Sulla libertà di espressione

Libertà di espressione: facciamo il punto.

“È la prima volta che mi è successo di inviare un testo di un mio intervento perché doveva essere messo al vaglio per approvazione da parte della politica.” 

Inizia così l’intervento di Fedez al concertone del Primo Maggio. Secondo il rapper, presentatore dell’evento, la rai avrebbe tentato di censurare il suo monologo in cui il cantante denuncia le frasi omofobe pronunciate da alcuni esponenti del Carroccio. La TV di Stato smentisce il proprio intervento ed è allora che il rapper rende noto il contenuto di una telefonata registrata con alcuni funzionari Rai di cui riportiamo un paio di frasi.

– Non è editorialmente opportuno…

– Editorialmente? Editorialmente? Io sono un artista. Salgo sul palco e dico quello che voglio, mi assumo le responsabilità di ciò che dico.

Tutta la conversazione è disponibile in rete. Il video, come si dice, è virale. Al centro della polemica, il Disegno Di Legge Zan. In passato Fedez ha inserito frasi omofobe nelle sue canzoni frutto, per sua stessa ammissione, di ignoranza. Ora sostiene il disegno di legge contro l’omofobia firmato dal deputato PD Alessandro Zan che ha visto l’opposizione della Lega, a cominciare dal presidente della commissione giustizia del Senato Ostellari. L’attenzione si sposta presto dal DDL Zan al comportamento dei vertici Rai. Viale Mazzini sottolinea che l’organizzazione del concertone non fa capo alla Rai ma ad una società esterna. Soprattutto, a proposito del video postato da Fedez, la TV di Stato spiega che alcune dichiarazioni sono state tagliate. Fedez ha quindi dichiarato che la registrazione integrale della chiamata è a disposizione.

L’Amministratore Delegato della Rai, Salini: “Non esiste nessun sistema ma se qualcuno per conto della Rai ha usato quella parola, mi scuso. Con gli organizzatori del concerto faremo luce sulla vicenda.” 

Il presidente della commissione di vigilanza Rai, l’azzurro Barachini, ha chiesto la convocazione di urgenza del direttore di Rai 3, Franco Di Mare, per avviare un’indagine conoscitiva completa su quanto accaduto.

Il rischio che si corre in questa vicenda è, ancora una volta, di vedere sottomessa la realtà alla ricostruzione fatta dalla “Bestia” salviniana. Infatti, le forze politiche di destra hanno sapientemente distolto l’attenzione dell’opinione pubblica facendola concentrare non sul contenuto del DDL Zan ma sull’utilizzo improprio della televisione di Stato e sul fatto che ciò che era accaduto fosse un regolamento di conti nella sinistra. E’ stato più discusso il tenore di vita di Fedez anziché il livello indecente di omofobia e transofobia esistenti nel nostro paese.

Ancora una volta, purtroppo, si deve constatare la difficoltà per le forze progressiste, sindacato confederale compreso, nel portare in evidenza nella discussione generale le proprie posizioni. Invece la stampa e i social continuano ad inseguire i temi imposti dalla destra populista. Le ragioni sono tante ma fondamentalmente potremmo sintetizzarle in due questioni: la mancanza di risorse finanziarie che consentano di organizzare adeguate e costanti campagne di informazione e la mancanza di organizzazione e competenze nella comunicazione e nell’utilizzo degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione.

In questa vicenda ciò che ci ha colpito non è il tenore di vita di Fedez ma la sua capacità di andare dritto al centro della questione, mettendo spalle al muro le falsità costruite da chi gestisce la politica e il servizio pubblico. Inoltre è incredibile veder scorrere sotto i propri occhi la campagna, anche all’interno del mondo progressista, secondo la quale la lotta per i diritti civili e sociali non è svolta dai partiti politici mentre tocca ad un cantante porre la questione. E’ evidente che non sia così perché sul palco del Concertone del 1° maggio si è parlato di un Decreto Legge scritto dalle forze progressiste presenti nel nostro paese e firmato da un parlamentare del Partito Democratico. Il mondo dell’Arte e della Cultura ha fatto propria quella battaglia e sta spingendo affinché il Decreto sia approvato in tempi stretti. Non tutti i partiti politici sono uguali in questa, come in altre vicende: il DDL Zan è stato approvato alla Camera il 20 novembre 2020. Ora è in discussione nella Commissione del Senato e il relatore Ostellari che ha tentato di sostituirne il testo con un altro DDL, che aveva l’intenzione di snaturarlo, è della Lega. Sono le forze del centrodestra che hanno l’obiettivo di far scivolare il DDL in un binario morto per evitare ancora una volta che siano fissate delle norma severe per combattere l’omofobia e la transfobia.

Quanto sopra è ovviamente un’estrema sintesi dell’accaduto in quanto riteniamo importante lasciare spazio alle opinioni. Soprattutto, ci piacerebbe esprimeste le vostre nei commenti. Potersi esprimere liberamente, a quanto pare, non è cosa così scontata. 

Noi condanniamo ogni forma di censura ma ci preme far emergere quelle più subdole. 

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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