Donne libere di essere libere

Pubblichiamo l’intervento della Segretaria Generale della Fisac/CGIL provinciale di Brindisi all’evento organizzato dalla Camera del Lavoro di Brindisi.

Questa è la testimonianza diretta di un dipendente del mps

Qualche anno fa in mps, è stato richiesto di compilare un questionario circa il ruolo della donna in banca. Premetto che il questionario è stato presentato come volontario e anonimo e poteva essere compilato a partire da una certa data ed entro una data limite, ma l’azienda già dal secondo giorno utile ha insistito molto nella compilazione con e-mail di sollecito con tanti cordiali saluti all’anonimato e alla volontarietà.

 io avendo apprezzato l’iniziativa, mi ci sono dedicato sin dal primo giorno anche se mi sono reso conto che le domande erano ridondanti, mal poste ed alcune probabilmente poste alle persone sbagliate. Veniva richiesto per esempio se nella rete commerciale, nel middle management e nel top management ci fosse un numero sufficiente di donne. E io che ne so quante donne ci sono? E quale dovrebbe essere un numero sufficiente? La mia personale opinione è “mai abbastanza”. Ma perché’ chiederlo? Assumete, promuovete, valorizzate invece!

 bollai il questionario come l’ennesimo spreco di denaro della banca nonché’ il classico intervento per salvare le apparenze in un periodo in cui tornò in auge il tema, che mai avrebbe dovuto essere trascurato, della violenza sulle donne, dalla violenza domestica al femminicidio, problemi che non si risolvono certo con un questionario.

Apprezzai invece un successivo corso di formazione on line sulle molestie, utile almeno a spiegare il problema con esempi concreti.

Ma da allora cosa è cambiato? Poco o nulla. Infatti, è di questi giorni la notizia dell’economy summit tenutosi a Pescara in cui grandi economisti si sono confrontati e hanno discusso di economia. La notizia non è questa ma il fatto che su 31 relatori era presente una sola donna. Un genio? Siamo noi donne a non capire di economia o se si deve discutere su argomenti importanti noi donne non siamo in grado di reggere il confronto con l’uomo? O siamo scomode? Perché’ anche questo si può pensare!!!!

Anche il mondo della finanza purtroppo non è avulso a certi comportamenti. Se è vero che il numero delle presenze femminili tra i dipendenti degli istituti di credito è aumentato sino  ad arrivare addirittura al 51%, è pur vero che queste, per la maggior parte, ricoprono ruoli di risorse umane, di segretariato o di gestione amministrativa; se invece la lavoratrice è a contatto col pubblico, con la clientela, la sua gestione non andrà oltre un certo limite, infatti più il cliente sarà importante, più sarà un impiegato piuttosto che una impiegata a relazionarsi. 

È ancora molto raro trovare donne nelle posizioni apicali; solo la bnl ha una amministratrice delegata, Elena Goitini, mentre come presidente del Mps c’è Patrizia Grieco; un numero veramente esiguo se si considera che in Italia ci sono 50 banche. La situazione non cambia se guardiamo i consigli di amministrazione dove la composizione femminile è meno di un terzo di quella maschile. Per questo la banca d’Italia ha imposto le quote di genere nei consigli di amministrazione da portare al 33% entro il 2024 per le grosse banche, mentre per i piccoli istituti questo dovrà avvenire entro il 2027. Non sono previste sanzioni per cui sarà molto semplice disattendere la norma.

Ma veramente abbiamo bisogno delle quote rosa per dimostrare la nostra preparazione? Per affermare la nostra professionalità? Perché’ non portare la proporzione al 50%? E non solo… perché’ non sanzionare seriamente chi disattende questa sacrosanta norma antidiscriminatoria? 

Troppo spesso c’è incompatibilità tra carriera e famiglia. Ancora oggi subiamo il ricatto dell’azienda che ci impone di rientrare subito dopo la maternità pena il cambio di mansioni o peggio un cambio di sede mettendo in maggiore difficoltà la lavoratrice madre e senza considerare che questo elemento contribuisce a penalizzare e ritardare il percorso di carriera.

Ampio è ancora il divario sui congedi parentali che malgrado l’introduzione del congedo obbligatorio per i padri continuano ad essere utilizzati soprattutto dalle madri. Ma qui c’è da fare un distinguo in quanto se nel settore pubblico è più facile trovare un padre disposto a richiedere il congedo parentale, questo non avviene nel settore privato in quanto il padre lavoratore che lo richiede è visto come un soggetto fragile su cui non si può fare affidamento.  Nel privato se ci sei produci e sei valutato per questo.

Questo è un retaggio culturale di stampo patriarcale. La stessa dinamica accade quando si fa richiesta di part time ancora largamente sfruttato dalle lavoratrici. Di conseguenza anche per i premi economici e le promozioni il personale maschile è maggiormente favorito, contribuendo così ad aumentare il divario salariale che ancora insiste tra l’uomo e la donna.

Siamo di fronte a due grossi problemi: la politica e la cultura.

La politica è troppo assente forse perché’ predominio di un solo genere che non intende molto cambiare le cose per non perdere posizioni di potere e privilegio; molto probabilmente è per questo che in Italia non si investe sufficientemente in infrastrutture quali asili nido, scuole a tempo pieno, nell’assistenza agli anziani e ai disabili. In questi casi la donna, in assenza di servizi, è spesso costretta a compiere vere e proprie acrobazie per conciliare il lavoro e la cura familiare o addirittura costretta a lasciare il lavoro.

Per quello che riguarda la cultura invece in quanto donne abbiamo anche una grossa responsabilità, quella di effettuare un cambio di passo per abbattere lo stereotipo culturale che parte dalla famiglia e sin dalla prima infanzia educando i figli e le figlie in maniera egualitaria. Dove la famiglia è carente è lì che deve intervenire la scuola partendo dai libri scolastici. Ancora oggi troviamo che la mamma stira e il papà lavora, la mamma cucina mentre il papà legge il giornale. Sembra banale ma non lo è… è il cambio di passo, il cambio di cultura che tanto vogliamo.

Come sindacalista è molto complicato confrontarsi su questo tema perché’ sono troppi i pregiudizi e le barriere da abbattere, in particolare se il confronto nasce tra donne. È stato più facile relazionarmi in maniera costruttiva col collega piuttosto che con la collega a mio avviso sempre per una questione di retaggio culturale. Sembra andare in contraddizione con quanto detto prima, ma sui diritti delle donne, forse perché’ quelli maschili sono acquisiti da millenni e mai messi in discussione, si erge un alone di omertà. I nostri diritti sono considerati meno importanti di fronte alle esigenze dell’azienda.

La storia dell’uomo ha più di 6.000 anni, la storia della donna deve ancora cominciare.

Rosa Maffei

Segretaria Generale Fisac/CGIL Comprensorio di Brindisi

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Fascisti, non passerete mai

Vile e violento attacco di un gruppo fascista di Forza Nuova alla sede della CGIL nazionale a Roma. Con la scusa della deriva no vax e no Green pass i fascisti si sono di nuovo introdotti nelle pieghe del disagio sociale, figlio della pandemia ma soprattutto di due decenni di violento attacco allo stato sociale al mondo del lavoro. 

La precarietà e la disoccupazione crescente hanno creato un fortissimo conflitto sociale in cui la destra estremista ha alimentato un becero qualunquismo che cerca di colpire il buon senso, gli strumenti democratici e la coesione sociale.

La CGIL è da sempre un baluardo a difesa della Costituzione e della Democrazia. E’ da sempre un baluardo contro il fascismo e qualsiasi tentativo di introdurre la violenza e la discriminazione di qualunque tipo e natura nel nostro paese.

Da subito siamo pronti a scendere in piazza in difesa delle nostre sedi e del nostro ruolo utilizzando strumenti di dialogo e non violenti. La Democrazia e la Costituzione vanno difesi con energia e determinazione. 

E noi, dirigenti della CGIL, lo faremo.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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È successo di nuovo. Ancora incidenti sul lavoro.

L’argomento del giorno sono le elezioni: la vittoria dell’uno o l’altro candidato, dell’una o l’altra coalizione, le proiezioni, i ballottaggi. Chi ha vinto, ha già un suo programma e si metterà subito a lavoro. 

No, scusate, l’argomento di oggi è il Covid: zone bianche, gialle, ecc.… Che poi, la zona gialla di ora non è più quella di una volta eh? 

No, scusate, arriveranno i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e bisogna spenderli bene ed è questa la notizia importante. 

Poi si affrontano temi come le tasse, l’immigrazione, il reddito di cittadinanza, il green pass… così, pourparler.

È un periodo di confusione politica e mediatica in cui ogni problema viene strumentalizzato dai politici per fini elettorali e dai media per far notizia.

Ed in questo caos, intanto, sono 677 le lavoratrici e i lavoratori che hanno perso la vita dall’ inizio di quest’ anno a luglio ci dice l’Inail. 677 in 7 mesi, più di 3 al giorno. Non sono solo numeri. Sono speranze e sogni che si infrangono, sono vite che si spengono. 

