Del doman non v’è certezza

La Fase 2 inizierà il 4 maggio. Nella serata di domenica 26 aprile il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha spiegato le linee principali su cui si sviluppa il nuovo Dpcm.
Il settore del credito è una delle poche attività rimaste aperte durante queste lunghe settimane di lockdown poiché è ritenuta attività essenziale. Ma, nello stesso tempo, l’azione forte delle organizzazioni sindacali ha saputo far emergere una sensibilità delle aziende di credito nel tutelare la salute dei propri dipendenti e nello stesso tempo della clientela. Per cui l’organizzazione del lavoro si è profondamente modificata per raggiungere questo doppio obiettivo.
Nei prossimi giorni sapremo come le aziende intenderanno applicare le nuove linee guida nel funzionamento delle filiali e del rapporto con l’utenza.
Ma un dato di fondo lo si può tracciare: il coronavirus non è scomparso, né tantomeno è stato debellato. È ancora lì, con la stessa potenza con cui si è mostrato dalla fine di febbraio. Con questa realtà ci si dovrà misurare sino alla comparsa di un vaccino o di una cura adeguata, cose che al momento non ci sono e nemmeno si intravedono all’orizzonte.
In questi ultimi giorni le banche sono inondate di richieste collegate ai vari decreti del Governo per aiutare le persone e le imprese in difficoltà a causa delle chiusure del lockdown. Un dramma sociale ed economico è in atto. Gli interventi in aiuto sono molti e fondamentalmente coprono le persone in difficoltà economica, i lavoratori in cassa integrazione, le imprese a vario titolo e di varie dimensioni. Le banche sono in prima linea per anticipare o canalizzare le somme stanziate. Moltissime sono le pratiche in lavorazione, poche le linee guida, tantissimo l’impegno e il lavoro fatto e da mettere in piedi nei prossimi giorni. Il tutto inserito in un contesto lavorativo nuovo che mette sotto stress l’organizzazione del lavoro, i dipendenti tutti, le capacità di innovazione tecnologica, lo stato dell’arte degli investimenti hardware e software compiuti dalle banche negli ultimi anni.
Ciò che emerge chiaramente per le lavoratrici e i lavoratori del settore è la sensazione diffusa di vivere in trincea, sottoposti ad un bombardamento quotidiano da parte delle aziende, da parte della clientela e dalle preoccupazioni quotidiane per il virus e per l’impatto che ha sulla organizzazione di vita personale, sia che si abbia una famiglia o meno.
In un precedente documento abbiamo scritto quelle che secondo noi dovrebbero essere le linee guida per la costruzione di una nuova organizzazione del lavoro, perché questa dovrà cambiare radicalmente a partire dalla prossima settimana.
Qualunque cosa accada è inevitabile che la vita, le modalità attraverso cui si è lavorato nelle filiali delle anche dovranno cambiare, forse definitivamente.
È fuor di dubbio che le presenze dei dipendenti nelle filiali dovranno essere numericamente determinate in base alle dimensioni fisiche di ciascuna filiale. È facile ipotizzare che ogni giorno potrà essere presente una forza lavoro corrispondente a circa il 50-60% degli organici. Gli altri dovranno essere organizzati per lavorare da casa. E per poterlo fare serviranno adeguate dotazioni hardware (computer portatili, tablet, telefoni aziendali), software (sistemi operativi complessi ma nello stesso tempo snelli e veloci), infrastrutture (linee veloci, VPN, server), sicurezza (software, hardware, polizze assicurative integrative per la tutela dei dipendenti, seguimento dello stato di salute psicofisico degli stessi).
Un nuovo mondo si apre, nuove opportunità si delineano mentre si perdono alcune sicurezze costruite con grande difficoltà nel passato.
L’esperienza di queste settimane ha dimostrato come possa essere difficile il lavoro sia in filiale che a casa in Smart Working. Quest’ultima è una nuova modalità di lavoro con cui ci si è misurati negli ultimi anni più che altro a livello di discussione sindacale e spesso con una visione drammaticamente contrapposta: per alcuni era una possibilità per migliorare la qualità di lavoro e di vita mentre per altri era la distruzione del lavoro di gruppo e delle forme di socializzazione interpersonale.
L’emergenza ha dimostrato che probabilmente queste riflessioni erano entrambe sbagliate. Lo Smart Working si è rivelato uno strumento utile per organizzare diversamente il proprio lavoro con una produttività e uno stress psicofisico elevati in modo esponenziale. Ovunque si è riscontrato un forte aumento della produttività personale, la difficoltà ad avere pause durante la giornata lavorativa, le enormi problematiche di carattere tecnico nell’espletamento del proprio lavoro, un profondo stato di solitudine fisica ma un incremento del “rumore di fondo” con i continui contatti con i colleghi, con la clientela, con le procedure aziendali che funzionavano a singhiozzo. Però di fondo c’era una maggiore serenità nell’affrontare la paura del contagio del Covid19 perché si aveva la possibilità, nuova, di essere parte attiva del processo produttivo nell’ambiente tutelato del proprio appartamento.
Detto questo: cosa accadrà ora?
Le banche continueranno ad evidenziare una forte sensibilità di tutela della salute dei dipendenti e della clientela? Oppure cercheranno di riproporre le vecchie modalità organizzative?
I lavoratori del settore del credito hanno dimostrato grande versatilità e spirito di sacrificio. Non li spaventerà l’ennesimo comportamento egoistico improntato ad un rapido ritorno all’utile dei Banchieri e del management. Tornare ad essere produttivi è comprensibile ma farlo con eccessiva rapidità, nel contesto attuale in cui il numero dei contagi è ancora molto alto, è poco lungimirante.
I lavoratori sono accanto alla società e all’economia dei territori ma in questa fase c’è una notevole incertezza sul futuro che coinvolge tutti, anche loro. E’ forte la preoccupazione per la propria salute e per quella dei propri cari.
In questa fase la tutela della salute deve essere il faro che deve guidare ogni discussione circa l’organizzazione del lavoro ed è indispensabile che i lavoratori siano parte attiva di questo processo. Chi meglio di un impiegato può contribuire con concretezza a costruire il futuro del settore bancario?
Bisognerà pretendere ascolto e per questo siamo pronti a lottare.

La Redazione

This entry was posted in Analisi, Blog, CCNL, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Notizie Stampa, Politiche di genere, Salute e Sicurezza, Smart Working. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *