Acca’ nisciun è fess

La pandemia, in Italia, ha una fase di nuovo preoccupante incremento dei contagi. Le file delle macchine per effettuare i tamponi nei drive-in continuano ad essere lunghe diversi chilometri, il numero dei ricoveri aumentano così come gli ingressi nelle terapie intensive. Per chi ha figli che vanno a scuola in presenza è prassi quotidiana ricevere le notizie di qualche positivo nelle classi e fra i docenti, oppure, per chi lavora. Tra i colleghi la nuova ordinanza di chiusura delle scuole del Presidente della Regione Puglia, Emiliano, ha scatenato un vespaio perché comunicata il giorno prima per il giorno dopo, poi revocata dal Tar e infine ripristinata in una versione ancora più complicata da gestire per le scuole, per le famiglie ma soprattutto per i nostri figli. Insomma il quadro complessivo continua ad essere allarmante e preoccupante.

Le lavoratrici e i lavoratori delle banche sono sempre stati, fin dal primo giorno, considerati tra le categorie che svolgono attività essenziali e quindi hanno prestato la loro opera, giorno dopo giorno. Il buon livello di relazioni sindacali e l’alto livello di sindacalizzazione dei dipendenti ha fatto sì di riuscire ad introdurre dei protocolli e delle misure di ragionevole riduzione e controllo del rischio di contagio.

Ciò nonostante molte colleghe e molti colleghi hanno subito il contagio da coronavirus sul posto di lavoro con tutto quello che questo ha comportato in ambito familiare e lavorativo.

La portata devastante della pandemia ha però messo sul tavolo dell’organizzazione del lavoro temi nuovi di cui pure già si intuiva l’arrivo, anche se non così velocemente.

Le lavoratrici, i lavoratori, il management bancario hanno dovuto rapidamente fare i conti con la necessità dell’introduzione del lavoro agile e della necessità di trovare nuove modalità di integrazione tra tempo di lavoro e tempo di vita.

Questo ha significato doversi misurare con la capacità di tenuta della infrastruttura hardware e software, il livello di trasmissione dei dati, sia come velocità di banda che come sicurezza degli stessi in fase di trasmissione, la dotazione tecnologica di cui dotare i dipendenti, la copertura strutturale con permessi o altro per restare vicino ai figli dei dipendenti e dei familiari cosiddetti fragili.

In sintesi quello che non era stato affrontato in anni di confronto e di proclami si è stati costretti a farlo in poche settimane con molti fatti, qualche investimento e poche chiacchiere.

Ora che la pandemia sta iniziando a mollare i suoi artigli le aziende hanno la necessità di recuperare il terreno in termini di produttività e di “numeri” commerciali. In sintesi bisogna ricominciare a vendere in particolare in una fase dell’anno destinata solitamente all’individuazione dei nuovi budget di produzione. La differenza, rispetto al passato, che dentro le banche ci sono dipendenti stremati dal doppio impegno lavoro-famiglia e all’esterno c’è un cumulo di macerie sociali ed economiche. Ma questo alle banche interessa molto relativamente.

Ed è in questa fase che al sindacato tocca un ulteriore scatto in avanti. E’ arrivato il momento di raffreddare con determinazione e con adeguati strumenti le campagne di vendita decise dalle aziende. E’ il momento di portare su tutti i tavoli di confronto alcune questioni, ormai non più rinviabili:

– le banche hanno un ruolo sociale e finanziario centrale: è in questo momento che bisogna mettere al servizio del paese e delle persone che lo vivono le professionalità e gli strumenti finanziari per accompagnare la ripresa economica e sociale. Vanno realizzati prodotti adeguati e rafforazata l’organizzazione del lavoro in questo senso;

– vanno individuate e normate le nuove esigenze di equilibrio per le lavoratrici e i lavoratori fra tempo di lavoro e tempo di vita. Ed in questo percorso ci sono tante cose di cui tenere conto; sono cose che identificano e qualificano lo sviluppo sociale di un paese: la lotta concreta all’emarginazione delle donne e la ricerca di una effettiva parità donna- uomo e la giusta attenzione alla crescita equilibrata delle giovani generazioni. L’apertura parziale e a singhiozzo delle scuole ha danneggiato seriamente la crescita psicologica dei giovani ed è necessario che l’intera comunità si assuma il compito di vigilare e intervenire in loro difesa. Concretamente servono nuovi permessi e congedi retribuiti per staccare i dipendenti dal lavoro e potersi dedicare a tutte le attività di affiancamento e seguimento dei bambini e degli adolescenti. Servono anche adeguati strumenti di formazione continua.

– va normato una volta per tutte a livello nazionale lo strumento del Lavoro Agile rendendolo un diritto inalienabile con un controllo rigoroso dei protocolli di sicurezza, del tempo di lavoro e del recupero dei costi che i dipendenti si accollano (energia elettrica, banda dati, perdita buoni pasto ecc. ecc). Il Lavoro Agile è uno strumento formidabile che consente di affrontare in maniera stabile il bisogno di contemperare tempo di lavoro e tempo di vita ma vanno fissati dei paletti molto ben definiti affinché, dietro la scusa del privilegio, non si trasformi in una nuova forma di sfruttamento dai confini molto confusi.

– vanno individuate nuova modalità tecniche per consentire ai rappresentanti sindacali di contattare, dialogare e confrontarsi con le lavoratrici e i lavoratori durante l’orario di lavoro. Serve una revisione dell’accordo sulle agibilità sindacali con un potenziamento dei permessi, consentire la convocazione di assemblee durante l’orario di lavoro utilizzando gli strumenti e le piattaforme aziendali. Mai come in questi mesi è necessario modificare le modalità di fare attività sindacale restando comunque al fianco delle colleghe e dei colleghi. O si sceglie in fretta questa strada oppure si corre il rischio di lasciare in mano alle aziende il rapporto con i lavoratori.

Queste sono alcune riflessioni che vogliamo sottoporre in questi giorni in cui si avverte forte il bisogno e l’opportunità di un cambiamento forte nella vita personale, familiare e lavorativa. La crisi può essere una opportunità di crescita se si alza la testa e si prova a guardare verso l’orizzonte.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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