Aumentano pure gli infortuni, anche gravi; crescono le patologie professionali. 

Non sono neanche solo questi i numeri. Per ogni incidente e per ogni persona che non c’è più, ci sono famiglie che restano per sempre sole, con il loro dolore, a dover affrontare le difficoltà della vita.

Bisogna agire davvero e non fermarsi ai buoni propositi o alle belle parole. 

CGIL, tramite Maurizio Landini, ha proposto ad esempio un piano di assunzioni nell’ispettorato del lavoro e nei servizi per la prevenzione e la sicurezza. 

Un’altra idea potrebbe essere quella di impedire l’accesso ai finanziamenti pubblici alle aziende non in regola con le norme sulla sicurezza. 

Nella maggior parte dei casi, infatti, le morti sul lavoro avvengono perché le aziende volutamente non osservano le regole sulla sicurezza. Lo fanno per accelerare i processi produttivi o per carenza di fondi. 

Significa che tutte queste morti dovevano e potevano essere evitate ma le aziende non hanno volontariamente fatto abbastanza anteponendo il profitto alla vita umana.

Che sia ben chiaro: “applicare le leggi ed investire sulla sicurezza” non sono solo parole, sono la soluzione al problema.  

Bisogna assolutamente fermare questa strage. Ora!

Dipartimento Comunicazione Fisac//CGIL Brindisi

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I Lavoratori non si calpestano

I lavoratori non si calpestano! 

Il caso GKN, la vittoria dei lavoratori e della CGIL.

Circa 2 mesi fa GKN ha annunciato la chiusura del proprio stabilimento di Campi Bisenzio e il licenziamento, comunicato via e-mail, di tutti i 442 dipendenti. 

Il tribunale di Firenze ha bloccato i licenziamenti accogliendo il ricorso della FIOM CGIL.  Per il giudice, infatti, sono stati palesemente violati i diritti dei lavoratori. Chiara è stata inoltre la volontà di limitare l’attività del Sindacato. È evidente come l’azienda volesse lucrare sugli ingenti contributi statali ricevuti per investire nello stabilimento procedendo, invece, alla sua chiusura.

Priva di ogni pudore e di rispetto nei confronti della nostra Costituzione, GKN farà ricorso. Confidiamo in una schiacciante, rapida e definitiva vittoria: un valido precedente giuridico che scardini la moda di fare affari con ruberie e stratagemmi a scapito delle famiglie.

I lavoratori non sono un prodotto finanziario, i lavoratori non si calpestano!

Per maggiori dettagli, vi rimandiamo alla lettura di questo articolo tratto da “Il fatto quotidiano”. 

Gkn, il tribunale blocca i licenziamenti: “Evidente violazione dei diritti dei lavoratori. C’era la volontà di limitare l’attività del sindacato” – Il Fatto Quotidiano 

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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L’inizio del terrore

Vent’anni fa l’attacco agli Stati Uniti

Sono passati venti anni ma sembra sia successo soltanto ieri. Ognuno di noi ricorda esattamente cosa stesse facendo l’11 settembre, alle 9 circa del mattino, quando un volo della American Airlines si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center di New York. Pochi minuti dopo, un altro aereo della United Airlines colpisce la Torre Sud. In quel momento è chiaro come l’America fosse sotto attacco. Circa un’ora dopo, un aereo è diretto contro il Pentagono: informati di quanto accade, i passeggeri del volo United Airlines 93 sanno già quale destino li attende e si lanciano contro i dirottatori nel tentativo di prendere il controllo dell’aereo, morendo da eroi riuscendo a farlo schiantare su un campo vuoto a Shanksville.

Un attimo dopo, il crollo della Torre Sud. Mezz’ora dopo viene giù anche la Torre Nord. 

Bush parla alla nazione di attacco alla Libertà da parte di un codardo senza volto, volto che ben presto assumerà le sembianze di Osama Bin Laden. 

Oggi l’America si fermerà per celebrare un anniversario diverso, non soltanto perché è il ventesimo ma perché viene celebrato all’ombra della pandemia e del rovinoso ritiro delle truppe americane dall’Afganistan. Il Presidente Joe Biden si recherà in tutti i posti degli attentati terroristici: a New York, a Ground Zero, ci sarà anche l’ex Presidente Barak Obama; a Shanksville, ci sarà anche l’ex Presidente George Bush; infine, al Pentagono. Grande assente, Donald Trump che non presenzierà ad alcuna di queste commemorazioni. 

