Lavoro bancario e molestie

Pubblichiamo un’analisi della redazione Fisacbrindisi.it in merito alle molestie sessuali e non esistenti nelle banche italiane.
Buona lettura

La Redazione

LAVORO BANCARIO E MOLESTIE 2017

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Pensioni. I conti non tornano!

La CGIL non ha firmato l’accordo sulla modifica dell’innalzamento dell’età delle Pensioni di vecchiaia a partire dal 1 gennaio 2019. Le motivazioni di questa scelta stanno nell’inconcludenza delle proposte del Governo rispetto a un tema delicato che riguarda il futuro di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Il Governo, insieme purtroppo alla CISL e alla UIL, stanno attaccando la scelta della CGIL con argomentazioni non veritiere. Particolarmente grave è l’attacco sulla cosiddetta “indifferenza ai giovani” mentre la scelta della CGIL afferma esattamente il contrario.
Oggi il mondo del Lavoro subisce un gravissimo attacco da parte del neoliberismo in tutto il pianeta. Per arricchire ulteriormente l’1% della popolazione mondiale che ha nelle mani il 98% della ricchezza si continuano a colpire diritti sociali e diritti sindacali, costringendo le persone a lavorare in condizioni sempre più indegne e attaccando il lavoro pubblico e lo stato sociale, indispensabile nelle fasi di crisi come quella attuale.
Per questo la CGIL chiama le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori, i giovani e i disoccupati a scendere in piazza il giorno 2 dicembre 2017. In Puglia la manifestazione si terrà a Bari nelle modalità che vi comunicheremo nei prossimi giorni.
Nel frattempo vi invitiamo a leggere il volantino della CGIL sulle ragioni del No alla firma di quell’accordo. Successivamente pubblicheremo un volantino che confronta le proposte sindacali e le risposte del Governo.

La Redazione.

Volantino-Stampa-Pensioni

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Casa

Pubblichiamo l’editoriale di Giovanni De Mauro, direttore della rivista Internazionale, pubblicato nel n. 1231 del 17 novembre scorso.
I temi sono diversi e affrontano la visione negli anni ’70 dello stupro nei confronti di una giovane donna da parte di quattro uomini. Racconta brevemente una società, il ruolo coraggioso della RAI e quello della Casa delle Donne di Roma, che oggi la giunta Raggi vuole chiudere per mancanza di soldi.
E’ solo una piccola testimonianza che riteniamo utile per una riflessione sul contesto in-culturale in cui vive il nostro paese da troppo tempo.

