14 Ottobre: in piazza!

Il 14 ottobre 2017 CGIL- CISL e UIL manifesteranno nelle piazze di tutta Italia presentando le loro proposte in materia di Pensioni, Occupazione, Giovani e Sanità Pubblica. A Brindisi la manifestazione si terrà a Piazza Santa Teresa a partire dalle ore 10,00.
Chiediamo a tutte le iscritte e gli iscritti di partecipare numerosi.

La Redazione

14.10.2017 – BRINDISI Mobilitazione CGIL CISL UIL (14.10 (1)

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IUS SOLI

“IUS SOLI”: “diritto di suolo. In questi mesi se ne sta parlando molto, spesso a sproposito. Come redazione di fisacbrindisi.it interveniamo sull’argomento per una serie di ragioni. Lo Ius Soli è un disegno di legge che la Camera dei Deputati ha approvato mesi fa e che non riesce ad approdare in Senato, per il voto definitivo che lo trasformi in legge dello Stato. Alcuni partiti, che sono parte della maggioranza di Governo, hanno votato a favore nella Camera per poi decidere di non appoggiarlo più.
Noi abbiamo deciso di intervenire nel dibattito poiché il disegno di legge stabilisce un principio di civiltà minima. E’ inaccettabile che il Parlamento non lo approvi, diventando ostaggio di movimenti xenofobi e razzisti che hanno riempito gli schermi dei social network con bugie e falsità che, purtroppo, hanno attecchito nella pancia molle degli italiani.
D’altro canto fa piacere che nello stesso tempo stia montando in Italia un movimento sociale che spinge con forza per l’approvazione della legge, contrastando l’oscurantismo culturale che nel nostro paese offusca la coscienza di troppe persone. E’ di queste settimane la notizia di uno sciopero della fame a catena lanciato da un gruppo di insegnanti (ben 900) che lavorano in classi in cui la multietnicità è una realtà consolidata e positiva e a cui stanno aderendo molti parlamentari, alcuni ministri e sottosegretari, ma soprattutto moltissime cittadine e cittadini.
Noi abbiamo deciso di intervenire per tentare di fare un minimo di chiarezza, sconfessando le bugie che si leggono ovunque.
Lo “Ius Soli” è in realtà uno ius soli temperato mentre negli Stati Uniti e in molti altri paese chi nasce in uno stato ne ottiene il diritto di cittadinanza (1): la cittadinanza italiana non verrà concessa a chi sbarca nel nostro paese o a qualsiasi bambina o bambino che arrivi o nasca in Italia. Secondo il disegno di legge può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia d almeno 5 anni. Se tale genitore non dovesse provenire da paesi dell’Unione Europea, deve avere almeno un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; superare un test di conoscenza della lingua italiana. Serve comunque una dichiarazione di volontà di un genitore almeno sino al compimento del 18mo anno di età della bambina o bambino.
Come si evince non sono criteri a cui possano rispondere coloro che sbarcano in questi anni sulle nostre coste e che fuggono da guerre, miseria e sfruttamento.
Si affianca allo Ius Soli il principio dello Ius Culturae (“diritto di conoscenza”), ossia potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (scuole elementari o medie). I giovani nati all’estero e arrivati in Italia tra i 12 e 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Rientra, inoltre, il principio del merito: serve, cioé, che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo: chi è bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza. (2) Quest’ultimo è un principio punitivo poiché sottopone una bambina o un bambino a un ulteriore stress non comprensibile e discriminatorio anziché essere, come dovrebbe, uno strumento inclusivo.
E’ evidente che il disegno di legge preveda tutta una serie di limiti e di paletti, a nostro parere decisamente esagerata, affinché una bambina o un bambino figlio di stranieri, anche se nato in Italia, possa ottenere la cittadinanza.
Impedire che queste norme, già di per sé restrittive, possano diventare legge dello Stato dal nostro punto di vista è inaccettabile e incivile. Nelle comunità italiane, nelle scuole, nei negozi, nelle strade ci sono ragazze e ragazzi che, seppur di diversa provenienza e religione, parlano la nostra lingua e i dialetti locali, hanno assorbito le nostre consuetudini e costumi. Una fusione di diverse culture dovrebbero rappresentare un patrimonio unico per il futuro di questo paese, non un limite.
Qualsiasi chiusura ad un processo inarrestabile come quello dei flussi migratori è fuori tempo, è incivile, è la chiusura ad un rinnovamento e ringiovanimento di un paese che sta invecchiando sempre di più. Non è vero che “lo straniero” toglie lavoro ai giovani italiani perché queste ragazze e ragazzi nel nostro paese sono costretti a svolgere lavori altrimenti abbandonati. Ci si dovrebbe concentrare sulle vere ragioni per cui il lavoro non c’è, sulla difesa dei diritti dei lavoratori, sul trasformare l’uso della conoscenza e della tecnologia per migliorare la qualità del lavoro anziché essere uno strumento per l’abbattimento dei costi a vantaggio solo dell’impresa e del suo profitto.
Lo Ius Soli è solo un primo timido e inadeguato passo verso l’inserimento di una norma civile in un paese che è sempre stato accogliente e ospitale. La vera civiltà sarebbe garantire il diritto a chiunque nasca nel nostro paese di essere automaticamente cittadino italiano, senza cavilli o alambicchi a cui aggrapparsi.
Come Redazione riteniamo che la vera norma di civiltà sia garantire il diritto a chi nasce in questa terra di avere la doppia cittadinanza automatica. Le bambine e i bambini che nascono in Italia sono di fatto cittadine e cittadini italiani. E’ la comunità a dover garantire politiche inclusive e non discriminatorie. Riteniamo che questa sia l’unica strada per costruire una visione sociale avanzata che si contrapponga con forza a coloro che ci hanno ricondotto in un periodo oscuro in cui si attacca in modo indecente chi ha un diverso colore della pelle o una diversa religione. Dimenticando la storia di questo paese, la sua cultura, le sue fondamenta.
Noi non vogliamo dimenticarla.

La Redazione

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli
(2) https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

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La Fisac Brindisi in piazza il 30

Il 30 settembre la Fisac/CGIL di Brindisi ha partecipato attivamente con una folta delegazione alla manifestazione di Brindisi contro la violenza sulle donne.
La compagna della Segreteria provinciale, Rosa Maffei, ha letto un passo tratto da un libro di Serena Dandini, “Ferite a morte”.
Grazie alle Compagne e ai Compagni della CGIL e all’eccellente organizzazione della manifestazione.

La Redazione

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AVETE TOLTO IL SENSO ALLE PAROLE

La Cgil ha organizzato in tutte le piazze d’Italia per sabato 30.09 p.v. una manifestazione contro la violenza sulle donne.
Anche a Brindisi scenderemo in piazza della Vittoria a partire dal e 18,00.
Siete tutti invitati
30 settembre appello A4

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Povera Tecnologia. Tra Smart Working, Tablet e Smartphone dove sarà l’umano nelle banche?

La discussione sull’utilizzo della tecnologia e il suo impatto nell’organizzazione del lavoro in banca sta assumendo, ormai, contorni esilaranti. Le dichiarazioni del CEO di Deutsche Bank (1), il quale ha affermato che gli impiegati in banca per quello che fanno possono essere sostituiti da robot, nonché l’acquisizione da parte della BNL- Paribas (2) di una società che fa consulenza finanziaria mediante l’utilizzo di robot per «sviluppare servizi di consulenza digitale all’avanguardia e supportare e migliorare la digitalizzazione dei suoi distributori»; infine nel settore del credito ormai sono in crescente diffusione i contratti di Smart Working regolati aziendalmente anziché all’interno del Contratto Collettivo Nazionale di categoria.
Insomma, l’obiettivo nell’utilizzo della tecnologia nel credito è quello di sostituire gli esseri umani nei servizi resi alla clientela. E’ una visione che ha la semplice prospettiva di usare l’innovazione informatica e tecnologica al solo scopo di tagliare il costo del lavoro, ridurre la presenza fisica delle filiali nel territorio e costringere l’utenza a rivolgersi ad un computer o a un tablet o smartphone che sia, anziché ad una persona in carne ed ossa per chiedere servizi e consulenza.