Un momento difficile, un’atmosfera mesta, di grandissima commozione nel Paese perché questa è una ferita ancora aperta: ci sono tantissime questioni ancora aperte legate agli attentati terroristici dell’11 settembre; ci sono anche tantissime persone che continuano a morire per tumori e malattie alle vie respiratorie. Il numero di morti per questo tipo di patologie causate da quanto respirato quel giorno, cui si aggiungono quelle dovute all’inquinamento, supera il numero dei caduti nell’attentato. 

Pesantissime anche le ricadute psicologiche.

È evidente, a livello mondiale, la divisione tra chi vuole voltare pagina e chi è determinato a non dimenticare; a prevalere sembrano essere la chiusura e il nazionalismo quando invece è necessario essere uniti e solidali come quel giorno dimostrammo di saper essere. 

La tragedia dell’11 settembre purtroppo è stata una grande occasione persa per ripensare il modo di vivere dell’Occidente ed il rapporto con il mondo islamico. Si poteva e si doveva trovare il modo per disinnescare il radicalismo islamico; è stato fatto invece esattamente il contrario andando a scatenare una guerra che ha riportato in auge l’integralismo. A pagarne le conseguenze, ancora dopo vent’anni, sono lo sviluppo e la libertà delle donne.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Gli avvoltoi sul Monte dei Paschi

In queste ultime settimane sono tanti gli avvoltoi che girano intorno a ciò che resta del terzo gruppo bancario italiano: il Monte dei Paschi di Siena. E ce ne sono anche all’interno di altre organizzazioni sindacali che hanno spudoratamente capovolto la loro linea politica, verosimilmente per ragioni strumentali. In questi giorni si legge di tutto sulla stampa specializzata e non. Filtrano indiscrezioni sul piano Unicredit, sulle scelte da parte dell’attuale proprietario di maggioranza del Monte, il MEF, da parte dell’UE. Ma da parte dei protagonisti di questa operazione di fusione, acquisizione, non si sa cosa, ossia il MEF, il Governo Draghi e Unicredit non c’è nessuna mossa che faccia pensare al coinvolgimento dei protagonisti veri: le lavoratrici, i lavoratori e le organizzazioni sindacali che li rappresentano. Infatti alla richiesta di incontro da parte delle federazioni nazionali e dei Coordinamenti RSA del MPS è seguito, ancora una volta, un silenzio indecente. La scelta di emarginare le persone e le organizzazioni che con enorme senso di responsabilità hanno lottato e lavorato per cercare di salvare la banca è molto grave, oltre che irrituale, irrispettosa e offensiva. 

Personalmente lavoro nel Monte dal 1982, dopo aver partecipato ad un concorso pubblico la cui platea iniziale fu di circa 10.000 partecipanti per 400 posti in tutta Italia. Sono dirigente sindacale della Fisac dal 1986. Ho passato una vita di lavoro e di impegno sindacale in questa banca e in questa organizzazione. Sono sempre stato parte del corpo di entrambe e ne sono orgoglioso. 

Oggi mi tocca leggere in un intervista ad un CEO sconosciuto di una SIM del gruppo Generali, che il vero problema dell’operazione del Monte non sono gli esuberi. Oggi si continua a parlare di 6.000 persone (e relative famiglie) su 21.000 dipendenti. Dalle mie parti una cosa del genere si chiamerebbe strage sociale, anche se parliamo di fare ricorso al fondo di solidarietà di categoria. Non contano per questo signore. Per lui il vero problema non è quello, ma che non è convinto che i dipendenti del Monte, abituati a concedere credito clientelare, si possano adattare a lavorare seriamente.

Questo è dileggiare migliaia di persone che hanno salvato la banca, e la clientela, dal dissesto. Inutile ricordare che questi fannulloni hanno perso quote rilevanti del loro salario per senso di appartenenza. Hanno dovuto lottare contro la cancellazione dell’impianto normativo di tutela dei dipendenti più avanzato nel sistema del credito. Questo impianto fu cancellato da tal Profumo, CEO scelto dalla politica, da Viola e dalla sig.ra Dalla Riva, oggi, ma che caso, chiamata a diventare responsabile del personale proprio di Unicredit. Queste sono tutte persone che pur essendo protagonisti di scelte fallimentari che non solo non hanno salvato la banca ma l’hanno ancor più affossata, e che continuano ad avere ruoli di grande responsabilità con relative retribuzioni da manager. Invece chi pagherà il prezzo salatissimo del disastro saranno proprio coloro che hanno messo la faccia e il corpo per difendere la parte sana di un’azienda in crisi.

