende possono crescere sviluppando la comunicazione per farle conoscere.

Sono realtà in cui impresa e sindacati possono compiere degli sforzi comuni. 

Lavoratori ed imprenditori devono allearsi contro la globalizzazione.

Giunge il momento delle conclusioni politiche. 

Davide Franceschin, Segretario nazionale di NIdiL Cgil fa una riflessione su come l’esperienza del consiglio di fabbrica oggi sia impensabile. Prima, tutto rientrava nel contratto collettivo ed il datore di lavoro era facilmente riconoscibile. Oggi il ciclo produttivo è stato scomposto. Obiettivo della CGIL è infatti la ricomposizione ma intanto ogni consiglio rappresenterebbe molti meno lavoratori. Aggiunge che l’unità dei lavoratori all’epoca comportò la nascita di leggi importanti mentre oggi i lavoratori si fanno concorrenza tra di loro.

Si domanda poi cosa si potrebbe fare oggi. Si potrebbe rappresentare i disoccupati (un ambito variegato), gli autonomi, i lavoratori occasionali (spesso altamente professionalizzati) ed i cosiddetti somministrati.

Riporta alcune sperienze dal mondo del lavoro.

Amazon in Italia ha 10.000 dipendenti diretti e 12.000 in somministrazione più i driver.

Grazie ad una vertenza, portata avanti insieme con la FILT, si è giunti ad un accordo quadro. In questo caso ricomporre il mercato del lavoro ha premiato.

Parla poi in particolare dei riders. Alcuni sono divenuti lavoratori subordinati e quindi hanno ottenuto il diritto di assemblea. Altri si sono prima organizzati tra di loro e poi si sono rivolti alla CGIL.

Rispetto ai contratti di somministrazione, dice poi, la cosa più difficile è capire quale sia la controparte con cui trattare. 

Conclude affermando come sia importante capire i cambiamenti. 

Vi è infine l’intervento di Filomena Principale, Segretaria confederale della Cgil Puglia. 

Si è emozionata nel guardare le testimonianze e parla della sua esperienza di dipendente pubblica dove lo Statuto è stato introdotto nel ’90.

Parla di valore sociale del lavoro, del valore dello Statuto, della spinta all’impegno sindacale dei dipendenti pubblici e del valore della partecipazione statale nell’economia.

Fa l’esempio di come sia stato affrontato il problema Covid dove il sindacato ha avuto un ruolo importante nel mantenimento dell’occupazione. 

Il lavoro, aggiunge, continuerà a diversificarsi e servirà un sindacato abile ad accompagnare nella transizione ed aggiornare le tutele. Si pensi ad esempio allo smart working ed allo sviluppo sostenibile.

Occorrono coesione sociale, collaborazione lavoro pubblico e privato, conoscenza, dialogo e combattere la precarietà.

È stato un seminario dai ritmi serrati, una grande esperienza formativa. 

Lo si può riguardare sulla pagina YouTube della CGIL Puglia in un video intitolato “Le lotte operaie per le tutele e la libertà sindacale: dallo Statuto alla Carta dei diritti”.

Danilo Gianniello- Segreteria Comprensoriale Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Analisi, Blog, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale | Leave a comment

SCIOPERO IN BNL

Oggi sciopero in BNL-Paribas. Le lavoratrici e i lavoratori lottano contro il tentativo aziendale di esternalizzare, violando palesemente la legge, pezzi di attività e centinaia di lavoratori. Si lotta contro una scelta padronale che mira, come al solito, a fare più utili stracciando i diritti dei lavoratori e peggiorando il servizio alla clientela. Non passeranno!

Posted in BNL- Paribas, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Salute e Sicurezza | Leave a comment

SCIOPERO GENERALE PER L’EQUITA’

Posted in Uncategorized | Leave a comment

Strappare lungo i bordi

Strappare lungo i bordi. La travolgente serie Netflix di Zerocalcare.

