Questo è il ruolo sociale delle banche?

Il mondo è alle prese con una pandemia terribile. Un minuscolo virus ha provocato milioni di morti e decine di milioni di contagi. In Italia gli ospedali sono vicino al punto di collasso. L’economia e la società stanno vivendo una delle crisi più micidiali della storia, la soglia di povertà si sta alzando ogni giorno che passa, le foto delle lunghe file che si creano davanti ai centri di solidarietà che offrono un pasto caldo lo dimostrano in un modo che afferra la gola per lo stupore e per la paura di un futuro oscuro. In tutto il pianeta i lockdown si succedono e rinchiudono nelle loro case intere popolazioni che vedono smantellate, bloccate, forse anche distrutte relazioni umane ed economie. Le scuole, come strutture di socializzazione ed educazione, salvo casi eccezionali sono ormai chiuse da più di un anno. Le promesse di investire nell’edilizia scolastica, nella tecnologia, nelle infrastrutture al fine di garantire l’accesso e il diritto allo studio in presenza sono state inevase. Bambini, ragazzi, giovani uomini, sono rinchiusi nella pareti domestiche e continuano il loro cammino scolastico dietro il monitor di un device elettronico, grazie, come sempre, allo sforzo umano delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola e delle famiglie che compiono sforzi immani per salvaguardare i loro figli in questo scenario apocalittico.

In fondo a questo tunnel si intravede la luce delle campagne di vaccinazione. La scienza ha portato a compimento un miracolo con la realizzazione di un vaccino in meno di un anno. Ora il vaccino è in produzione in una operazione gigantesca che coinvolge gli Stati del pianeta e una sforzo logistico senza precedenti. Ancora una volta, però, la cupidigia capitalistica di Big Pharma e la mediocrità organizzativa di molti stati, sta rallentando la campagna di vaccinazione di massa causando migliaia di morti ogni giorno che, probabilmente, potevano essere evitati. Intere comunità si stanno perdendo nel cammino della lotta contro il virus.

In un simile momento il settore creditizio, lo abbiamo scritto più volte, in un mondo fondato sul mercato poteva svolgere un ruolo sociale fondamentale. Le banche, con le loro professionalità e la loro potenza organizzativa, potevano aiutare il sistema economico e sociale a individuare ed investire nei progetti più lungimiranti che potevano rappresentare una via d’uscita dalla crisi stringente. Gli aiuti statali in Italia hanno determinato campagne di sospensione delle rate di mutui e prestiti, l’anticipo di assegni di ristoro alle categorie in difficoltà. La politica ha cercato, e cerca, di aiutare imprese e famiglie in un momento difficile. E la politica ha chiesto aiuto al sistema bancario e finanziario.

Dopo un periodo in cui l’organizzazione della banche si è adeguata per offrire il miglior servizio possibile, in cui le lavoratrici e i lavoratori del settore hanno impegnato le proprie risorse fisiche e mentali, pagando anche un prezzo molto alto in termini di contagi propri e delle proprie famiglie, le banche hanno deciso in modo diffuso ed uniforme di cambiare passo e tornare all’antico.

Sono riesplose in quasi tutte le banche e nelle filiali le pressioni commerciali, persino nelle zone rosse. Nelle aziende, in cui il management lavora prudenzialmente da casa per garantire le linee di comando e di organizzazione, è partita una campagna diffusa in cui si richiamano le lavoratrici e i lavoratori al raggiungimento degli obiettivi di budget. Le colleghe e i colleghi che mettono ogni giorno la faccia e il corpo nelle filiali, sono tempestate di mail, di telefonate, di riunioni on line per incrementare i numeri dei prodotti venduti. In una fase in cui è fondamentale tutelare la salute pubblica, si invita la clientela a recarsi nelle filiali per sottoscrivere prodotti finanziari, soprattutto assicurativi, speculando sulla situazione pandemica e i rischi connessi.

La cosa che più colpisce sono i toni di queste spinte aziendali sulle campagne commerciali: bruschi, duri, minacciosi e che sistematicamente si fondano su classifiche che mettono a contrasto i “buoni” dai “cattivi”.

Noi ci chiediamo se sia questo il “ruolo sociale” delle banche. E’ in questo modo che si aiuta un popolo in difficoltà e al limite della fame, quella vera, quella fisica? Lo si fa pensando al proprio tornaconto anche in questo periodo, pur essendo consapevoli che questa scelta significhi contribuire a mettere in difficoltà le persone e le aziende poiché aumenta il loro indebitamento nei confronti del sistema ancora di più?

Queste sono scelte e politiche miopi, ancora una volta fondate su obiettivi di breve periodo e che in prospettiva produrranno ulteriori crediti deteriorati, possibili e probabili contenziosi. E chi pagherà ancora una volta le conseguenze di queste scelte evidentemente sbagliate, oltre alla clientela colpita direttamente? Saranno i dipendenti, non certo il management che continuerà, indifferente, a cambiare azienda raccattando buonuscite milionarie e passando alla storia per aver ridotto sul lastrico economie, famiglie e le stesse banche per cui hanno lavorato.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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