Antifa hier

“Juden hier”. Una scritta sulla porta di una casa. “Qui abita un ebreo”. Non siamo in Germania nella notte tra il 30 giugno e il 1 luglio del 1934. Siamo in Italia, a Mondovì, alla fine del mese di Gennaio del 2020, alle soglie delle elezioni regionali in Emilia-Romagna e in Calabria. Ma Mondovì è in provincia di Cuneo, non di Bologna o di Reggio Calabria. La scritta è apparsa sulla porta di casa della famiglia di Livia Beccaria Rolfi, partigiana nella seconda guerra mondiale catturata e deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck in quanto prigioniera politica. Chi ha imbrattato la porta non solo l’ha fatto di notte, al buio, furtivamente come un roditore, ma non si è nemmeno preso la briga di informarsi sulla vita di chi voleva offendere.
Questo atto rappresenta un punto di non ritorno per il nostro paese. L’Italia ripiomba in un passato nero, violento, impregnato di razzismo e di ignoranza. Con quella scritta infame si tenta di cancellare le radici, il collante sociale fondante dell’Italia repubblicana, della Costituzione: l’antifascismo. Gli italiani hanno scelto la strada dell’antifascismo e quella del rispetto e dell’accoglienza di tutti, senza differenza di razza, religione e sesso.
Chi non si riconosce in questo attacca la nostra storia e le ragioni per stare insieme in questa collettività, rappresenta una minaccia all’integrità del paese, dei cittadini che lo popolano.
Noi, come dirigenti sindacali della CGIL, che nel suo Statuto sancisce come obiettivo l’applicazione della Costituzione nei luoghi di lavoro, siamo pronti a mettere la faccia e il corpo a difesa del paese, dell’antifascismo e contro ogni forma di discriminazione.
Noi lotteremo con tutti gli strumenti democratici per combattere ogni tipo di rigurgito fascista.
Noi siamo “Antifa hier”.

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