LA FASE 2: SALUTE E LAVORO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS E DEL NEOLIBERISMO


All’inizio della tragedia del coronavirus sono state dettate alcune semplici regole per il contenimento della malattia: distanziamento sociale ed accurata igiene.
Lo “stare a casa” però non è attuabile per tutti. Sono milioni le lavoratrici e i lavoratori che continuano a compiere il loro dovere nei settori di primaria importanza. I medici e gli infermieri sono in prima linea: non sono impavidi ma sono vicino agli ammalati nonostante la paura del contagio per sé e per i propri cari; molti hanno contratto il virus, troppi hanno sacrificato la loro vita. Non bisogna poi dimenticare chi produce generi di prima necessità e chi li trasporta.
Anche i bancari hanno continuato a lavorare alternando giorni di lavoro agile a giornate lavorative in sede perché le vite di tutti nell’era del neoliberismo sono indissolubilmente legate ai bisogni del Capitale.
Il problema economico è oggettivamente serio. Il governo non ha i mezzi per sostenere le spese necessarie per tutelare tutti i cittadini e ha la volontà di approntare un adeguato piano di indebitamento con il coinvolgimento degli altri Paesi dell’Unione.
Ecco, allora, che al primo cenno di discesa della curva dei contagi si parla della Fase 2, quella della cosiddetta “convivenza con il virus”, per rimettere in moto l’economia.
Le Banche hanno già annunciato un ritorno alla “normalità”: oltre che sospendere i finanziamenti, ci sarà da concedere liquidità alle aziende, a fronte di garanzie statali, ed anticipare la mensilità della cassa integrazione. Ci sarà inoltre da portare avanti la “normale” attività fatta di budget e pressioni commerciali.
La Fase 2 è inevitabile in quanto sarà avallata dalla legge, ma dalle prime indiscrezioni pare che si vogliano anticipare i tempi per un rientro alla normalità, nonostante l’indice dei contagi sia ancora molto alto. Le lavoratrici e i lavoratori del credito sono disposti a lavorare per il senso del loro ruolo economico e sociale ma è fondamentale fissare delle regole di Salute e Sicurezza partendo dal rispetto obbligatorio da parte delle aziende di credito dei tre principi di fondo per la tutela della salute:

a) Distanziamento sociale, previsto dalla legge e che andrebbe ulteriormente ampliato sulla scorta di studi scientifici non strumentalizzati dalla imprese e dalla politica.
b) Dispositivi di protezione individuale (DPI) a protezione dei lavoratori tutti, dall’operatore di sportello al consulente, al contabile di back office.
c) Sistema di controllo temperatura dei dipendenti e della clientela.

L’applicazione di queste misure di protezione richiedono più livelli di analisi e di intervento.

Una nuova organizzazione del lavoro.
Le filiali così come sono strutturate non consentiranno per molti mesi, forse anni, la possibilità di lavorare ad organici completi, pena il venire meno della regola del distanziamento sociale. E’ probabile che si debba continuare a lavorare con organici pressoché dimezzati, o poco meno. Questo sarà possibile solo in due modi: o con l’applicazione di due turni di lavoro (il che comporta a seguire un problema di igiene e sanificazione dei locali) oppure con una strutturazione in via consolidata e duratura dello smart working. Registriamo già, invece, la volontà di una riapertura quotidiana delle filiali più grandi e di aumentare il numero dei lavoratori presenti fisicamente in filiale.
Una questione di sicurezza interna ed esterna.
La sicurezza nelle filiali va attuata con una pulizia quotidiana dei locali e con una sanificazione consolidata e strutturata; non è poi così scontato dover ricordare la differenza tra pulizia e sanificazione. I giorni in cui vengono effettuate le pulizie sono stati portati da 3 a 4 ma non ne basterebbero 5; sanificazione ha un’accezione ben più ampia del termine pulizia,
Non meno importante è il tema della sicurezza esterna per chi è in smart working. Sino ad ora si è glissato sull’argomento che, però, nel momento in cui diventa ordinario l’utilizzo di questa modalità di lavoro a distanza pone una serie di problemi indifferibili: copertura assicurativa all’esterno, problemi di sicurezza nel trattamento dei dati, polizze infortuni, questione dei controlli sulle operatività dei dipendenti a distanza (in sintesi una questione importante di tutela della privacy delle lavoratrici e dei lavoratori).

Gli Investimenti.
I banchieri storceranno il naso ma in realtà sanno bene quale sia l’importanza degli Investimenti. Rintracciamo tre linee di intervento:
a) Investimenti nella Sicurezza interna ed esterna (chi fa i controlli all’ingresso delle filiali, tutela privacy dipendenti e clientela, sicurezza per chi lavora in smart working, strumenti di tutela nelle filiali: pannelli a protezione di tutti i lavoratori addetti al pubblico, mascherine in quantità necessaria quotidianamente, guanti, disinfettanti ecc. ecc.)
b) Investimenti hardware, software e infrastrutture hardware. Il ricorso urgente a modalità di lavoro a distanza ha evidenziato i fortissimi limiti negli investimenti in tecnologia delle banche italiane: hardware scadente, procedure complicate e farraginose, eccesso di controlli e di burocrazia, scarsa elasticità organizzativa per affrontare le nuove richieste a distanza della clientela, server vecchi e lenti, assenza di procedure snelle per incentivare l’uso degli strumenti di pagamento elettronico.
c) Investimenti sulla qualità di vita dei dipendenti. C’è rischio molto elevato di un drastico peggioramento della qualità di vita dei lavoratori, sia per chi lavorerà in filiale che per chi lavorerà in smart working. Gli effetti delle pressioni commerciali saranno amplificati dal lavoro in solitudine e l’impossibilità di un confronto fisico tra colleghe e colleghi. Serviranno modalità di assistenza tecnica adeguata e veloce nonché di un supporto psicologico continuo.

Il ritorno alla Responsabilità Sociale d’Impresa.
La crisi durerà mesi, probabilmente anni. Il ruolo delle aziende di credito in una economia di guerra sanitaria dovrà necessariamente cambiare per rispondere al meglio alle nuove e drammatiche esigenze del tessuto economico e sociale del paese. Gli interventi finanziari del Governo nel decreto Cura Italia e in quello successivo del mese di aprile moderano, con un impegno diretto a garanzia da parte dello Stato, il rischio per le banche. Si apre, però, uno scenario in cui, finalmente, le banche possono recuperare il loro ruolo e la loro responsabilità sociale per la rinascita del paese. Servirà quindi un nuovo modello organizzativo e operativo fondato su una rapida campagna di formazione e di creazione di competenze specialistiche nell’analisi dell’erogazione del credito a favore delle aziende e dei privati. Si dovrà uscire da una logica tutta improntata all’utile a breve termine per organizzare, invece, una politica di intervento economico e sociale a lungo termine. Senza inutili livelli di rischio ma con una crescita diffusa delle competenze operative delle lavoratrici e dei lavoratori. Magari con un occhio di riguardo alla semplificazione delle procedure e un uso corretto, anch’esso diffuso, degli strumenti forniti dall’innovazione digitale anche nell’acquisizione degli strumenti di analisi dei dati.
Infine servirà la riapertura delle Fabbriche di Prodotto perché adesso è il momento di studiare nuovi prodotti che rispondano al meglio delle esigenze del paese e che siano qualitativamente e quantitativamente capaci di rispondere alle diverse esigenze dei territori. Serve una nuova flessibilità e un notevole innalzamento del livello qualitativo dei prodotti offerti.
E’ una sfida impossibile o è un’opportunità per costruire, finalmente, un futuro migliore per tutti?

La Redazione
Galileo Casone
Alessia Friggione
Danilo Gianniello
Anna Pennetta

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