BASTA CON I CONDONI

Il Governo Draghi ha licenziato un condono fiscale che abbuona un debito massimo verso l’Agenzia delle Entrate di 5.000 euro con un reddito inferiore ai 30.000 annui per cartelle emesse fino all’anno 2010. La scelta di proseguire sulla strada del condono ha destato molte perplessità. Il Presidente Draghi ha ammesso che tale scelta fosse un condono, mentre i rappresentanti politici del centrodestra, Salvini e la Lega in testa, continuano a filosofeggiare di “pace fiscale”.

In noi, invece, monta la rabbia. E’ una rabbia pacifica, ma sempre rabbia è.

In questo lungo anno in cui la società e l’economia sono stati stritolati da una crisi devastante, per la pandemia da Covid 19, sono però emerse chiaramente le falle causate dalle politiche governative profondamente miopi attuate in Italia negli ultimi 25 anni. Fondamentalmente si è scelto, come più volte da noi già evidenziato, di tagliare le risorse destinate al Welfare e all’Istruzione, cioè a tutti quei settori fondamentali per ridurre le differenze sociali, culturali ed economiche tra i cittadini come d’altronde previsto dall’articolo 3 della Costituzione Italiana.

Il Welfare, ossia la Sanità Pubblica, la Previdenza sociale e gli Ammortizzatori sociali, così come la Scuola Pubblica, sono finanziati dal sistema fiscale applicato nel paese. In questi anni si è attuata una lotta selvaggia al lavoro pubblico identificato come lassista e sprecone, e alla scuola pubblica depauperata di risorse, strutture e professionalità a vantaggio di quella privata, come è accaduto anche per la Sanità, il “modello” lombardo ne è un triste esempio. Anche la previdenza è stata duramente colpita con la riforma Maroni, prima, e la Fornero dopo mandando in pensione le persone in età molto più avanzata e con assegni fortemente tagliati.

A monte la scelta del neoliberismo ha provocato riforme fiscali folli e fallimentari che hanno azzerato uno dei pilastri costituzionali: la progressività del regime di tassazione. Un principio in base al quale chi ha di più deve dare di più a vantaggio di chi, invece, è indietro nella società. Un altro principio conseguente è garantire a tutti i cittadini uguali possibilità di mobilità sociale e lavorativa consentendo a chiunque di potersi elevare economicamente e socialmente. In sintesi una cultura e una politica di equità.

Invece le politiche fiscali attuate hanno risposto al solo principio di aumentare la disparità sociale ed economica e per la quale chi ha di più accumula sempre più ricchezza a danno di chi è indietro e che si impoverisce sempre di più. Questo è esattamente ciò che è accaduto e che continua ad accadere e gli studi di settore dell’ultimo decennio lo attestano in modo inequivocabile.

La pandemia ha dimostrato che serve un sistema sanitario nazionale diffuso sui territori, innovativo, fondato sulla ricerca e con adeguato personale medico e paramedico; il sistema previdenziale va aggiornato per garantire un giusto ricambio generazionale e i versamenti contributivi per i giovani che consentano a loro di potersi costruire una pensione dignitosa, ripristinando il principio della solidarietà generazionale; un sistema di ammortizzatori sociali che serva a costruire un percorso efficace di ricerca per un nuovo lavoro perché il Lavoro garantisce la dignità della persona; la scuola pubblica va rifondata da zero investendo nell’edilizia scolastica, nell’informatizzazione delle aule, nell’assunzione di insegnanti e personale ausiliario,

Per realizzare tutto questo servono soldi. Serve quindi un sistema fiscale adeguato. Le tasse non vanno aumentate, vanno pagate e va applicato di nuovo il principio della progressività impositiva. Serve quindi una riforma all’altezza dei tempi e serve una feroce politica di lotta all’evasione fiscale che nel nostro paese ha dei livelli altissimi, pari a intere manovre finanziarie. Quei soldi vanno recuperati non con lo spirito della caccia all’untore. Le persone vanno convinte che pagare le tasse è giusto e quindi serve ottenere dei risultati tangibili che dimostrino che pagare le tasse significa avere servizi pubblici migliori.

Per questo noi chiediamo al potere politico: basta con i condoni! Vanno fatte le scelte giuste, adesso. Va creato nuovo lavoro in tutti i settori del Pubblico al fine di rendere credibile un piano di ricostruzione di questo povero paese così malridotto. Serve, quindi una politica all’altezza dei tempi che affronti le questioni in modo serio pensando al bene pubblico e non soltanto a quello del proprio elettorato. Ma bisogna farlo ora.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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