Liberate Patrik

Liberate Patrik Zaki! Giustizia per Giulio Regeni!

Patrick George Zaki, 28 anni, sostenitore dei diritti umani e studente dell’Università di Bologna è stato arrestato il 7 febbraio all’aeroporto del Cairo mentre rientrava per una breve vacanza da Bologna, dove seguiva un master in studi di genere. Prima di proseguire i suoi studi a Bologna, Patrick era impiegato come ricercatore per i diritti di genere presso l’Egyptian Initiative for Personal Rights, un importante gruppo per i diritti.
Zaki è accusato di diffusione di notizie false e di aver organizzato proteste non autorizzate contro il governo e condannato a detenzione preventiva per 15 giorni. È molto probabile però che tale misura verrà rinnovata a tempo indeterminato come è in potere di fare dei pubblici ministeri egiziani anche in assenza di prove.
Arresti come quello di Patrick non sono insoliti in Egitto dove i servizi di sicurezza detengono abitualmente difensori dei diritti umani, avvocati, accademici e altri critici del governo sottoponendoli a torture. Molti di loro scompaiono. Lo stesso Zaki ha dichiarato di essere stato picchiato e torturato con scosse elettriche.
Il suo arresto rientra nella politica di repressione contro gli oppositori del presidente el-Sissi. Con lui al potere, in Egitto è stata ampliata la definizione di terrorismo: sono vietate tutte le proteste ed i dissidenti politici sono considerati terroristi.
Grazie anche al legame con l’Italia, fortunatamente Patrick non è uno dei tanti. In molte città si sono tenute manifestazioni studentesche e funzionari italiani hanno avanzato richieste.
Il pensiero è andato subito a Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso al Cairo nel gennaio 2016 per essere trovato morto 10 giorni dopo, con segni di torture estese.

Giulio, 28 anni, dottorando all’Università di Cambridge, studioso delle organizzazioni sindacali e per questo vicino ai lavoratori, è stato arrestato, torturato e ucciso da funzionari delle forze dell’ordine egiziane. Lo stato egiziano poi, con coinvolgimento di persone poste ai diversi livelli di potere, ha ostacolato le indagini italiane ed internazionali ed insabbiato le prove. La milizia egiziana ha infine ucciso cinque persone e affermato di aver rinvenuto il passaporto di Giulio a casa della sorella di uno di loro.
Sicuramente l’arresto di Zaki ha riaperto una ferita molto profonda; molti italiani hanno preso a cuore il caso avendo la possibilità di far pressione sull’Egitto affinché liberi Zaki, cosa che non hanno neanche avuto modo di provare a fare per Giulio Regeni.
Lo scrittore Roberto Saviano ha scritto su Twitter: “Diamo la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, incarcerato in Egitto a causa delle sue idee. L’Italia deve tutelarlo affinché possa tornare a Bologna, nella sua università, tra i suoi amici e colleghi, nel Paese che già l’ha accolto e che non vede l’ora di riabbracciarlo”. Non possiamo che essere solidali con tale iniziativa, sostenerla ed invitare tutti a sostenerla. Segnaliamo il link https://twitter.com/robertosaviano/status/1229457380284518401 vergognandoci e provando il più profondo ribrezzo per i commenti di taluni odiatori che leggerete.
La verità sulle circostanze riguardanti la scomparsa e la morte di Giulio Regeni non è mai emersa ufficialmente ma è frutto di tragiche constatazioni. Vera Giustizia sarà fatta quando saranno condannati tutti i funzionari Egiziani coinvolti. A rendere ardua l’impresa si aggiungono, ahinoi, gli intensi rapporti economico-politici dell’Egitto con il resto del mondo, Italia compresa. Un interessante approfondimento del New York Times, già ad agosto 2017 metteva in luce tali rapporti ed evidenziava le stranezze del caso Regeni. La traduzione dell’articolo è consultabile alla pagina https://www.nytimes.com/2017/08/23/magazine/perche-un-ricercatore-universitario-italiano-e-stato-torturato-e-ucciso-in-egitto.html?action=click&contentCollection=Magazine&module=Translations&region=Header&version=it-IT&ref=en-US&pgtype=article
La storia si sta ripetendo per Patrick, ma non deve concludersi necessariamente allo stesso modo. Ora ci piacerebbe essere accanto a lui, come nell’immagine che compare sul post di Saviano, per dirgli anche noi che “Stavolta andrà tutto bene!”.

Inviato dal mio Mi MIX 2

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