Come Nani sulle spalle dei Giganti

Noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti.” Con queste parole, Bernardo di Chartres, filosofo, XII secolo, spiegava che i pensatori moderni sono dei nani rispetto ai grandi del passato come Platone o Aristotele ma possono contribuire allo sviluppo del sapere potendo contare su solide basi.

Da allora ad oggi enormi progressi sono stati effettuati in tutti i campi del sapere e sono emerse nuove discipline. Qualcosa tuttavia è cambiato. In passato il progresso si basava sullo studio, sul sacrificio, sulla sperimentazione e, di conseguenza, sul tempo.

Ai tempi di Bernardo di Chartres tra le cose più rare da trovare vi erano i libri e le scuole e solo ai più ricchi era consentito fruirne. Oggi pare invece che la risorsa più carente sia il tempo. Esistono campi in cui senza la giusta dedizione è impossibile muoversi dallo status quo. Esistono altri settori invece, come quello economico, in cui scelte rapide e non completamente ponderate sembrano portare ad un qualche risultato.

Un esempio ne è la gestione delle Banche e, in generale, delle grandi aziende. Non è un compito facile: gli economisti insegnano che vi sono problemi di reperimento ed allocazione di risorse, di equilibrio tra costi e ricavi, che le economie di scala possono risultare vincenti come pure possano egregiamente cavarsela le aziende che puntano su prodotti di nicchia; sono tutti problemi che richiedono tempo e sacrifici per essere risolti e ancora più arduo è risolverli in tempi di globalizzazione e crisi economica. Ecco, allora, che si cercano scorciatoie: si pensa di risolvere tutto con fusioni, incorporazioni, cessioni di rami d’azienda e, soprattutto, tagli al costo del personale. In molte realtà gli organici sono stati ridotti del 50%.

Insomma, i moderni manager pensano a distribuire oggi quanta più ricchezza possibile agli azionisti, tagliando sulle risorse che andrebbero investite sul futuro. Questo modo mediocre di pensare comporterà inevitabilmente la riduzione della capacità produttiva delle aziende e quindi il loro ulteriore impoverimento.

Non c’è evidentemente la volontà di sforzarsi, come pure indicato dai sindacati, per investire in tecnologie maggiormente produttive, nella riqualificazione se non addirittura nell’assunzione di nuovi lavoratori che costituiscono la vera risorsa di un’azienda e salvaguardare così il nostro futuro.

Danilo Gianniello

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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