In sei episodi mozzafiato da venti minuti scarsi ciascuno, Michele Rech, giovane fumettista di successo meglio conosciuto come Zerocalcare, condivide alcune esperienze della sua vita.

Il titolo è una metafora della vita stessa. Da bambini facevamo un gioco: su un foglio vi erano figure che potevano facilmente staccare strappando lungo linee tratteggiate in parte pretagliate. La vita non è così semplice perché frequenti sono gli strappi e le cicatrici. Ad esempio, non è facile trovare un lavoro gratificante ed è quasi impossibile fare quello che si sogna da piccoli. Lo hanno scoperto anche Zero ed i suoi amici Sarah, Secco e Alice. 

Tra immagini e dialoghi incalzanti Zero butta fuori tutto il suo sentire. Perché così veloce? Forse perché è la vita stessa a scorrere veloce o forse perché certi ricordi, se raccontati lentamente, fanno male. 

Zero dialoga continuamente con la sua coscienza a cui, da grande artista qual è, da persino un volto. Viene voglia di confrontarsi con la propria. Chissà che sembianze avrebbe. 

Dopo un’ora e mezza vorrete solo riguardarlo tutto da capo per coglierne tutte le sfumature. Fatelo!

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Blog, Recensioni, Recensioni Serie TV | Leave a comment

GRANDE E’ BELLO?

Nel settore creditizio italiano è in atto un ennesimo progetto di riorganizzazione sia patrimoniale che strutturale. Ormai da alcuni anni il principio che ne detta i processi è basato sul motto “grande è bello”. Molti istituti bancari di dimensioni importanti sono stati acquisiti da partner ancora più grandi sia a livello dimensionale che patrimoniale. E sono stati, di fatto, cancellati dal panorama territoriale. In queste ultime settimane il sindacato è impegnato in due processi molto importanti: l’esternalizzazione di un ramo d’azienda della BNL che comporterebbe una fuoriuscita dal perimetro creditizio di circa 1.000 lavoratrici e lavoratori e la nota vicenda dell’acquisizione del MPS da parte di Unicredit. La prima questione è come al solito fondata su una violazione della legge poiché l’esternalizzazione di un ramo d’azienda prevede come base la sua effettiva autonomia finanziaria e organizzativa. (1) Cosa che nella BNL è molto lontana dal vero. Per cui si tratta di una ennesima operazione illegale il cui obiettivo è la forte contrazione del costo del lavoro a danno dei diritti e del salario dei dipendenti. La vicenda del Monte ormai è nota: Unicredit si era resa interessata ad acquisire un perimetro definito di attività della banca con il solo obiettivo di ottenere un incremento di valore da distribuire agli azionisti come maggior dividendo. 

Quello che invece interessa noi, sindacato, è andare a ficcare il naso in queste operazioni per tutelare le colleghe e i colleghi interessati. 

Quale sarebbe l’impatto sociale di queste operazioni, quali sarebbero le ricadute sui dipendenti, sui territori, sulle comunità colpite direttamente o indirettamente da queste acquisizioni con tutto ciò che esse comportano?

Siamo sicuri che il motto “grande è bello” sia giusto e che questo sia l’obiettivo che il management bancario deve perseguire in questo contesto economico e sociale? Ci troviamo nel pieno di una nuova era storica definibile come “pandemica” e bisogna chiedersi quale sia il ruolo sociale del credito in questo momento.

Circa un anno fa, nel momento in cui l’Unione Europea aveva finalmente deciso di abbandonare la linea del rigore e sposare una linea di espansione con un diverso utilizzo delle risorse finanziarie comunitarie, noi avevamo seguito con speranza e attenzione le linee guida di questa nuova politica: la tutela dell’ambiente e la riconversione ecologica della produzione, una spinta verso la tecnologia e l’innovazione, il potenziamento del Welfare sociale con una particolare attenzione al finanziamento della sanità pubblica e della scuola pubblica, il finanziamento della ricerca.