La redazione

Casa di Giovanni De Mauro

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Effetto notte

Le soluzioni sviluppate dalle imprese fintech e dalle banche digitali hanno rivoluzionato le abitudini dei consumatori, consentendo alla clientela di effettuare tutti i tipi di operazioni bancarie senza dover andare in filiale.
Le imprese fintech sono in continua ascesa e stanno scuotendo l’oligopolio a cui sono abituate le banche tradizionali.
Per sopravvivere a questi cambiamenti, le banche hanno fatto ricorso a diverse strategie ma la direttrice principale su cui si fondano è la politica di chiusura delle filiali e degli sportelli per alleggerire le strutture e ridurre i costi complessivi.
Negli ultimi anni i piani industriali dei gruppi bancari italiani sono stati tutti incentrati sul taglio dei costi. Tra le varie dinamiche in atto i principali obiettivi perseguiti sono il taglio del costo del lavoro e dei costi operativi. Questo si traduce in politiche di taglio degli organici, con dichiarazioni di esubero per svariate migliaia di lavoratori, e con processi di ridimensionamento delle reti sportellari, in sintesi con la chiusura di centinaia di filiali.
Se si provasse a fare un esame organico di quali siano le conseguenze per l’economia e la società dei territori in seguito all’applicazione di questi processi si otterrebbero delle analisi interessanti.
Se prendiamo ad esempio gli effetti sulla città capoluogo di Brindisi il risultato è questo: interi quartieri non hanno nemmeno uno sportello bancario disponibile, o la presenza di un ATM intelligente o di un semplice sportello bancomat. I quartieri sono i seguenti: Santa Chiara, Sant’Elia, Sant’Angelo, Paradiso, Bozzano, Perrino, Cappuccini e gran parte del quartiere Commenda. Praticamente i due terzi della città non hanno più uno sportello bancario a disposizione dei cittadini. I quali, per poter usufruire dei servizi creditizi, devono pertanto spostarsi in centro a meno di non abitare nei pochi quartieri in cui ci sia almeno una banca. Il punto è che i quartieri abbandonati dalle banche sono proprio quelli a maggiore densità di popolazione. Il problema è che quella popolazione non è interessante per le banche italiane perché si tratta di persone appartenenti alla media-bassa borghesia o alla vecchia classe operaia, in sintesi di persone che hanno pochi risparmi a disposizione o perlomeno non tanti da attirare l’attenzione del sistema creditizio. Sono utenti che sono costretti a migrare in altri sportelli e che necessariamente dovranno spostarsi nel circuito cittadino anche solo per prelevare al bancomat.
Volendo approfondire gli obiettivi dei processi di riorganizzazione della banche si verificherà che la clientela è considerata al livello di pacchi da spostare o da vendere. Infatti le dinamiche di ammodernamento o di spinta verso il digitale spesso corrisponde alla volontà di impedire ad alcune fasce di clienti di rivolgersi agli sportelli “fisici” per indirizzarli verso le web bank o le banche digitali, limitando l’assistenza a quella telefonica dei call-center, in cui, tra l’altro vengono smistati lavoratori bancari per contribuire alla riduzione degli organici presenti nelle filiali “fisiche”.
La riduzione di filiali, sta creando spesso lunghe code agli sportelli. Tutto questo sta causando un notevole disagio per i consumatori, disagio che si traduce in una minor affezione alla banca come istituzione.
Molte aziende di credito stanno usando questa rivoluzione tecnologica spesso come una scusa per chiudere filiali in modo indiscriminato e con il solo obiettivo di ridurre le spese e ristrutturare l’organizzazione del lavoro colpendo i diritti consolidati delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche quelli dell’utenza.
Indubbiamente, molti dei clienti hanno recepito in modo positivo la possibilità di eseguire operazioni in modo conveniente ed economico, soprattutto i più giovani, che sono abituati alle nuove tecnologie. Tuttavia, questa transizione, in alcuni casi imposta, ha colpito pesantemente altri gruppi di consumatori più vulnerabili, come gli anziani per esempio.
Alla luce di queste considerazioni, la strategia di ridurre i costi attraverso la chiusura delle filiali e la riduzione degli sportelli bancari potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, infatti uno dei pochi vantaggi delle banche rispetto alle imprese fintech è il rapporto diretto che hanno con i propri clienti attraverso le filiali.
Come Fisac/CGIL di Brindisi riteniamo che le banche debbano tornare ad essere un servizio a disposizione della collettività senza distinzioni di classe, ovviamente retribuito ma scevro da fini speculativi. A suo tempo fummo scettici sul proliferare di filiali in modo indiscriminato ma ciò che sta accadendo adesso è la costruzione di un oligopolio che non tiene in alcun conto le esigenze delle persone e che le costringe ad un servizio di pessima qualità contro un costo medio elevato. E’ una contraddizione che esprime una logica di potere economico finanziario esercitato a danno della collettività, delle lavoratrici e dei lavoratori del comparto bancario.

La Redazione

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14 Ottobre: in piazza!

Il 14 ottobre 2017 CGIL- CISL e UIL manifesteranno nelle piazze di tutta Italia presentando le loro proposte in materia di Pensioni, Occupazione, Giovani e Sanità Pubblica. A Brindisi la manifestazione si terrà a Piazza Santa Teresa a partire dalle ore 10,00.
Chiediamo a tutte le iscritte e gli iscritti di partecipare numerosi.

