I vaccini sono un diritto, non un privilegio

In Italia la campagna di vaccinazione contro il Covid 19 sta andando molto lentamente. All’origine c’è la nota questione delle poche dosi consegnate dalla case produttrici. Eppure, nonostante questa premessa, le dosi somministrate sono addirittura inferiori a quelle consegnate. Le Regioni procedono in ordine sparso, alcune più celermente e con organizzazione, altre sono al palo e senza alcuna logica strategica. Eppure all’interno di questo percorso spezzettato e difficile ci allarma un silenzio pericoloso: quale logica si applica nell’individuazione delle fasce a cui distribuire i vaccini?

In questo strano paese che alcune volte sa essere generoso e rapido nelle scelte, altre invece il criterio delle spinte corporative ha la meglio. Alcuni segnali li rileviamo anche in questa campagna vaccinale. Leggiamo sulle agenzie di stampa che alcune categorie, che non ci risultano disagiate e particolarmente esposte, hanno fatto sentire forte la loro “voce” e che siano state accontentate dai governi regionali nell’anticipare la campagna di vaccinazione, scavalcando chi aveva più diritto rispetto a loro.

A questo punto riteniamo necessario esprimerci sull’argomento poiché come organizzazioni sindacali è utile dire chiaramente quello che pensiamo e da che parte stiamo.

Nei lockdown che si sono susseguiti in quest’ultimo anno ci sono state molte categorie di persone che sono state esposte al rischio di contrarre il Covid perchè hanno continuato a lavorare per garantire al paese servizi essenziali e che potesse andare avanti nonostante la pandemia in corso: medici, infermieri, lavoratori del settore farmaceutico, lavoratrici e lavoratori del settore agroalimentare, della logistica, le imprese di trasporti, molte fabbriche, i supermercati, commesse e commessi di negozi di prima necessità, lavoratrici e lavoratori del settore del credito, assicurazioni ed esattorie.

Bene, noi crediamo che si debbano rispettare e tutelare queste persone che hanno assicurato la prosecuzione di quelle attività. Siamo anche consapevoli che la precedenza assoluta in questo momento va assicurata alle persone deboli, fragili, emarginate, a tutte le persone che lavorano nelle scuole e alle ragazze e ai ragazzi maggiorenni. Perché la difesa dei più deboli e della scuola è la difesa di un principio costituzionale e la salvaguardia del futuro di questo paese, strano ma bellissimo.

Dopodiché va garantita la vaccinazione di tutte quelle persone che hanno messo a disposizione del paese il loro lavoro e messo a rischio la propria salute. E’ un diritto inalienabile ed è soprattutto giusto. Nessun tipo di favoritismo o di corporativismo può scavalcare un bisogno di giustizia e di equità.

Quindi ci attendiamo che le organizzazioni sindacali confederali facciano sentire forte la loro voce e che intervengano presso il Governo e le Regioni affinché questo criterio minimo sia applicato e che la campagna di vaccinazione di massa prosegua con un criterio logico su base nazionale.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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