Queste dovevano essere le linee guida che in Italia avrebbero dovuto ispirare l’ormai mitico PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. In questo Piano il ruolo sociale delle banche e delle politiche creditizie avrebbero dovuto avere un ruolo centrale per mettere a disposizione le competenze creditizie al fine di spingere con forza lo sviluppo economico e sociale del paese.

Invece ci ritroviamo ancora una volta a dover fronteggiare uno spirito da pirati di un management bancario che intende approfittare della situazione per procedere ad una fortissima razionalizzazione della rete sportellare in Italia e ad un espulsione di migliaia di lavoratrice e lavoratori del credito dal processo produttivo.

Le conseguenze di queste politiche sono un forte aumento degli utili delle banche, cosa che sta già venendo da alcuni anni nonostante la crisi, l’emarginazione di intere comunità dal poter usufruire dei servizi delle filiali spingendo ad una migrazione verso la rete di Poste Italiane e infine un probabile cartello che imponga alla società e all’economia costi molto alti per accedere ai servizi creditizi.

Noi siamo contrari ad uno scenario di questo tipo. Ha fatto bene il MEF a rifiutare le proposte di Unicredit e ci attendiamo una sponda politica e sociale ad un nuovo Piano industriale del Monte che lo spinga definitivamente fuori dalle secche della crisi e che sia un piano di sviluppo del personale. Ci attendiamo che l’operazione in BNL sia bloccata poiché, come detto sin dall’inizio, è un’operazione spudoratamente illegale.

Il sindacato c’è e svolgerà fino in fondo il suo ruolo.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Nota: (1) La nozione di ramo di azienda ai fini dell’applicazione dell’art. 2112 c.c. deve ricavarsi dalla giurisprudenza europea, dalla Direttiva n. 2001/23/CE e dalle altre norme europee in materia in base alle quali sono da considerare quali imprescindibili elementi di individuazione del ramo la preesistenza di una entità stabile organizzata in grado di fornire un servizio economicamente utile a qualcuno senza rilevanti apporti esterni e il trasferimento di anche solo una parte di tale entità, che però ne rappresenti l’essenza in termini di utilità funzionale ed economica. (Trib. Roma 5/3/2018, Est. Conte, in Riv. it. dir. lav. 2018, con nota di G. Gianni, “Le norme e la giurisprudenza europee non giustificano una interpretazione restrittiva della nozione di ramo d’azienda”, 658)

Posted in Analisi, Banca Monte dei Paschi di Siena, Blog, BNL- Paribas, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Monte dei Paschi di Siena, Notizie Stampa, Politica, Salute e Sicurezza, Unicredit | Leave a comment

STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E’ UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI: è sulla base di questo assunto che nel 1999 L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito la giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne che, ogni anno, si celebra il 25 Novembre e che apre il periodo di 16 gg di attivismo contro la violazione dei diritti umani

Ma cosa è cambiato realmente da quel lontano 1999?

Poco…quasi nulla.

Ancora oggi i dati parlano di numeri sconfortanti e di fatti di cronaca sempre più frequenti e sempre più inquietanti.

Già a partire dagli anni Settanta, con l’affermazione del femminismo e dei primi movimenti contro la violenza sulle donne la discriminazione, che per “tradizione” si manifestava  con l’allontanamento delle donne da determinate funzioni o con pretese di controllo spacciate spesso per “attenzioni” e con pregiudizi giustificati dalla presunta incapacità del “gentil sesso”, si è trasformato in rabbia; rabbia di non riuscire ad accettare la perdita del ruolo di padrone e di colui che deve avere il potere di gestire tutti gli aspetti della vita delle donne . E da qui la violenza: quella efferata che porta alle tragedie più estreme, quella sottile che ferisce con le parole, con le insinuazioni e con i gesti, e quella celata nella finzione di un ipotetico rispetto che nasconde pregiudizio e quindi pressione psicologica. E’ come se l’affermazione della dignità femminile fosse lesiva di quella maschile, come se ci fosse antagonismo tra le parti…