La Redazione

14.10.2017 – BRINDISI Mobilitazione CGIL CISL UIL (14.10 (1)

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IUS SOLI

“IUS SOLI”: “diritto di suolo. In questi mesi se ne sta parlando molto, spesso a sproposito. Come redazione di fisacbrindisi.it interveniamo sull’argomento per una serie di ragioni. Lo Ius Soli è un disegno di legge che la Camera dei Deputati ha approvato mesi fa e che non riesce ad approdare in Senato, per il voto definitivo che lo trasformi in legge dello Stato. Alcuni partiti, che sono parte della maggioranza di Governo, hanno votato a favore nella Camera per poi decidere di non appoggiarlo più.
Noi abbiamo deciso di intervenire nel dibattito poiché il disegno di legge stabilisce un principio di civiltà minima. E’ inaccettabile che il Parlamento non lo approvi, diventando ostaggio di movimenti xenofobi e razzisti che hanno riempito gli schermi dei social network con bugie e falsità che, purtroppo, hanno attecchito nella pancia molle degli italiani.
D’altro canto fa piacere che nello stesso tempo stia montando in Italia un movimento sociale che spinge con forza per l’approvazione della legge, contrastando l’oscurantismo culturale che nel nostro paese offusca la coscienza di troppe persone. E’ di queste settimane la notizia di uno sciopero della fame a catena lanciato da un gruppo di insegnanti (ben 900) che lavorano in classi in cui la multietnicità è una realtà consolidata e positiva e a cui stanno aderendo molti parlamentari, alcuni ministri e sottosegretari, ma soprattutto moltissime cittadine e cittadini.
Noi abbiamo deciso di intervenire per tentare di fare un minimo di chiarezza, sconfessando le bugie che si leggono ovunque.
Lo “Ius Soli” è in realtà uno ius soli temperato mentre negli Stati Uniti e in molti altri paese chi nasce in uno stato ne ottiene il diritto di cittadinanza (1): la cittadinanza italiana non verrà concessa a chi sbarca nel nostro paese o a qualsiasi bambina o bambino che arrivi o nasca in Italia. Secondo il disegno di legge può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia d almeno 5 anni. Se tale genitore non dovesse provenire da paesi dell’Unione Europea, deve avere almeno un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; superare un test di conoscenza della lingua italiana. Serve comunque una dichiarazione di volontà di un genitore almeno sino al compimento del 18mo anno di età della bambina o bambino.
Come si evince non sono criteri a cui possano rispondere coloro che sbarcano in questi anni sulle nostre coste e che fuggono da guerre, miseria e sfruttamento.
Si affianca allo Ius Soli il principio dello Ius Culturae (“diritto di conoscenza”), ossia potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (scuole elementari o medie). I giovani nati all’estero e arrivati in Italia tra i 12 e 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Rientra, inoltre, il principio del merito: serve, cioé, che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo: chi è bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza. (2) Quest’ultimo è un principio punitivo poiché sottopone una bambina o un bambino a un ulteriore stress non comprensibile e discriminatorio anziché essere, come dovrebbe, uno strumento inclusivo.
E’ evidente che il disegno di legge preveda tutta una serie di limiti e di paletti, a nostro parere decisamente esagerata, affinché una bambina o un bambino figlio di stranieri, anche se nato in Italia, possa ottenere la cittadinanza.
Impedire che queste norme, già di per sé restrittive, possano diventare legge dello Stato dal nostro punto di vista è inaccettabile e incivile. Nelle comunità italiane, nelle scuole, nei negozi, nelle strade ci sono ragazze e ragazzi che, seppur di diversa provenienza e religione, parlano la nostra lingua e i dialetti locali, hanno assorbito le nostre consuetudini e costumi. Una fusione di diverse culture dovrebbero rappresentare un patrimonio unico per il futuro di questo paese, non un limite.
Qualsiasi chiusura ad un processo inarrestabile come quello dei flussi migratori è fuori tempo, è incivile, è la chiusura ad un rinnovamento e ringiovanimento di un paese che sta invecchiando sempre di più. Non è vero che “lo straniero” toglie lavoro ai giovani italiani perché queste ragazze e ragazzi nel nostro paese sono costretti a svolgere lavori altrimenti abbandonati. Ci si dovrebbe concentrare sulle vere ragioni per cui il lavoro non c’è, sulla difesa dei diritti dei lavoratori, sul trasformare l’uso della conoscenza e della tecnologia per migliorare la qualità del lavoro anziché essere uno strumento per l’abbattimento dei costi a vantaggio solo dell’impresa e del suo profitto.
Lo Ius Soli è solo un primo timido e inadeguato passo verso l’inserimento di una norma civile in un paese che è sempre stato accogliente e ospitale. La vera civiltà sarebbe garantire il diritto a chiunque nasca nel nostro paese di essere automaticamente cittadino italiano, senza cavilli o alambicchi a cui aggrapparsi.
Come Redazione riteniamo che la vera norma di civiltà sia garantire il diritto a chi nasce in questa terra di avere la doppia cittadinanza automatica. Le bambine e i bambini che nascono in Italia sono di fatto cittadine e cittadini italiani. E’ la comunità a dover garantire politiche inclusive e non discriminatorie. Riteniamo che questa sia l’unica strada per costruire una visione sociale avanzata che si contrapponga con forza a coloro che ci hanno ricondotto in un periodo oscuro in cui si attacca in modo indecente chi ha un diverso colore della pelle o una diversa religione. Dimenticando la storia di questo paese, la sua cultura, le sue fondamenta.
Noi non vogliamo dimenticarla.

