Davos e il futuro per pochi

Ogni anno a metà gennaio a Davos, un paesino arroccato sulle Alpi svizzere, si svolge il World Economic Forum, un evento di cinque giorni cui partecipano presidenti e primi ministri, banchieri centrali e boss di grandi aziende, industriali, miliardari, influenti accademici, sportivi, attori, rockstar, innovatori…
Il primo meeting fu istituito nel 1971 dal professor Klaus Schwab per promuovere l’idea secondo cui le imprese dovrebbero servire tutte le parti portatrici di interessi: clienti, dipendenti, comunità e, ma non solo, gli azionisti. Ciò è stato poi riaffermato nel 1973 nel “Manifesto di Davos”, documento che da allora ha plasmato il lavoro del Forum.
Quest’anno l’incontro (21-24 gennaio 2020) riunirà 3.000 partecipanti da tutto il mondo e mirerà a dare un significato concreto al “capitalismo degli Stakeholder”, assistere i governi e le istituzioni internazionali nel tracciare i progressi verso l’accordo di Parigi e gli obiettivi di sviluppo sostenibile e facilitare le discussioni su tecnologia e governance commerciale.
Nel meeting verranno trattati, con priorità, i seguenti argomenti:
– Come salvare il pianeta;
– Società e futuro del lavoro;
– Tech for Good;
– Economie più giuste;
– Affari migliori;
– Futuri sani;
– Oltre la geopolitica;
Informazioni dettagliate sul WEF possono essere reperite sul sito https://www.weforum.org/events/world-economic-forum-annual-meeting-2020/about oltre che sulla stampa nazionale e internazionale. Si segnala ad esempio, il seguente articolo de Il Sole 24 Ore https://www.ilsole24ore.com/art/davos-2020-cos-e-e-perche-e-nata-riunione-dell-elite-mondiale-ACkjD5CB?fromSearch .

Ciò che ci preme sottolineare è come da 50 anni i potenti della Terra si riuniscano per decidere le sorti di tutti gli altri. Mentre oltre la metà della popolazione mondiale vive in povertà, condizione che spinge a sperare ma non certo a costruirsi un futuro migliore, i capitalisti di oggi decidono come sarà l’Economia di domani: un capitalismo, dicono, etico.
Disillusi da troppo tempo ormai, non crediamo ad un atto di generosità o di ravvedimento. Il pensiero va invece a quei sovrani illuministi che nel XVIII secolo, a fronte di poche concessioni, consolidarono il proprio potere assoluto.
Riteniamo che questi moderni Paperoni abbiano trovato, nel capitalismo degli Stakeholder, un nuovo filone d’oro.
A noi tocca organizzare la costruzione di un’idea diversa del futuro che metta al centro la lotta alla povertà diffusa e la ricostruzione dell’ambiente, devastato negli ultimi decenni dalle “ricette” economiche spinte proprio da quei Paperoni che in questi giorni si riuniscono a Davos.

La Redazione

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