A VOCE ALTA

Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne in memoria dell’assassinio delle sorelle Mirabal avvenuto nel 1960 per mano di agenti segreti di informazione del regime della Repubblica Dominicana. Prima di essere uccise furono torturate, stuprate e massacrate perche’ attiviste politiche .  L’unica loro colpa fu quella di essere attiviste politiche.

Da allora le donne continuano a lottare per conquistare il giusto posto nella società, per i loro diritti, per la parità di genere, semplicemente per vivere in libertà , per essere pari all’uomo ,  lottare ancora perchè il mondo  nella propria  casa,   in strada  e nei posti di lavoro diventi  un luogo sicuro; ma tanto si deve ancora fare perché la cultura patriarcale venga completamente abbandonata per far posto ad una nuova cultura che non sia piu’ quella del dominio di un essere su un altro  e dove  “ le strade libere le fanno le donne che le attraversano”. Riscrivere la storia , bonificare i testi scolastici che riproducono stereotipi di genere non piu’ accettabili, modificare il linguaggio e tanto ancora.

Purtroppo ancora oggi leggiamo sui libri di testo scolastici che mentre la mamma stira il papà legge il giornale; mentre la mamma cucina il papà lavora; abbiamo la stampa che trasforma un carnefice in un padre amorevole e grande lavoratore ma semplicemente non accettava la fine di un amore (amore che???); emerge compassione per un assassino che ha commesso un femminicidio se non anche un
infanticidio.

Inoltre la violenza può manifestarsi sotto forma di stalking, reveng porn, violenza psicologica, che sono altrettante forme di potere per determinare la sottomissione di un genere non solo rispetto all’uomo di turno ma rispetto all’ordine culturale e patriarcale ancora vigente.

E’ proprio di questi giorni la notizia di una maestra che ha dovuto licenziarsi dopo essere stata oggetto di reveng porn da parte del suo ex; anziché essere sotto accusa lui è lei che viene messa alla gogna mediatica; la frase che si sente dire è “ Se l’è cercata”.


Ma è anche di questi giorni la bella notizia di una donna di origini mindiane, Kamala Harrys, eletta vice presidente d’America; una splendida notizia che speriamo abbia un impatto notevole contro le discriminazioni di genere, di classe e di razza in tutto il mondo;  ma a questo punto una riflessione è d’obbligo: quali ripercussioni avrà in India il Paese di origine della madre di Kamala, dove le bambine vengono uccise appena nate in quanto considerate una disgrazia, dove le donne e soprattutto le ragazzine tutti i giorni subiscono abusi e violenze facendola molto spesso franca? Resterà tutto come prima?

Un Paese non può definirsi democratico e neppure civile finchè ci saranno discriminazioni e disuguaglianze di genere, finchè un uomo guadagnerà più di una donna, finchè la cura della casa e della famiglia saranno quasi ad esclusivo carico della donna, finchè una donna sarà oggetto di desiderio e possesso, finchè la donna avrà solo obblighi mentre l’uomo la” liberta’ del suo privilegio   ma soprattutto finchè ci saranno femminicidi

L’atto più coraggioso è continuare a pensare in modo autonomo. A voce alta. (Coco Chanel)

Rosa Maffei

Segretaria Generale

Fisac/CGIL Comprensorio di Brindisi

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