La vicenda del Monte è purtroppo all’interno di un processo nazionale incentrato sull’attacco, virulento, al mondo del Lavoro. La cosa disarmante è che questo accada in una fase pandemica in cui le lavoratrici e i lavoratori di tutti i settori ritenuti prioritari, e il credito era tra questi, hanno messo in gioco le proprie competenze, la fatica, il corpo. Sì il corpo, perché hanno rischiato la vita per tenere aperti gli sportelli bancari, gli uffici postali, i supermercati, le farmacie, le industrie, i trasporti, il settore alimentare e così via. Lo hanno fatto per garantire i servizi e i prodotti essenziali e per salvare il futuro loro e delle aziende in cui lavoravano. 

Oggi queste persone anziché essere ringraziate, tutelate, anche economicamente per la loro attività, sono invece considerate ancora una volta solo un elemento di costo da tagliare per remunerare, invece, gli azionisti. Queste lavoratrici e lavoratori oggi sono oggetto di una aggressiva campagna di licenziamenti, addirittura con messaggi Whatsapp e mail e SMS. Oppure sono comunque considerati degli “esuberi”.

Inoltre, per risparmiare, le aziende, le imprese, hanno ulteriormente tagliato le risorse destinate alla sicurezza di chi lavora ed è in atto una ulteriore drammatica di catena di incredibili morti sul lavoro. Si parla di giovani donne stritolate da macchine per il cui funzionamento non sono state formate, di giovani lavoratori che cadono da impalcature non a norma o avvelenati perché non dotati di strumenti di tutela individuale. Una strage continua contro la quale, a parte vuote parole, non si fa nulla.

Noi, come lavoratori del Monte, siamo all’interno di questa dinamica. Con questa realtà dobbiamo fare i conti e misurarci mettendo in campo la forza del sindacato confederale e le nostre capacità relazionali e politiche. Non è il momento di divisioni, di aperture alle controparti sul fumo che viene propinato. Non è il momento dei campanilismi. Da lavoratore che opera in Puglia sono preoccupato per il futuro del Monte in questa regione anche perché, al di là della storia personale, è una banca che tanto ha dato al territorio, alla società e all’economia pugliese. Ma non è pensando al proprio orticello che ci si salva. Lo si può fare solo restando uniti e combattendo tutti insieme.

In questo momento è fondamentale il ruolo delle RSA della Fisac/CGIL che hanno storicamente un radicamento nelle province, nelle filiali e la cui coerenza politica e qualità di azione sono riconosciute e apprezzate.

La nostra proposta è chiara: no a qualsiasi ipotesi di spezzatino, no alla scomparsa di un marchio glorioso e fondamentale nella storia del paese, no ad operazioni di mercato che svalorizzino la funzione della banca nell’economia e nella società. L’andamento nel 2021 della banca ha dimostrato che il Monte dei paschi di Siena è una banca che è tornata a produrre utili e che, nonostante le armi spuntate e l’assenza di una proprietà pubblica, la professionalità e la dignità delle donne e degli uomini che lavorano in questa banca ha consentito di raddrizzare una barca condannata da anni a colare a picco. E invece è ancora qui che galleggia.

Galileo Casone

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Nun ci scassate u’ vax

Dai primi giorni di marzo del 2020 l’Italia, e l’intero pianeta, sta affrontando una delle prove più difficili della sua storia: la pandemia del coronavirus. Un piccolo virus si sta diffondendo tra le persone provocando una catastrofe sanitaria e di conseguenza una catastrofe economica, sociale con enormi ricadute psicologiche. Un’intera popolazione ha stravolto le proprie consuetudini di vita, di lavoro, di studio. Le scuole sono fisicamente chiuse ormai da molti mesi a tutti i livelli e le attività didattiche si sono spostate in uno spazio digitale in cui è possibile studiare ma in cui le relazioni sociali e affettive sono strette in uno schermo e in onde di dati che non hanno calore, spessore, sostanza. Tutto è diventato bidimensionale. Le strade per diversi mesi erano svuotate di persone e con sparute macchine. I cieli silenziosi, le notti cupi in cui l’aria immobile era rotta solo dalle sirene delle ambulanze. In quei mesi la scienza e la ricerca hanno compiuto il miracolo di scoprire e produrre un vaccino. E’ iniziata la corsa alla produzione, allo smistamento, a far partire l’organizzazione per avviare la più grande campagna vaccinale planetaria della storia. Un processo in cui abitare in un paese ricco o in paese povero fa la differenza. Nel passato altri vaccini hanno interrotto pandemie mortali, facendo scomparire virus terribili.