Come spesso abbiamo scritto nei nostri articoli, la tecnologia non è uno strumento neutro. Questo significa che non è semplicemente possibile sostituire un essere umano, con le sue conoscenze e competenze, con un computer o con un algoritmo. La tecnologia è uno strumento che per funzionare ha bisogno di input, di programmazione e di assistenza continua. Da parte di chi? Di esseri umani. Non è sufficiente, per funzionare, un algoritmo.

La tecnologia è nata, ed è sviluppata, per diventare uno strumento che aiuti le persone a compiere attività ripetitive e faticose, a ridurre il tempo di lavoro. I bancomat hanno il compito di automatizzare i prelievi di contante e i versamenti al fine di consentire agli operatori di sportello di poter svolgere attività di consulenza tagliando le attività automatiche, quali contare i soldi dei versamenti e dei prelevamenti. Il fine reale è ridurre le attività noiose e ripetitive per offrire un servizio più veloce, qualitativamente migliore e che offra l’opportunità al cliente di essere soddisfatto nelle sue richieste sottraendolo alla alienazione di una persona che svolge in fretta sempre le stesse attività.

Si può ampliare questo esempio a qualsiasi altra innovazione tecnologica nel credito. I computer servono ai consulenti per avere migliori e più rapidi strumenti di assistenza ai clienti, per stampare le tonnellate di carte necessarie per qualsiasi contratto da far sottoscrivere. Ma alle spalle è necessario una persona in carne ed ossa che ascolti, consigli, spieghi e faccia firmare quelle carte rispondendo alle domande che inevitabilmente verrano rivolte dal cliente seduto di fronte a lui.

Questa è la tecnologia. Nessun algoritmo può assolvere a questi compiti. Pensare all’uso della tecnologia come strumento di taglio dei costi è miope e molto pericoloso per il futuro delle stesse aziende di credito. Quale cliente potrebbe mai fidarsi, oggi in un’Italia in cui il rapporto di fiducia tra clienti e banche è logorato, delle risposte automatiche di un robot?
Nutriamo molti dubbi in proposito.

Riteniamo invece che la tecnologia sia una enorme opportunità per ripensare una organizzazione del lavoro vecchia, superata dai tempi e dalle differenti esigenze della società e dell’economia. Va ripensato il layout delle filiali; va smantellata la struttura informatica, anch’essa vecchia e lenta, che costringe gli utenti a tempi di attesa lunghi; vanno ricostituite le “fabbriche prodotto” che elaborino prodotti realmente innovativi e flessibili; vanno ripensati i tempi di lavoro dei dipendenti.

E’ vero che nelle filiali entrano meno persone di un tempo. Beh, è la volta buona per ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti, superando un antico tabù per cui chi deve pagare il taglio dei costi sia sempre e solo il lavoratore. E nel frattempo si allunga l’età per andare in pensione, si tagliano i salari e i diritti, si tagliano le risorse per la salute e la sicurezza, si costruisce una organizzazione del lavoro che vessa i dipendenti e li stressa con politiche commerciali fuori dalla realtà dei territori in cui si opera.

La tecnologia è una reale opportunità per migliorare la qualità di vita dei dipendenti bancari, per migliorare la qualità del servizio fornito alla clientela, per innovare nell’economia e nella società in cui le banche operano, per tagliare il costo di beni primari come l’uso dell’energia, del consumo irresponsabile della carta, per diffondere la conoscenza finanziaria e normativa, per elevare la qualità del credito erogato. Affinché sia così serve una classe imprenditoriale e manageriale che abbia lungimiranza e voglia superare l’ingordigia di speculare denaro in poco tempo.

Serve, in sintesi, la voglia di programmare e pensare al futuro. Non serve, invece, il desiderio di depredarlo.

