Oltre il Politically Correct

Quanta libertà siamo disposti a sacrificare in nome di un ideale politicamente corretto?

Viviamo nell’era dell’etica, del sostenibile, del senso civico che trova la sua massima espressione nel concetto di “politicamente corretto”.

Politicamente corretto è un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto formale finalizzato, per lo più, a rifuggire da qualsiasi pregiudizio di genere, razziale, etnico, religioso o nei confronti di persone con disabilità fisiche o psichiche. A rifuggire, in sostanza, da qualsiasi forma di discriminazione.

Un concetto nobile volto a tutelare la libertà di espressione in tutte le sue forme, ma che applicato in maniera estrema rappresenta una sorta di incubo entro il quale diventa impossibile trovare spazi liberi di pensiero e di azione. Nel tentativo di rimuovere gli stereotipi e di aprire la mente a nuove realtà, si etichetta e si condanna qualunque forma di espressione contraria all’idea di politicamente corretto e si cerca il conflitto in ogni forma di attività comunicativa.

Il concetto di uguaglianza dovrebbe esprimersi attraverso il rispetto delle differenze e non attraverso la costruzione di altre barriere mentali che finiscono per condizionare nella direzione opposta e di limitare in modo irreversibile la nostra libertà. Il condizionamento è latente e la paura di essere etichettati come “incivili” che non percepiscono il cambiamento, ci induce ad accettare questo limite.

Inoltre, il continuo sottolineare la necessità di combattere le diversità sociali, di genere, di razza e di religione, finisce per evidenziarne l’esistenza anche laddove in realtà non ci sono, creando atteggiamenti discriminatori più sottili, ma non per questo meno pericolosi poiché spesso fomentati dall’odio e da altre forme di avversione.

E’ quasi una dittatura. L’esasperazione del “politicamente corretto” infatti può degenerare facilmente in forme di annullamento di cultura, una cultura che spesso appartiene al passato e sulla quale abbiamo fondato le nostre abitudini più innocue. Si censura si rinnega…..

Si censurano alcuni film, opere letterarie, opere dell’ingegno giudicandole offensive e diseducative, si censura Disney, Grease, si avversa perfino l’Odissea. E’ come se si rinnegasse il contesto, spesso sconosciuto, nel quale le opere sono ambientate o ideate. Ma dove ci porterà tutto questo?

Il nostro passato non è il male del futuro. L’evoluzione non deve prescindere dal nostro passato, anzi da questo deve trarre gli stimoli per migliorare il nostro vivere civile. Il non conoscere non è mai stato di aiuto allo sviluppo delle civiltà. Non possiamo dimenticare quante lotte sono servite per conquistare la libertà di espressione che abbiamo ai nostri giorni, e sarebbe un grave errore permettere che qualcuno ci impedisca di fruirne a pieno.

Il pericolo più grande e che ci si convinca che sia un bene, perché questo porterebbe a giustificare anche chi, oggi, in nome di un ideale “politicamente corretto”, decide alle nostre spalle, sia attraverso i social che attraverso altre forme di comunicazione, quali sono le informazioni che possiamo ricevere o le persone che possono esprimere liberamente le loro idee.

Serve, invece, un processo di educazione al rispetto delle differenze siano esse di genere, di cultura, di religione, di razza. L’ascolto e la voglia di conoscere le diversità consentirebbe di superare la paura e la spinta all’emarginazione di ciò che è oltre gli stereotipi imposti dalle società contemporanee. Non è con il politicamente corretto, fondato sulla sterilizzazione e ricostruzione della Storia, che si tutela la diversità ma con un cambio culturale, di rapporto e nell’uso delle parole. Perché le parole sono importanti come diceva Nanni Moretti nel film “Palombella rossa”.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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