E’ per questo che prevenire la violenza di genere vuol dire combattere prima di tutto le sue radici culturali e le sue cause, vuol dire sensibilizzare le nuove generazioni fin dall’età infantile trasmettendo il concetto di parità di genere e sradicando definitivamente l’idea della donna subalterna

Bisogna convincersi che nella lotta contro la violenza l’arma più potente è sicuramente l’educazione e la diffusione del rispetto per le differenze che vanno accettate, rispettate e mai eliminate.

Una donna non deve rinunciare alla propria femminilità per avere rispetto, non deve vergognarsi di avere interessi diversi dagli uomini e non deve essere violentata fisicamente o psicologicamente per una condotta che qualcuno, dall’alto di una ”fantomatica” cattedra, può giudicare buona o cattiva!…E soprattutto una donna non deve avere paura!

Certamente oggi c’è una maggiore consapevolezza del problema e sono stati conseguiti importanti traguardi ma la strada da percorrere è sicuramente ancora molto lunga.

Il 25 Novembre è senz’altro un’occasione per rimarcare il concetto e rafforzare l’idea con eventi, iniziative e manifestazioni che scuotono gli animi, ma la violenza deve essere combattuta con decisione ogni giorno, in ogni campo e in ogni modo perché i diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano e lottare contro ogni forma di violenza è un obbligo dell’umanità.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Analisi, Blog, CGIL, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Politica, Politiche di genere | Leave a comment

COP 26 e dintorni

XXVI CONFERENZA DELLE PARTI DELL’ UNFCCC.

GLASGOW, 31.10.2021 – 12.11.2021.

     La convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), cd. ACCORDO DI RIO, 1992, è un trattato internazionale, noto come SUMMIT DELLA TERRA, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. È un accordo, legalmente non vincolante, che aveva come obiettivo la riduzione dei gas serra, principali responsabili del surriscaldamento globale, e prevedeva la possibilità che le Nazioni firmatarie procedessero successivamente con l’adozione di atti, cosiddetti PROTOCOLLI,  che avrebbero imposto limiti obbligatori alle parti. 

Da allora ogni anno le parti firmatarie procedono ad incontri che consentono di valutare i progressi nella lotta al cambiamento climatico e di concordare manovre correttive e nuove intese. 

I protocolli più importanti sono quelli di Kyoto (1997) e quello di Parigi( 2015).

I Paesi partecipanti sono suddivisi in tre categorie:

  • Paesi industrializzati ed ex socialisti ad economia in transizione( ne fanno parte 40 paesi più l’ U.E.).
  • Paesi industrializzati, che si impegnano ad aiutare i paesi in via di sviluppo(24).
  • Paesi in via di sviluppo. 

 Questi ultimi non hanno particolari restrizioni perché non se ne vuole impedire la crescita e perché si vuole evitare che vendano i loro crediti alle nazioni industrializzate per permettere loro di inquinare ulteriormente. 

Il Protocollo di Kyoto prevede la riduzione almeno dell’ 8, 65 % rispetto al 1990 delle emissioni di elementi di inquinamento. Al trattato hanno aderito 191  paesi più l’ Unione Europea.

Con l’ accordo di Doha la validità di questo protocollo è stata estesa sino al 2020.

Nel 2015 a Parigi 196 Paesi aderenti al Protocollo firmato in quell’ anno hanno concordato l’ obbligo di contenere l’ aumento medio della temperatura globale al di sotto del 1,5% rispetto ai livelli pre-industriali, allo scopo di ridurre quanto più possibile i rischi derivanti dall’ incremento della temperatura globale.

A distanza di sei anni da quell’ accordo, abbiamo la possibilità di fare una valutazione critica del rispetto di quegli accordi e dei risultati sinora raggiunti.

La sensibilità sul tema si è incrementata notevolmente nel corso degli anni tant’è che le aziende, obbligate a perseguire gli obiettivi imposti dall’ Agenda 2030, sono sempre più orientate ad una riconversione in senso ambientalistico, perseguendo obiettivi ESG. I mercati e le borse premiano le aziende più virtuose in tal senso.

I risultati sinora raggiunti sono, tuttavia, estremamente insoddisfacenti. Gli stravolgimenti climatici ( inondazioni, alluvioni, incendi, innalzamento del livello dei corsi d’ acqua ecc.), sono realtà con cui stiamo imparando a confrontarci quotidianamente.

BISOGNA AGIRE SUBITO.

 Gli appelli che da oltre venti anni vengono “ urlati” dagli attivisti di tutto il mondo rimangono quasi del  tutto inascoltati.

Associazioni internazionali come Extinction rebellion (Xr) e Code Rood si sono viste costrette, non a cuor leggero, a vere e proprie azioni di disobbedienza civile, come il blocco del traffico, i giorni dei die-in ecc., rischiando l’ arresto pur di costringere I politici ad agire non più a tutela del capitale e degli interessi della parte ricca della popolazione mondiale, ma dei bambini, degli anziani, dei Paesi in via di sviluppo, delle isole. Una protesta tanto più efficace quanto più è pacifica, perché costringe i governi a prendere atto senza poter esercitare repressioni se non  suscitando ulteriore clamore intorno a questi eventi.

Ancora una volta i politici mostrano uno scollamento dalla realtà, una pericolosa asincronia tra quelle che sono le esigenze  dei cittadini, soprattutto giovani, e l’ orientamento delle azioni politiche, volte a tutelare gli interessi delle minoranze, il tornaconto personale, l’ utile a breve termine di poche categorie, criminalmente barattato con il futuro di intere generazioni.

Il Regno Unito, paese ospite della COP26   di quest’ anno, propone l’ ambizioso obiettivo di raggiungere l’impatto zero entro metà secolo, di raccogliere contributi per la transizione ecologica. Ma le adesioni in tal senso sono realmente poche.

Solo alcuni Paesi, tra cui l’ Italia, hanno sinora aderito  alla Beyond Oil and Gas Initiative (Boga), che prevede lo stop alle licenze e concessioni per nuove esplorazioni di giacimenti di petrolio e gas. Nessun grande produttore di petrolio ha aderito. C’è la Polonia, ma mancano Cina e India, come pure Stati Uniti, Giappone e Australia. L’ accordo non è stato sottoscritto neppure dal Regno Unito.

      Unica nota di rilievo 8l’ intesa raggiunta da Cina e Stati Uniti, i Paesi con le più alte emissioni al mondo dei gas    serra, nelle fasi conclusive del vertice, di assumersi le proprie responsabilità e di collaborare assieme  nei prossimi dieci anni, nonostante le divergenze, nella lotta al cambiamento climatico.

     Notevole scetticismo nutrono ancora i giovani riguardo agli impegni presi a GLASGOW.

      L’ incontro volge ormai al termine ma le decisioni prese sono insufficienti perché l’ addio ai combustibili fossili, principali inquinanti, risulta ancora lontano.

Si deve fare di più, ora!!!

 “Il modo di pensare radicale, la ribellione contro lo status quo, è sempre stato l’origine del progresso”, scrive la storica dell’arte Eva Rovers nel suo libro Practivism,

    DIAMOCI UNA MOSSA. È GIÀ TROPPO TARDI.

Alessia Friggione Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Analisi, Blog, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politica, Salute e Sicurezza | Leave a comment

C’è bisogno di bellezza

Quante volte ci capita di rimpiangere il passato, quando, non avendo tutti gli stimoli e le informazioni che abbiamo oggi riuscivamo ad avere la mente più libera per godere delle cose semplici che oggi non siamo più in grado di apprezzare?