La Redazione

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli
(2) https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

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La Fisac Brindisi in piazza il 30

Il 30 settembre la Fisac/CGIL di Brindisi ha partecipato attivamente con una folta delegazione alla manifestazione di Brindisi contro la violenza sulle donne.
La compagna della Segreteria provinciale, Rosa Maffei, ha letto un passo tratto da un libro di Serena Dandini, “Ferite a morte”.
Grazie alle Compagne e ai Compagni della CGIL e all’eccellente organizzazione della manifestazione.

La Redazione

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AVETE TOLTO IL SENSO ALLE PAROLE

La Cgil ha organizzato in tutte le piazze d’Italia per sabato 30.09 p.v. una manifestazione contro la violenza sulle donne.
Anche a Brindisi scenderemo in piazza della Vittoria a partire dal e 18,00.
Siete tutti invitati
30 settembre appello A4

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Povera Tecnologia. Tra Smart Working, Tablet e Smartphone dove sarà l’umano nelle banche?

La discussione sull’utilizzo della tecnologia e il suo impatto nell’organizzazione del lavoro in banca sta assumendo, ormai, contorni esilaranti. Le dichiarazioni del CEO di Deutsche Bank (1), il quale ha affermato che gli impiegati in banca per quello che fanno possono essere sostituiti da robot, nonché l’acquisizione da parte della BNL- Paribas (2) di una società che fa consulenza finanziaria mediante l’utilizzo di robot per «sviluppare servizi di consulenza digitale all’avanguardia e supportare e migliorare la digitalizzazione dei suoi distributori»; infine nel settore del credito ormai sono in crescente diffusione i contratti di Smart Working regolati aziendalmente anziché all’interno del Contratto Collettivo Nazionale di categoria.
Insomma, l’obiettivo nell’utilizzo della tecnologia nel credito è quello di sostituire gli esseri umani nei servizi resi alla clientela. E’ una visione che ha la semplice prospettiva di usare l’innovazione informatica e tecnologica al solo scopo di tagliare il costo del lavoro, ridurre la presenza fisica delle filiali nel territorio e costringere l’utenza a rivolgersi ad un computer o a un tablet o smartphone che sia, anziché ad una persona in carne ed ossa per chiedere servizi e consulenza.

Come spesso abbiamo scritto nei nostri articoli, la tecnologia non è uno strumento neutro. Questo significa che non è semplicemente possibile sostituire un essere umano, con le sue conoscenze e competenze, con un computer o con un algoritmo. La tecnologia è uno strumento che per funzionare ha bisogno di input, di programmazione e di assistenza continua. Da parte di chi? Di esseri umani. Non è sufficiente, per funzionare, un algoritmo.

