Teleworking

In questi giorni ovunque si possono leggere opinioni, approfondimenti, studi sullo Smart Working. Li si può leggere su un qualsiasi quotidiano, o rivista, o giornale on line. E’ in atto una lunga discussione sul fatto che in questi mesi le lavoratrici e i lavoratori stiano effettivamente svolgendo le loro attività in smart working oppure in semplice telelavoro. In particolare sulla stampa mainstream, come i quotidiani la Repubblica, il Corriere della Sera, la Stampa, il Sole 24 Ore o MilanoFinanza, si ragiona sull’efficacia dello smart working nella ripresa delle produttività aziendali.

Insomma, ovunque la si guardi questa questione, a noi pare che la discussione sia sempre incentrata esclusivamente dal punto di vista delle imprese, e quasi mai da quello delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma in una fase ancora emergenziale, perché si continua a convivere con il Covid 19 e con la sua pericolosità, non è giusto ragionare su un tema così delicato mettendo al centro solo le necessità di ripresa degli affari delle imprese.

La discussione andrebbe tarata anche sulle necessità dei lavoratori, sul dover coniugare le esigenze di vita delle persone alle esigenze della produzione. Le persone, il Lavoro, continuano a doversi misurare ogni giorno con i bisogni familiari che hanno tante sfaccettature: vanno dal dover seguire i figli, agli anziani, alla tutela dal rischio del contagio, alle difficoltà di spostamento per raggiungere i posti di lavoro.

La risposta a queste necessità dovrebbe arrivare dall’uso della Tecnologia e dalla Contrattazione tra imprese e sindacati. Cioè sarebbe indispensabile che ogni lavoratore fosse dotato di strumenti e infrastrutture che gli consentano, adesso, e non in un futuro lontano, di poter svolgere le proprie attività in qualsiasi luogo e con un uso flessibile dell’orario in modo da consentirgli comunque di soddisfare sia le esigenze personali che quelle aziendali.

La Contrattazione, invece, è indispensabile per individuare, e scrivere, le norme che tutelino la privacy delle persone e individuino dei limiti ben precisi nella separazione tra orario di lavoro e orario di vita, e blocchino qualsiasi tentativo delle imprese di controllare le attività dei lavoratori in qualsiasi momento. Il cosiddetto”diritto alla disconnessione” deve essere chiaro nelle modalità di accesso e di utilizzo. Senza alcuna confusione retorica.

Ma in queste settimane cosa accade nelle banche italiane? Nella grande varietà di organizzazione nelle diverse aziende di credito spicca comunque una tendenza netta: la drastica riduzione percentuale di utilizzo della modalità di lavoro in smart working. Ossia, proprio in quel settore in cui i management hanno dichiarato in ogni luogo che ormai la tecnologia pone la questione di una drastica riduzione degli organici, si sta verificando l’opposto. Le banche senza la presenza fisica nelle filiale degli organici al completo vanno in affanno, non riescono a reggere i ritmi di lavoro. E questo avviene perché le infrastrutture tecnologiche rallentano, per inadeguatezza e carenza di investimenti adeguati, la produttività di chi lavora in smart working, o telelavoro che sia. C’è anche un altro preoccupante elemento: le banche vanno in crisi nel momento in cui devono sostituire una organizzazione del lavoro fondata sul controllo e sul clima di pressione con una organizzazione fondata invece sulla condivisione degli obiettivi, sul rapporto di fiducia e sulla collaborazione a distanza. Questo accade perché le banche hanno ripreso a vessare i dipendenti con campagne psicologiche di forti pressioni commerciali. Il ruolo sociale delle aziende di credito è sostituito rapidamente con la ripresa della vendita indiscriminata di prodotti proprio a quelle famiglie, imprese, persone che sono uscite devastate di mesi di lockdown e faticano a riprendere un minimo di attività “normale”.

E’ un momento di svolta epocale in cui il ruolo del movimento dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali deve saper rimettere al centro l’attenzione per le esigenze dei dipendenti, individuando tempestivamente i punti di crisi. Le lavoratrici e i lavoratori devono essere tutelati ed è necessario mantenere alta l’attenzione su una diffusione e un equilibrato uso del lavoro in smart working, ribadendo l’assoluta centralità del lavoro umano, la neutralità degli strumenti tecnologici la cui funzione è quella di alleggerire la attività ripetitive, far risparmiare tempo e spreco di risorse, rendere semplici le routine dell’attività bancaria.

Solo dopo si potrà ragionare sul corretto utilizzo dello smart working, rendendolo volontario ed evitando che sia uno strumento di isolamento ed emarginazione ulteriore delle donne. I carichi familiari vanno equamente distribuiti e ciò deve essere un compito a carico dell’intera società con scelte politiche lungimiranti e coraggiose.

Intanto, però, prepariamo piattaforme rivendicative che mettano nero su bianco alcuni spunti che abbiamo lanciato in questo breve documento.

La Redazione

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