Viviamo nell’epoca del “bombardamento cognitivo”. Siamo sottoposti quotidianamente ad un sovraccarico di informazioni che rende sempre più difficile l’elaborazione dei dati che i media, internet e i social ci mettono a disposizione. Tutto questo compromette inevitabilmente la nostra capacità di prestare attenzione e di individuare le informazioni importanti e per noi realmente utili.

In questo clima di confusione il fattore discriminante sono spesso le emozioni, quelle più forti come la paura e la rabbia che tendono a farci concentrare sugli aspetti negativi e su quelle situazioni che ci fanno sentire minacciati da qualcosa che potrebbe danneggiarci o farci male…In pratica tendiamo a trascurare inconsapevolmente le informazioni positive che consideriamo quasi superflue e scontate.

Mai come ora questo fenomeno tende a condizionare la nostra quotidianeità: la pandemia, la politica, le varie crisi, le guerre, l’immigrazione…potremmo elencare tantissimi problemi che ogni giorno ci vengono riproposti e che ogni giorno turbano in modo anche latente la nostra serenità.

Fortunatamente, però, la realtà è fatta anche di cose belle… di cose positive! Sono cose che purtroppo nella nostra mente vengono fagocitate dalla predominante negatività ma che dovrebbero senz’altro essere rivalutate per migliorare la qualità della vita.

Il mondo ha bisogno di bellezza e, mai come in questo momento storico, si ha bisogno di stimoli positivi per generare l’ottimismo che serve per ripartire e costruire il futuro.

Dovremmo riscoprirci amanti della bellezza e riconoscerla con spensieratezza in tutto quello che ci circonda. Il bello è ovunque intorno a noi: nella natura, nella cultura, nell’arte, nel rispetto per il prossimo, nella solidarietà e in ogni altro singolo aspetto della vita. Basterebbe avere la predisposizione giusta per poterla cogliere. Basterebbe riavvicinarsi alle cose semplici che spesso sono sotto i nostri occhi ma che altrettanto spesso non riusciamo o non vogliamo vedere.

Lasciamo spazio nella nostra mente per la positività e facciamoci portavoce di notizie buone , di iniziative che arricchiscono l’animo al fine di diffondere la propensione al positivo e di influenzare il raggiungimento di un maggior grado di serenità collettiva.

Se solo riuscissimo in questo intento potremmo sicuramente migliorare noi stessi e, nel nostro piccolo, il mondo che ci circonda.

Anna Pennetta. Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Analisi, Blog, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Frattali | Leave a comment

Il fascismo in due parole: è reato!

Il 16 ottobre CGIL, CISL e UIL sono scesi in piazza a Roma. Dopo i disordini del sabato precedente e l’assalto alla sede della CGIL da parte degli esponenti di Forza Nuova, i Sindacati hanno voluto gridare il proprio no al fascismo.  

Nonostante il timore di infiltrati, di nuove proteste di estremisti e no vax, tra Piazza San Giovanni ed altri luoghi della capitale alla fine si sono contati 100.000 manifestanti. 

Le misure di sicurezza hanno funzionato stavolta. Nessun politico è salito sul palco in virtù del silenzio elettorale prima dei ballottaggi.

Il messaggio è forte e chiaro: non possono esistere organizzazioni che si rifanno alle ideologie fasciste, non si può inneggiare al fascismo né tantomeno compiere atti di violenza in nome del fascismo. 

La manifestazione è riuscita quindi eppure c’è chi non vuole intendere. Esponenti del centro-destra, una su tutti Giorgia Meloni, hanno dichiarato che la lotta non va fatta contro il fascismo ma contro ogni forma di violenza e hanno posto sullo stesso piano i centri sociali e Forza Nuova. 