La tecnologia è nata, ed è sviluppata, per diventare uno strumento che aiuti le persone a compiere attività ripetitive e faticose, a ridurre il tempo di lavoro. I bancomat hanno il compito di automatizzare i prelievi di contante e i versamenti al fine di consentire agli operatori di sportello di poter svolgere attività di consulenza tagliando le attività automatiche, quali contare i soldi dei versamenti e dei prelevamenti. Il fine reale è ridurre le attività noiose e ripetitive per offrire un servizio più veloce, qualitativamente migliore e che offra l’opportunità al cliente di essere soddisfatto nelle sue richieste sottraendolo alla alienazione di una persona che svolge in fretta sempre le stesse attività.

Si può ampliare questo esempio a qualsiasi altra innovazione tecnologica nel credito. I computer servono ai consulenti per avere migliori e più rapidi strumenti di assistenza ai clienti, per stampare le tonnellate di carte necessarie per qualsiasi contratto da far sottoscrivere. Ma alle spalle è necessario una persona in carne ed ossa che ascolti, consigli, spieghi e faccia firmare quelle carte rispondendo alle domande che inevitabilmente verrano rivolte dal cliente seduto di fronte a lui.

Questa è la tecnologia. Nessun algoritmo può assolvere a questi compiti. Pensare all’uso della tecnologia come strumento di taglio dei costi è miope e molto pericoloso per il futuro delle stesse aziende di credito. Quale cliente potrebbe mai fidarsi, oggi in un’Italia in cui il rapporto di fiducia tra clienti e banche è logorato, delle risposte automatiche di un robot?
Nutriamo molti dubbi in proposito.

Riteniamo invece che la tecnologia sia una enorme opportunità per ripensare una organizzazione del lavoro vecchia, superata dai tempi e dalle differenti esigenze della società e dell’economia. Va ripensato il layout delle filiali; va smantellata la struttura informatica, anch’essa vecchia e lenta, che costringe gli utenti a tempi di attesa lunghi; vanno ricostituite le “fabbriche prodotto” che elaborino prodotti realmente innovativi e flessibili; vanno ripensati i tempi di lavoro dei dipendenti.

E’ vero che nelle filiali entrano meno persone di un tempo. Beh, è la volta buona per ridurre l’orario di lavoro dei dipendenti, superando un antico tabù per cui chi deve pagare il taglio dei costi sia sempre e solo il lavoratore. E nel frattempo si allunga l’età per andare in pensione, si tagliano i salari e i diritti, si tagliano le risorse per la salute e la sicurezza, si costruisce una organizzazione del lavoro che vessa i dipendenti e li stressa con politiche commerciali fuori dalla realtà dei territori in cui si opera.

La tecnologia è una reale opportunità per migliorare la qualità di vita dei dipendenti bancari, per migliorare la qualità del servizio fornito alla clientela, per innovare nell’economia e nella società in cui le banche operano, per tagliare il costo di beni primari come l’uso dell’energia, del consumo irresponsabile della carta, per diffondere la conoscenza finanziaria e normativa, per elevare la qualità del credito erogato. Affinché sia così serve una classe imprenditoriale e manageriale che abbia lungimiranza e voglia superare l’ingordigia di speculare denaro in poco tempo.

Serve, in sintesi, la voglia di programmare e pensare al futuro. Non serve, invece, il desiderio di depredarlo.

La Redazione

(1) https://www.pressreader.com/italy/corriere-della-sera/20170907/282286730418142
(2) http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2017/09/12/risparmi-anche-la-banca-si-affida-al-consulente-robot37.html?ref=search

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No ai 67 anni per andare in pensione.

Bloccare l’aumento dell’età pensionabile, in seguito all’aumento dell’indice di aspettativa di vita, che nel 2019 si estenderà a 67 anni e 6 mesi.
Sconto di un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di tre anni, per le lavoratrici madri.
Alleghiamo un articolo de La Repubblica in cui è riportata la proposta dei sindacati confederali al Governo Gentiloni.
Buona lettura

La RedazionePensioni, sindacati al governo_ “Bloccare l’aumento dell’età e sconto fino a 3 anni alle lavoratrici madri”

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