La politica in questo anno e mezzo ha dovuto affrontare scelte difficili, ha dovuto inventare soluzioni a problemi di difficile soluzione, ha cercato di individuare strumenti con cui temperare gli effetti di una crisi sanitaria ed economica dai risvolti drammatici per milioni di famiglie. Il vaccino è la soluzione principale. E’ del tutto evidente che una campagna di vaccinazione estesa e rapida blocca la diffusione del virus, ne limita gli effetti in termini di ricoveri e soprattutto di morte. La politica dovrebbe guidare tutto ciò. Ma l’Italia è un paese strano, da molti decenni ormai. E’ un paese capace di individuare soluzioni innovative, di diffondere atti e catene di formidabile solidarietà, di pensare al futuro in modo nuovo individuando con lucidità le questioni nodali da affrontare. Ma da un altro lato, il cui peso è purtroppo equivalente, è capace di sviluppare e diffondere una in-cultura fondata sul “si dice” e sull’ignoranza, sulla denigrazione costante della scienza, sulla pericolosa sottovalutazione di ciò che in modo inoppugnabile accade intorno alle persone. Nei giorni scorsi la mediocre, e spesso inguardabile, stampa mainstream italiana ha diffuso, in modo irresponsabile, le dichiarazioni quotidiane di rappresentanti politici della destra italiana in cui si afferma che la vaccinazione non serve a chi ha meno di 40 anni e che è da evitare assolutamente nelle categorie anagrafiche più giovani perché tanto gli effetti di una infezione sono di scarsa rilevanza. Si tratta di affermazioni continue del leader della Lega, Salvini, e di altri esponenti di quel partito e di Fratelli d’Italia. Se queste dichiarazioni irresponsabili possano essere mediaticamente comprensibili per un partito, FdI, che è all’opposizione, sono inaccettabili per un partito che è al Governo e che occupa ruoli di responsabilità politica. Perché la situazione è molto seria e non è ammissibile che chi ha ruoli di responsabilità giochi, per puri fini elettorali, a diffondere false notizie e a cavalcare l’ondata antiscientifica e no-vax presente nel nostro paese. Scegliere di non vaccinarsi in questo momento significa due cose: assumersi la responsabilità di alimentare confusione, basata su teorie farlocche e senza alcuna base scientifica, e quindi rallentare la campagna di vaccinazione; l’andamento della pandemia sta dimostrando come il virus, invece, si attrezzi e si modifichi rapidamente per continuare a vivere e colpisca con sempre maggiore aggressività e ferocia. I dati di contagio nel mondo lo dimostrano. La conseguenza di tutto ciò è il blocco della ripresa economica e sociale e un ritorno, invece, ad un aggravamento della crisi nonché riproporre la difficoltà di riaprire le scuole. E il problema non si risolve puntando il dito sui pochi insegnanti che non si sono vaccinati ma solo vaccinando rapidamente i milioni di ragazze e ragazzi che ancora non lo hanno fatto.

Questo è un momento decisivo per il futuro del paese e non si risolveranno i problemi ponendo divieti ma solo con il completamento nel minor tempo possibile della campagna di vaccinazione.

In questo paese sembra che ormai si possa andare avanti solo costruendo sistematicamente l’idea di un nemico da combattere e sconfiggere anziché cercare di ricostruire una comunità che pensi al futuro con diversità di opinione ma applicando il principio del rispetto dell’altro. Non è ammissibile che la politica giochi pensando sempre e solo alle prossime elezioni da vincere. La politica ha il compito di pensare ad un futuro collettivo e di individuare le soluzioni ai problemi e ai conflitti per realizzare quel progetto. Siamo stanchi di odio, di sciocchezze che diventano verbo, di un vento antiscientifico lontano dalla realtà, della diffusione di idee malsane e medievali che distruggono l’idea di collettività e in cui le scelte individuali e ideologiche minano la salute pubblica e alimentano razzismo e qualunquismo. Come Fisac/CGIL riteniamo che se il senatore Salvini è in possesso di una teoria scientifica che possa dimostrare che vaccinarsi per chi ha meno di 40 anni non serve a nulla, la tiri fuori e ne discuta con chi ha competenze mediche e scientifiche. Perché la gente ha bisogno, in questo momento, di confrontarsi con la realtà. Altrimenti se la sua idea, come quella di tal Lollobrigida nell’intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica (piazzata in mezzo a due pagine di terrore covid), è solo una sparata per acquisire consensi tra i giovani, si assuma la responsabilità di lasciare il Governo del paese a chi, invece, si affida alla scienza e alla difesa della salute pubblica. E’ troppo comodo lucrare sugli scranni del governo e su quelli dell’opposizione. Faccia una scelta di chiarezza e la smetta di confondere un popolo devastato e confuso. Questa è l’ora della responsabilità e della cultura, non quello dell’ignoranza e della protervia di stampo fascista.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Pensavamo fosse un accordo, invece era un “pacco”

Il 29 giugno il Governo e le parti sociali hanno firmato un accordo sullo sblocco dei licenziamenti selettivo, atto di superamento del blocco dei licenziamenti in seguito alla crisi derivante dalla pandemia Covid 19. Solo alcune categorie, quelle che hanno particolarmente risentito degli effetti della crisi, tra cui tessile e moda, hanno avuto la conferma del blocco dei licenziamenti. Le altre categorie invece hanno ottenuto lo sblocco con un avviso da parte del Governo di licenziare solo dopo aver utilizzato tutte le possibili forme e modalità di ammortizzatori sociali esistenti, a partire dalle 13 settimane previste di Cassa Integrazione. E’ stato costituito inoltre un osservatorio, definito tavolo permanente, per monitorare l’utilizzo degli ammortizzatori in questa fase di ripresa.

Nella notte del 3 luglio 2021 la Gianetti Fad Wheels ha inviato, alla fine del turno del sabato, una mail in cui ha comunicato il licenziamento dei 152 dipendenti e la chiusura dello stabilimento di Ceriano Laghetto, in provincia di Monza. Lo stabilimento era attivo da oltre cento anni.

Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 2021 la GKN Driveline ha inviato un messaggio Whatsapp ai 422 dipendenti avvisandoli del loro licenziamento e della chiusura dello stabilimento.

Il 14 luglio 2021 la Whirpool, multinazionale nel settore degli elettrodomestici, avvia la procedura di licenziamento dei 442 dipendenti dello stabilimento di Napoli.

Sono tutti settori che rientrano nelle casistiche dell’accordo nazionale di cui sopra. Quindi, in punta di diritto, prima di procedere ai licenziamenti erano obbligate a percorrere la via dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali.

Invece, nel leggere le motivazioni delle imprese, si capisce chiaramente che le ragioni delle chiusure sono tutte nella scelta di delocalizzare gli stabilimenti in paesi in cui produrre costa di meno. La logica di fondo è quindi puramente capitalista e nulla di più. Le imprese non si riconoscono alcuna funzione sociale; a loro non interessa mitigare i catastrofici effetti di questa scelta sui dipendenti e sulle loro famiglie, soprattutto in un’epoca di pandemia. No, a loro interessa semplicemente ricercare il profitto e il pagamento dei dividendi agli azionisti. La tutela delle persone che gli consentono il raggiungimento di quei profitti e la qualità del prodotto finito mediante le loro competenze a loro non interessa minimamente.

Ci dispiace ancora una volta dover constatare che la firma di un accordo, importante nei contenuti e nelle prospettive politiche di tutela del Lavoro si trasformi nel giro di qualche giorno in carta straccia senza alcun valore per le imprese rappresentate dalle loro organizzazioni sociali.

Ancora una volta in Italia gli interessi del capitale e delle imprese hanno la meglio su tutto: sul diritto, sulle scelte politiche, sul ruolo delle organizzazioni sindacali. E questo non va bene. La pandemia da coronavirus, dispiace doverlo ricordare ancora una volta, è stata combattuta grazie al ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori che hanno rischiato il corpo e la vita per continuare a garantire la produzione di beni e di servizi indispensabili per la sopravvivenza di una intera società.

Ora che il rischio si sta attenuando, sono proprio loro a pagare ancora una volta per la tutela degli interessi imprenditoriali e del raggiungimento di un profitto finanziario. Decine di migliaia di persone rischiano il licenziamento e l’andamento cronologico di quel che sta accadendo purtroppo lo dimostra inequivocabilmente.

Purtroppo la firma di questi accordi non è più sufficiente. Servono strumenti realmente esigibili per tutelare il futuro del Lavoro e delle persone che lo incarnano. Non è più ammissibile subordinare la difesa degli interessi delle persone a quelle del Capitale e del profitto. Servono anche strumenti che consentano di individuare le reali responsabilità manageriali nella gestione delle imprese. Non è più accettabile assistere ai licenziamenti in presenza di bonus milionari a manager che hanno affossato le imprese. E’ necessario costruire un punto di equilibrio più alto ed è necessario che le Lavoratrici e i Lavoratori siano parte attiva di questo cambiamento attraverso le loro Organizzazioni Sindacali che, forse, dovrebbero ricominciare a rifiutare la firma di alcuni accordi per costruirne democraticamente di nuovi e più avanzati negli strumenti e negli obiettivi.

