Anno 2020. Racconto di un virus

E così fu il caos.

Confusione. Nessuno sapeva cosa, nessuno sapeva chi, nessuno sapeva come…però tutti sapevano tutto. E tutti ne parlavano! Ognuno aveva qualcosa da dire, qualcosa da imporre come verità assoluta…persino i numeri, rinomatamente oggettivi e inconfutabili, cominciarono ad assumere significati diversi, il calcolo delle probabilità diventò improbabile e la statistica un’opinione.

E poi la pioggia di notizie: martellante, incessante, disarmante. Notizie di contagi, di positivi, di asintomatici contagiosi che però forse non sono proprio contagiosi. Notizie di collasso del sistema, ipotesi funeste e prospettive disastrose e poi, nell’incertezza del non sapere a cosa credere, LA PAURA!

La paura entrò a far parte della quotidianità. Si aveva paura di tutti e di tutto: del vicino, del parente, del conoscente. Paura di fare la spesa, paura di passeggiare paura anche di respirare. E poiché, spesso le nostre paure diventano le colpe degli altri, si cominciò ad accusarsi reciprocamente, ad additarsi come untori ad autoproclamarsi popolo di incivili, che non rispetta le regole imposte, che è causa del suo male e che quindi deve piangere se stesso!!!

Il caos aumentava, la fobia prendeva il sopravvento, attanagliava gli animi, oscurava le menti e rendeva vulnerabili. Una sola indicazione ripetuta incessantemente: proteggersi, stare a casa, isolarsi da tutti. Locali chiusi, palestre chiuse, musei chiusi, cinema chiusi. E così, nelle sua dimora, la gente si chiudeva nello sconforto dato dal terrore, diffidando di tutto e di tutti e, nell’elaborazione delle continue sollecitazioni negative, trasformava la sua paura in PSICOSI. Una psicosi che dilagava, a tutti i livelli, portando ulteriore confusione e innescando una spirale di delirio collettivo e di malessere. Qualcuno provava a trasmettere qualche messaggio positivo per ristorare gli animi ed aiutare a reagire ma, puntualmente il tentativo veniva fagocitato dal bisogno impellente di pessimismo, unico e solo elemento in grado di tenere alto il livello di guardia

Debilitata nello spirito e nel corpo, la gente si ammalava di tutto, anche più di prima, ma non si curava più perché aveva paura di andare dal medico, e d’altronde il medico non la poteva visitare perché aveva paura di contagiarsi. Gli anziani, categoria fragile, vivevano in un clima di terrore ancora più opprimente….gli adolescenti pativano l’impossibilità di vivere la loro spensieratezza.

La situazione andò fuori controllo, la gente cominciò a rassegnarsi all’impotenza come se fosse stata sottoposta ad una lobotomizzazione collettiva, non si viveva più per la paura di morire e non ci si chiedeva più neanche il perché di tutto quel caos. E allora?

Allora bisognerebbe comprendere che la pandemia è anche distruzione del vivere civile e che è assolutamente necessario rimanere “essere umani “ anche se tutto intorno a noi sembra essere incline alla follia!

Anna Pennetta

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

This entry was posted in Analisi, Blog, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Salute e Sicurezza. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *