COVID 19 E SMART WORKING

Serve un accordo nazionale nel Credito, Assicurazioni ed Esattorie

E’ stato pubblicato in queste ore il nuovo Dpcm per fronteggiare la nuova ondata del Covid 19. Ci si aspettava, anche leggendo le anticipazioni sulla stampa nei giorni scorsi, un qualche intervento sull’organizzazione del lavoro nelle attività produttive. In particolare ci si aspettava una indicazione al fine di incentivare l’uso dello smart working sia come forma di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, sia come strumento di decongestionamento del trasporto pubblico. Invece, tranne qualche riga sul lavoro pubblico, non c’è alcuna indicazione in merito. Ancora una volta un argomento così importante e delicato viene lasciato alla trattativa nelle aziende dove, in maniera diffusa, c’è una forte resistenza all’utilizzo di questo modalità di lavoro.

Le banche, durante la fase del lockdown, mediante l’utilizzo del lavoro agile hanno potuto proseguire abbastanza agevolmente nell’attività delle filiali e nello stesso tempo si è garantita una modalità produttiva che ha messo al riparo dal contagio intere categorie di lavoratori fragili e/o con i noti problemi di gestione familiare per via delle scuole chiuse e il ricorso alla didattica a distanza.

Con questa seconda fase di forte incremento dei contagi riteniamo necessario che si affronti nuovamente l’argomento ma in modo strutturale e più efficace. Crediamo sia necessario, però, che la regolamentazione sia affidata ad una trattativa delle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali con l’ABI e le altre associazioni di categoria. E’ indispensabile comprendere come lo smart working sia una modalità di lavoro che oltre a contemperare le esigenze di salute e personali dei dipendenti sia anche uno strumento che garantisca il prosieguo delle attività nelle filiali con una organizzazione del lavoro che affronti in modo organico gli eventuali impatti dei contagi.

Riteniamo sia utile incrementare in misura rilevante il ricorso al lavoro agile così come è fondamentale affrontare, con una contrattazione nazionale, i punti deboli rilevati durante il lockdown e rispetto ai quali poco è stato fatto in questi mesi: sicurezza dei dipendenti, utilizzo del traffico dati a carico delle aziende e non dei lavoratori, diritto certo alla disconnessione, investimenti in infrastrutture hardware e software.

Pertanto chiediamo alla segreteria nazionale della Fisac/CGIL di attivare, insieme alle altre organizzazione sindacali, un tavolo urgente di confronto con l’ABI e le altre organizzazioni datoriali delle assicurazioni e delle esattorie, sul tema della struttura e del funzionamento dello smart working nel nostro paese. Lo chiedono le lavoratrici e i lavoratori. Lo chiede l’urgenza della pandemia da affrontare.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL- Brindisi

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