Dipartimento Fisac/CGIL Brindisi

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Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

un romanzo di Mark Haddon 

Il mondo è caotico e la vita è frenetica. Di fronte ai problemi della vita spesso fuggiamo. Se qualcuno intorno a noi è in difficoltà, non ce ne accorgiamo o sminuiamo la faccenda o gli voltiamo le spalle. 

Christopher è migliore di noi. Ha bisogno di capire, di trovare l’ordine laddove non pare esserci e, soprattutto, ha bisogno di verità. Ha quindici anni e soffre di una forma di autismo. Un giorno, il cane della sua vicina viene ucciso e imitando il suo eroe, Sherlock Holmes, decide di scoprire il colpevole. Per farlo, dovrà necessariamente muoversi in mezzo alla gente, dovrà “socializzare”.

Decide anche di scrivere un libro sul caso dandoci modo di vedere il mondo con i suoi occhi, di vivere le sue paure e di stupirci quando verrà alla luce un mistero ben più profondo che lo riguarda.

Capiremo anche le quotidiane preoccupazioni dei genitori e degli insegnanti che seguono nella crescita i ragazzi come Christopher e l’importanza di creare una società veramente inclusiva. 

Buona lettura!

Danilo Gianniello

Dipartimento Comunicazione Fisac CGIL Brindisi

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I sindacati in piazza contro i licenziamenti.

A Firenze, Torino e Bari, CGIL, CISL e UIL si sono fatti sentire: piazze piene come non accadeva da prima della pandemia, simbolo di un’Italia che vuol restare unita e fondata sul lavoro.

Il messaggio è chiaro: bisogna evitare lo scoppio della bomba sociale, riformare gli ammortizzatori sociali, sconfiggere il precariato e lo sfruttamento ed investire sulla sicurezza per fermare le morti sul lavoro.

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini dalla piazza di Torino esorta: “Questo Paese cambia solo se cambia insieme al lavoro e per sostenere il lavoro! Noi non saremo disponibili né oggi né mai ad accettare un peggioramento! Lo sappia il governo, lo sappiano le forze politiche, lo sappiano le imprese!”

Il rischio sociale esiste ed è sbagliato negarlo. Deve averlo compreso il ministro Orlando che rassicura i lavoratori confermando che il governo interverrà con una nuova proroga del blocco dei licenziamenti e un congelamento. Secondo indiscrezione, però, il congelamento sarà selettivo e con un’attenzione particolare al settore tessile-calzaturiero.

La soluzione non sarebbe né giusta né sufficiente. Il blocco dei licenziamenti deve essere prorogato per tutti i lavoratori, senza distinzioni, almeno fino al mese di ottobre. Nel frattempo, bisogna lavorare su un programma di formazione e riqualificazione professionale che permetta a chi rischia il posto di lavoro di trovarne un altro.

Non ci può essere ripresa economica senza sviluppo sociale. Non ci può essere sviluppo sociale senza Lavoro e Uguaglianza.

L’iniziativa sindacale ha ottenuto un risultato con la firma di un Accordo giunto dopo sei ore di serrata trattativa. Nell’intesa si è stabilito di utilizzare tutti gli ammortizzatori sociali disponibili per legge prima dei licenziamenti e di mantenere il blocco dei licenziamenti per i settori del tessile, scarpe e moda che sono quelli più colpiti dagli effetti della pandemia, sino al 31 ottobre 2021. E l’impegno a far nascere un tavolo di monitoraggio a palazzo Chigi “con lo scopo di seguire l’attuazione dell’intesa e governare eventuali emergenze sociali”. La parola chiave è avviso comune, sottoscritto insieme da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Alleanza delle Cooperative, Confapi e firmato dal Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e dal ministro del Lavoro Andrea Orlando. “Le parti sociali alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti, si impegnano a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro – si legge nell’avviso – Auspicano e si impegnano, sulla base di principi condivisi, ad una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua”. Insomma un segnale importante sul lavoro e l’impegno a confrontarsi a breve su riforma degli ammortizzatori sociali e del fisco.

Il risultato finale è importante e frutto di una mediazione ma va monitorato nei vari settori con grande attenzione e con un ruolo attivo delle organizzazioni sindacali.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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