Lo Smart Working è donna?


L’emergenza Covid 19 ha reso necessaria una trasformazione repentina dell’organizzazione del lavoro per le attività produttive rimaste aperte durante il lockdown. Ma ha modificato drasticamente anche le abitudini dei lavoratori che hanno dovuto affrontare la paura del contagio per sé e i propri cari ma anche tutti i problemi organizzativi delle famiglie. Questioni che, seppur indirettamente, hanno condizionato e condizionano ancora la possibilità di tornare alla normalità e di garantire la consueta serenità lavorativa.
Si pensi alle famiglie con figli che non frequentano la scuola da mesi e che sono quotidianamente alle prese con la gestione dei più piccoli, con video lezioni e altri impegni di varia natura. Ma la gestione dei figli non è l’unico motivo per cui risulta difficile conciliare la vita quotidiana con il normale orario di lavoro. Esistono tante altre circostanze, di natura sia fisica che psicologica, che creano situazioni di fragilità e che inevitabilmente generano gli stessi disagi. Sono temi al centro del dibattito politico e sociale attuale e che non hanno avuto finora risposte convincenti e di aiuto ai nuclei familiari.
In questo scenario così complesso il ricorso al lavoro agile è stato sicuramente un paracadute che ha consentito di attenuare, almeno in parte, gli impatti dell’emergenza. Uno strumento del quale fino ad ora si era sentito parlare come di qualcosa di astratto, di lontano, forse di irrealizzabile in alcuni settori produttivi. Le aziende in questi mesi hanno fatto i conti con i limiti tecnologici e culturali del paese, ma anche delle loro organizzazioni, e in modo veloce si sono dovute attrezzare per rendere il lavoro agile qualcosa di fruibile e di concreto. Questo a beneficio di tutti. Sicuramente dei lavoratori che riescono a gestire meglio le loro esigenze familiari e lavorative, ma soprattutto delle aziende che in questo modo sono riuscite a dare continuità alla propria attività e a limitare sensibilmente i danni di un catastrofico blocco dell’operatività.
Ma cosa sappiamo noi del lavoro agile o “smart working”?
Praticamente molto poco. Negli ultimi anni la discussione su questa modalità di lavoro è stata più che altro di carattere ideologico e poco “contrattuale”. Ora, però, è importante essere consapevoli che la linea che delimita la zona dei vantaggi da quella dei pericoli è molto sottile e, a volte, può risultare difficile da cogliere.
Il primo pensiero che viene in mente è: ma a chi può servire lo smart working?
Dalla risposta a questo quesito emerge immediatamente quello che potrà essere il limite più grande di questo strumento.
Sembra quasi scontato, nella cultura produttiva e sociale del nostro paese, che chi ne dovrebbe avere più bisogno siano le donne in quanto madri che hanno necessità di accudire i figli. Un ragionamento apparentemente nobile. Talmente nobile da ingannare perfino le donne. Le induce a credere che sia realmente un privilegio quello di lavorare da casa per provvedere alla famiglia mentre il marito lavora in ufficio o in fabbrica (dato che per gli uomini lavorare da casa sarebbe apparentemente inutile). Sono delle vecchie logiche che rappresentano un nodo fondamentale nell’affrontare il tema dello Smart Working.
Il bisogno di partecipare attivamente all’attività produttiva, la dignità professionale, l’ambizione, la voglia sacrosanta di portare avanti un progetto nel quale ci si era gettate a capofitto, sono dei diritti inalienabili per le lavoratrici. Alla pari di qualsiasi uomo.
La priorità PER LE DONNE non può e non deve essere la sola famiglia. La completa dedizione alle “cose di casa” non è più scontata come lo era un secolo fa. La logica e la “cultura” secondo cui l’assenza dal posto di lavoro per una donna sembra più accettabile rispetto a quella di un uomo va definitivamente superata. La modernità nei rapporti sociali e di lavoro richiede ben altro approccio.
Il rischio è di essere ancora una volta considerate lavoratori di serie B, confinate a casa lottando quotidianamente tra impegni familiari e lavorativi, affannandosi molto di più e quasi sicuramente penalizzate in sede di valutazione. Tutto questo non può essere il prezzo da pagare per aver beneficiato di un diritto.
Ed è proprio questo il punto: per poter coglierne i vantaggi bisogna in primis essere convinti che il lavoro agile dev’essere un diritto per tutti!
Per le madri che SCELGONO di farvi ricorso per dare priorità alla famiglia, ma anche per i PADRI che possono dover avere la stessa esigenza. Per chi ha problemi diversi e preferisce gestire la propria attività da casa, per chi ha problemi di salute, per chi è in una situazione di fragilità e in un particolare momento, anche solo per un periodo limitato, ha bisogno di rimanere a casa senza per forza rinunziare a portare avanti la sua attività. Dev’essere un diritto per tutti ma non uno strumento di “discriminazione” imposto a chi si ritiene che sia poco produttivo o a chi, suo malgrado, svolge attività che non rendono necessaria la presenza in ufficio.
E non dovrebbe mai avere un prezzo, non dovrebbe comportare rinunce, dovrebbe essere solo uno strumento etico utile a garantire ai lavoratori la serenità che consente di ottenere i risultati migliori e alle aziende di beneficare di questi risultati.
Pertanto in queste settimane la battaglia sindacale per garantire la possibilità di confermare nelle organizzazioni del lavoro questa tipologia contrattuale, va affiancata una profonda ricerca al fine di normare tutti i punti oscuri che possono essere forieri di una nuova emarginazione nel lavoro delle donna. La società è cambiata, all’interno delle famiglie l’organizzazione è elastica e ognuno svolge più ruoli a tutela dei figli e degli equilibri affettivi, di qualunque genere essi siano.
L’organizzazione del lavoro deve adeguarsi alla società e ai suoi nuovi bisogni. L’accelerazione causata dal dramma della pandemia del Covid 19 rappresenta una buona occasione per fare degli importanti passi avanti, ora necessari per affrontare adeguatamente il rischio del contagio, ma in futuro utili per costruire un nuovo e più utile equilibrio tra tempi di vita e tempi di lavoro.

La Redazione fisacbrindisi.it

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