IUS SOLI

“IUS SOLI”: “diritto di suolo. In questi mesi se ne sta parlando molto, spesso a sproposito. Come redazione di fisacbrindisi.it interveniamo sull’argomento per una serie di ragioni. Lo Ius Soli è un disegno di legge che la Camera dei Deputati ha approvato mesi fa e che non riesce ad approdare in Senato, per il voto definitivo che lo trasformi in legge dello Stato. Alcuni partiti, che sono parte della maggioranza di Governo, hanno votato a favore nella Camera per poi decidere di non appoggiarlo più.
Noi abbiamo deciso di intervenire nel dibattito poiché il disegno di legge stabilisce un principio di civiltà minima. E’ inaccettabile che il Parlamento non lo approvi, diventando ostaggio di movimenti xenofobi e razzisti che hanno riempito gli schermi dei social network con bugie e falsità che, purtroppo, hanno attecchito nella pancia molle degli italiani.
D’altro canto fa piacere che nello stesso tempo stia montando in Italia un movimento sociale che spinge con forza per l’approvazione della legge, contrastando l’oscurantismo culturale che nel nostro paese offusca la coscienza di troppe persone. E’ di queste settimane la notizia di uno sciopero della fame a catena lanciato da un gruppo di insegnanti (ben 900) che lavorano in classi in cui la multietnicità è una realtà consolidata e positiva e a cui stanno aderendo molti parlamentari, alcuni ministri e sottosegretari, ma soprattutto moltissime cittadine e cittadini.
Noi abbiamo deciso di intervenire per tentare di fare un minimo di chiarezza, sconfessando le bugie che si leggono ovunque.
Lo “Ius Soli” è in realtà uno ius soli temperato mentre negli Stati Uniti e in molti altri paese chi nasce in uno stato ne ottiene il diritto di cittadinanza (1): la cittadinanza italiana non verrà concessa a chi sbarca nel nostro paese o a qualsiasi bambina o bambino che arrivi o nasca in Italia. Secondo il disegno di legge può diventare cittadino italiano chi è nato in Italia da genitori stranieri, se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia d almeno 5 anni. Se tale genitore non dovesse provenire da paesi dell’Unione Europea, deve avere almeno un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale; disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge; superare un test di conoscenza della lingua italiana. Serve comunque una dichiarazione di volontà di un genitore almeno sino al compimento del 18mo anno di età della bambina o bambino.
Come si evince non sono criteri a cui possano rispondere coloro che sbarcano in questi anni sulle nostre coste e che fuggono da guerre, miseria e sfruttamento.
Si affianca allo Ius Soli il principio dello Ius Culturae (“diritto di conoscenza”), ossia potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (scuole elementari o medie). I giovani nati all’estero e arrivati in Italia tra i 12 e 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico. Rientra, inoltre, il principio del merito: serve, cioé, che il ciclo delle scuole primarie sia superato con successo: chi è bocciato alle elementari dovrà aspettare per chiedere la cittadinanza. (2) Quest’ultimo è un principio punitivo poiché sottopone una bambina o un bambino a un ulteriore stress non comprensibile e discriminatorio anziché essere, come dovrebbe, uno strumento inclusivo.
E’ evidente che il disegno di legge preveda tutta una serie di limiti e di paletti, a nostro parere decisamente esagerata, affinché una bambina o un bambino figlio di stranieri, anche se nato in Italia, possa ottenere la cittadinanza.
Impedire che queste norme, già di per sé restrittive, possano diventare legge dello Stato dal nostro punto di vista è inaccettabile e incivile. Nelle comunità italiane, nelle scuole, nei negozi, nelle strade ci sono ragazze e ragazzi che, seppur di diversa provenienza e religione, parlano la nostra lingua e i dialetti locali, hanno assorbito le nostre consuetudini e costumi. Una fusione di diverse culture dovrebbero rappresentare un patrimonio unico per il futuro di questo paese, non un limite.
Qualsiasi chiusura ad un processo inarrestabile come quello dei flussi migratori è fuori tempo, è incivile, è la chiusura ad un rinnovamento e ringiovanimento di un paese che sta invecchiando sempre di più. Non è vero che “lo straniero” toglie lavoro ai giovani italiani perché queste ragazze e ragazzi nel nostro paese sono costretti a svolgere lavori altrimenti abbandonati. Ci si dovrebbe concentrare sulle vere ragioni per cui il lavoro non c’è, sulla difesa dei diritti dei lavoratori, sul trasformare l’uso della conoscenza e della tecnologia per migliorare la qualità del lavoro anziché essere uno strumento per l’abbattimento dei costi a vantaggio solo dell’impresa e del suo profitto.
Lo Ius Soli è solo un primo timido e inadeguato passo verso l’inserimento di una norma civile in un paese che è sempre stato accogliente e ospitale. La vera civiltà sarebbe garantire il diritto a chiunque nasca nel nostro paese di essere automaticamente cittadino italiano, senza cavilli o alambicchi a cui aggrapparsi.
Come Redazione riteniamo che la vera norma di civiltà sia garantire il diritto a chi nasce in questa terra di avere la doppia cittadinanza automatica. Le bambine e i bambini che nascono in Italia sono di fatto cittadine e cittadini italiani. E’ la comunità a dover garantire politiche inclusive e non discriminatorie. Riteniamo che questa sia l’unica strada per costruire una visione sociale avanzata che si contrapponga con forza a coloro che ci hanno ricondotto in un periodo oscuro in cui si attacca in modo indecente chi ha un diverso colore della pelle o una diversa religione. Dimenticando la storia di questo paese, la sua cultura, le sue fondamenta.
Noi non vogliamo dimenticarla.

La Redazione

(1) https://it.wikipedia.org/wiki/Ius_soli
(2) https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

This entry was posted in Analisi, Blog, CGIL, Crisi, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *