Siamo tutti frattali

Parafrasando la presentazione de “I FRATTALI”, esposta nel primo numero dei nostri podcast, l’essere umano è, allo stato embrionale, una forma indefinita e, con il progressivo sviluppo, si declina in forme diverse, variegate, ma pur sempre simili alla forma madre.

Da questa prima riflessione ne consegue l’uguaglianza di ogni essere umano, ciascuno con le proprie peculiarità, con il proprio colore della pelle, con la propria identità sessuale, con il proprio credo religioso.

Siamo, quindi, tutti DIVERSI ma, in definitiva, tutti UGUALI.

La diversità è, e sempre deve essere, un valore aggiunto e non un pretesto per presumere la superiorità

di un individuo sull’altro o per giustificare alcuna forma di prevaricazione.

Le differenze, invece, nelle diverse epoche, sono state usate come fondamenta di assurde teorie razziste e

pretestuose giustificazioni di crudeli nefandezze nei confronti dei più deboli, degli indifesi, dei diversi.

Pertanto, la storia dell’uomo e’ costellata dal continuo contrapporsi di ideologie discriminatorie e razziste

e di movimenti di pensiero che riaffermano con fermezza l’assoluta uguaglianza nei diritti e nei doveri di ciascun individuo.

In questo ambito, il cammino lungo e difficile, intrapreso dalle donne con i movimento femministi nati nel tardo Illuminismo e durante la Rivoluzione Francese e sviluppatisi con forza durante il novecento, ha sinora conseguito notevoli risultati ma è ben lungi dall’essere concluso.

Novelle protagoniste dell’epoca moderna, noi tutte siamo le fortunate beneficiarie delle aspre lotte condotte con così tanta fatica.

Abbiamo ottenuto il diritto di voto in Italia (30.01.1945), il diritto al divorzio (1970), il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza (1978), siamo entrate nel mondo del lavoro e, nella storia più recente, abbiamo finalmente delle rappresentanti negli organismi comunitari e nelle Istituzioni europee più importanti (Merkel, Von Der Leyen, Lagarde, solo per citarne alcune). Siamo, tuttavia, ben lontane dal superare la “segregazione orizzontale” e il cosiddetto soffitto di cristallo, che , come in una gabbia dai muri trasparenti e infrangibili, attornia tutte noi e non per difenderci o tutelarci, ma per cristallizzarci in un immobilismo retrogrado e fortemente maschilista.

A parte esempi eclatanti di donne particolarmente fortunate, il cui numero è tristemente esiguo, la maggior parte di noi si barcamena giornalmente, con abile forza funambolica, in mille faccende domestiche e lavorative, cercando di essere, al contempo, madri, mogli/compagne, figlie e, infine, ma non certo ultimo, lavoratrici.

Si è mosse, più o meno inconsapevolmente, da intenti rivendicativi, volti a dimostrare a noi stesse e a tutti gli altri, di valere quanto, e anche più, di un uomo, di avere pari intelligenza, di poter eseguire con eguale competenza e capacità qualsiasi mansione ci venga affidata. E’ messa quotidianamente a dura prova la resistenza fisica e mentale, con risultati, nella maggior parte dei casi, non adeguatamente rapportati agli sforzi profusi.

Laddove le possibilità di carriera non siano scandite da criteri obiettivi, i ruoli apicali sono, nella maggior parte dei casi, ricoperti dal sesso privilegiato, ossia da uomini. Raramente sono ricoperti da donne e ancor più raramente sono riconosciute le competenze e le capacità di organizzazione e di gestione. Talvolta, invece e fa male dirlo, si trovano a ricoprire ruoli di rilievo gestendoli come se fossero uomini, rinunciando alle proprie identità e perseguendo il puro potere. Ciò induce, nel lungo termine, a conseguenze negative per l’intero sistema, per tutti gli attori coinvolti, ma soprattutto per il futuro delle stesse donne.

Concludiamo, pertanto, che sino a quando non vengano stabiliti, in banca o in qualsiasi altro posto di lavoro, dei criteri di avanzamento oggettivi, sino a quando gli stipendi non siano rapportati a parametri qualitativamente apprezzabili e, dunque, non semplicemente rimesse alla discutibile valutazione di un funzionario( capetto) di turno, la strada da percorrere e’ ancora molto lunga.” DIO ha messo la felicita’ dappertutto, è ovunque, in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. Abbiamo solo bisogno di cambiare il modo di vedere le cose.”( INTO THE WILD -JON KRAKAUER).

Alessia Friggione

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