La Redazione

(1) https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20170907/282286730418142
(2) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/09/12/risparmi-anche-la-banca-si-affida-al-consulente-robot37.html?ref=search

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No ai 67 anni per andare in pensione.

Bloccare l’aumento dell’età pensionabile, in seguito all’aumento dell’indice di aspettativa di vita, che nel 2019 si estenderà a 67 anni e 6 mesi.
Sconto di un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di tre anni, per le lavoratrici madri.
Alleghiamo un articolo de La Repubblica in cui è riportata la proposta dei sindacati confederali al Governo Gentiloni.
Buona lettura

La RedazionePensioni, sindacati al governo_ “Bloccare l’aumento dell’età e sconto fino a 3 anni alle lavoratrici madri”

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Bruno Trentin: dieci anni dopo

Attraverso le immagini della mostra Bruno Trentin, dieci anni dopo (inaugurata a Lecce nella prima de Le Giornate del lavoro), l’Archivio storico CGIL nazionale entra a far parte di Google Arts & Culture, la piattaforma tecnologica sviluppata da Google – disponibile sul Web da laptop e dispositivi mobili, o tramite l’app per iOS e Android – per promuovere e preservare la cultura online.
Google Arts & Culture permette agli utenti di visualizzare opere d’arte, documenti, video e molto altro di oltre 1.000 musei, archivi e organizzazioni che hanno lavorato con il Google Cultural Institute per trasferire in rete le loro collezioni e le loro storie.
Per consultare la mostra Bruno Trentin, dieci anni dopo vai al link,
scarica la App o digita la URL https://www.google.com/culturalinstitute/beta/partner/cgil-archivio

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La società multirazziale, la comunicazione e la funzione dello Stato

Riportiamo un link ad un ottimo e interessante articolo, pubblicato dal quotidiano La Repubblica, di Nadia Urbinati. Un punto di vista incisivo e diverso sulle pulsioni razziste ormai deflagranti nel nostro paese e nell’intero mondo occidentale.
Seguiranno nostre riflessioni sull’argomento.

La Redazione

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La Crisi: chi l’ha provocata e chi ci ha mangiato? La Finanza neoliberista

Pubblichiamo il link ad un buon articolo di analisi di Federico Rampini pubblicato oggi su La Repubblica.Un articolo lucido e informato ma con una forte critica sul ruolo delle banche e della finanza nella crisi del 2007. A dieci anni di distanza in realtà chi ha causato un disastro economico e sociale si è ulteriormente arricchito ha mantenuto, se non potenziato, il proprio potere sulla politica mondiale e sulla nefaste scelte che condizioneranno il futuro del pianeta, addirittura anche a livello ambientale.
Vi invitiamo a leggere l’articolo e adirci la vostra opinione.
Seguiranno delle nostre analisi.

La Redazione

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Primo Accordo tra Banca Intesa- Popolari Venete e OOSS

Pubblichiamo il 2017-07-14-Accordo-Banche-Venete sul primo importante accordo sottoscritto dalle Organizzazioni Sindacali con Banca Intesa sulla ristrutturazione delle Popolari Venete.
A tal proposito vogliamo sottolineare come sul quotidiano La Repubblica di oggi sia pubblicato, su questo accordo, un articolo di Andrea Greco fortemente disinformato. L’attacco dell’articolo parla di uno scivolo dorato di sette anni per i lavoratori bancari a spese della collettività. Il giornalista, come purtroppo spesso accade, non si è nemmeno informato sul funzionamento del Fondo di Solidarietà ABI, totalmente finanziato dalle aziende e dai lavoratori, e che l’intervento dello Stato è di soli due anni e che si tratta di un semplice ristoro del finanziamento che ABI effettua ogni anno a favore del Fondo per la Cassa Integrazione. Strumento che, come noto a chiunque, non può essere utilizzato dalle aziende creditizie e fu imposto dal precedente Governo Renzi all’ABI, mettendo addirittura a rischio la sopravvivenza del Fondo di Solidarietà di categoria.
Pertanto Andrea Greco scrive notizie non corrette.

La Redazione

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