Nella speranza che chi non ha orecchi per sentire abbia almeno gli occhi per leggere, lo scriviamo in stampatello maiuscolo: È VIETATA LA RIORGANIZZAZIONE, SOTTO QUALSIASI FORMA, DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA! È SCRITTO SULLA NOSTRA COSTITUZIONE. PERTANTO, UN MOVIMENTO COME FORZA NUOVA VA SEMPLICEMENTE ED IMMEDIATAMENTE SCIOLTO E TUTTI I SUOI MILITANTI VANNO CONDANNATI. 

Parole così non le sentiremo mai da chi si preoccupa solo di non perdere il consenso elettorale di questi fanatici fascisti. 

È giusto combattere ogni forma di violenza, siamo d’accordo. È altrettanto giusto chiamare le cose con il proprio nome ed applicare le leggi esistenti. 

È altrettanto giusto debellare l’ignoranza e non invece cavalcarla e fomentare odio per accaparrarsi voti.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Analisi, Blog, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politica | Leave a comment

Ddl Zan. L’urlo dei morti viventi

Alla fine ce l’hanno fatta. Ancora una volta sono riusciti a trattenere per la manica la naturale evoluzione civile dell’Italia. La scena sguaiata del boato con cui la maggioranza del Senato della Repubblica Italiana ha accolto il definitivo affossamento del DDL Zan resterà nella memoria delle persone che li hanno votati.

La società civile, soprattutto le giovani e i giovani di questo paese, è molto più evoluta e avanzata di questo manipolo di politicanti che, purtroppo, gestiscono il potere legislativo dell’Italia. Il voto dell’altro giorno ha mostrato in modo inequivocabile la spaccatura tra il Palazzo e le persone che vivono ogni giorno la loro vita.

Comunque la si pensi l’evoluzione della società è un fatto indiscutibile. Il gender è una naturale evoluzione di un mondo in cui le relazioni sono più fluide e l’identità di genere è una realtà complessa che non può essere semplificata con logiche vecchie (uomo- donna/ papà-mamma) superate nei fatti. Arroccarsi in una visione retrograda non potrà bloccare una evoluzione del mondo delle relazioni e della sessualità. Invece approfondire, studiare, comprendere e tutelare i più deboli è un compito preciso della politica.

Ma la politica in Italia è ormai schiacciata da sporchi giochi di posizionamento, di patteggiamenti di bassa qualità, di una totale mancanza di visione del futuro, dell’incapacità, forse anche per incompetenza, di misurarsi con le grandi questioni del presente che disegneranno il futuro di questo paese.

Oggi questa politica misera e becera ha probabilmente vinto la sua ultima battaglia. La società, fuori di quel palazzo che dovrebbe essere la massima espressione della democrazia in Italia, è molto più avanti e le manifestazioni spontanee di ieri in molte città italiane lo dimostrano. I sovranisti, i neo fascisti, i finti riformisti, quelli che cianciano di famiglia e che poi sono i primi ad averla smontata nella loro vita personale, quelli che la domenica vanno in Chiesa e che poi organizzano manifestazioni per non accogliere i bambini immigrati, hanno ormai il tempo contato. Le giovani generazioni presto gestiranno il potere, anche quello politico, e punteranno a costruire una politica che corrisponde al movimento della società. La nostra è una società che in maggioranza vive serenamente le nuove identità, le nuove affettività, l’abbattimento dei vecchi stereotipi. Non è più il tempo dei grembiulini azzurri e rosa. Non è più il tempo dell’uomo con la barba curata e la cravatta, e della donna in tailleur per essere identificati. Oggi è il tempo di un gioioso miscuglio in cui il principio fondamentale è l’amore, in tutte le sue forme e modalità.

Quell’urlo squallido sarà un pallido ricordo di un passato oscurantista di cui ci libereremo presto.

E’ arrivato il momento in cui la maggioranza silenziosa del paese faccia sentire forte la sua voce, in modo democratico, colorato, pacifista ma determinato.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Posted in Uncategorized | Leave a comment