UN PAESE AL MASSIMO RIBASSO

PNRR. Il Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza. Un’altra occasione persa per l’Italia?

Durante la prima ondata della pandemia da coronavirus sembrò che finalmente la politica si fosse svegliata e avesse compreso i disastri provocati con le scelte degli ultimi 25 anni in cui il taglio forsennato al Welfare ne era stato la linea guida. Per cui, di fronte ad una tragedia come quella della pandemia, settori fondamentali come la Sanità, la Scuola e l’innovazione tecnologica erano in uno stato pietoso e non in grado di fornire le risposte che, invece, erano necessarie per garantire la difesa della popolazione e gli strumenti per affrontare l’emergenza e ripartire.

Il Governo Conte2 aveva elaborato una lista di priorità da affrontare che risultava convincente, insieme alle linee discusse nell’UE: l’urgente tutela dell’ambiente e un cambio rapido nelle scelte energetiche privilegiando le fonti rinnovabili e sostenibili, il finanziamento e potenziamento della Sanità Pubblica e della Scuola Pubblica, una svolta nello sviluppo delle reti e dell’innovazione tecnologica in particolare nel settore pubblico. Apparve subito come un indirizzo chiaro che fece sentire l’intero paese una collettività che lavorava insieme per un futuro condiviso e finalmente moderno. Anche il tema del Lavoro sembrava affrontato con il fine di garantire un futuro in cui la difesa della dignità e dei diritti del mondo del Lavoro potesse avere un ruolo centrale; rimettere al centro un’idea di futuro orientata a tutelare le giovani generazione e garantire loro un lavoro stabile, duraturo, ben retribuito.

Il Governo Conte è caduto per una serie di questioni di cui oggi non si parla più: il Mes, l’apertura della Scuola, la Vaccinazione di massa prima dell’estate, una discussione in Parlamento per l’elaborazione del PNRR. Tutte motivazioni che sono scomparse nell’orizzonte del dibattito politico e della stampa nazionale.

Il vero nodo politico era in realtà la gestione delle enormi risorse finanziarie erogate dall’UE con il Next Generation Plan nel nostro paese, attraverso il PNRR.

Invece le prime risposte politiche sui grandi temi previsti nel Piano ci appaiono molto deludenti. Se il punto più importante è il tema della transizione ecologica e il rispetto dell’ambiente ci appare molto contraddittoria la scelta di autorizzare le trivellazioni alla ricerca di gas e di petrolio nel Mar Adriatico. Così come ci appare contraddittorio il progetto di un ponte sullo Stretto di Messina, notoriamente zona a forte rischio sismico. Come lo è la scelta di ridurre i fondi destinati alla Scuola e alla Sanità, mentre resta del tutto inascoltato il bisogno di potenziare il sistema del trasporto pubblico per i pendolari e di cui tanto si è discusso come nodo centrale da sciogliere per far ripartire la scuola. Ci lascia dubbiosi anche il ridurre la questione dell’innovazione tecnologica ad un dibattito sulla gestione della rete cablata con il progetto di fusione della società di proprietà Enel, OpenFiber, nella TIM, ripristinando un monopolio privato in un settore delicato quale è la rete veloce per il traffico dei dati in Italia. Non ci sembra, invece, ci sia una discussione mirata sul finanziamento pubblico delle Start Up che pure sono numerose nel nostro paese e che per trovare una adeguata attenzione si devono rivolgere all’estero. Situazione che si è conclamata proprio nel tracciamento del Covid 19. Ricordate la app Immuni? Svanita nel dimenticatoio mentre, invece, una adeguato utilizzo della tecnologia nella lotta al virus poteva essere fondamentale. I clamorosi risultati nel campo dei vaccini sono una chiara dimostrazione di come sia fondamentale un adeguato finanziamento nell’innovazione tecnologica.

A noi, però, interessa osservare ciò che accade nel mondo del lavoro. E qui le perplessità diventano preoccupazione, se non rabbia. La scelta di eliminare il blocco dei licenziamenti a breve è incomprensibile e pericoloso, oltre che a dimostrare ancora una volta che gli interessi di Confindustria hanno la meglio su quelli del Lavoro. Nei prossimi mesi la rinascita del paese si fonderà sul ritorno al profitto delle imprese, piccole-medie e grandi, a danno delle lavoratrici e die lavoratori. E nonostante il blocco nel corso dell’ultimo anno comunque si sono persi circa 500.000 posti di lavoro, di cui oltre il 90% erano occupati da donne e giovani. La prospettiva è l’alta probabilità di un disastro sociale mai visto nella storia di questo paese. Eppure le lavoratrici e i lavoratori sono quelli che negli ultimi due anni hanno messo il proprio corpo a difesa delle imprese in cui lavoravano. Oggi, però, anziché parlare di difesa della loro funzione, della loro tutela sanitaria, anziché discutere di un riconoscimento in termini di diritti e di salario, di un miglioramento della loro condizione di lavoro, si parla, invece, di licenziamenti ed esuberi. I quali, ovviamente, sono da affrontare a carico della fiscalità generale. Ossia saranno gli stessi lavoratori a finanziare il loro licenziamento. E ancora una volta non sembra che si affronterà la fondamentale questione dell’evasione fiscale. Anzi si è riproposto il solito condono a chi evade e se si prova a discutere di una riforma fiscale che torni ad essere realmente progressista si assiste alla solita levata di scudi sponsorizzata dalla Lega salviniana, così abile nel distogliere l’attenzione dai veri problemi. La solita litania della lotta all’immigrazione nasconde la realtà della sottrazione del denaro pubblico, della quantità esorbitante di amministratori pubblici coinvolti in storie di tangenti e di malaffare (vedi caso Comune di Foggia e tanti altri), del lavoro terrificante che la destra in Italia fa nel campo dei social e della disinformazione. Un’altra questione importante che affronteremo in un altro documento.

In sintesi, siamo preoccupati. Lo siamo perché il rischio è di perdere una occasione unica che consentirebbe di far rinascere un paese che è invece incapace di guardare al futuro con uno spirito realmente innovativo. Un paese che continua ad essere nel profondo conservatore e legato ad una visione vecchia e stantìa dei rapporti sociali. L’Italia deve pensare ad un deciso salto di qualità sui temi dei diritti civili, della centralità del Lavoro, del ruolo fondamentale del Welfare Pubblico, soprattutto in una simile era pandemica. Per fare questo servono le risorse che si trovano lottando seriamente contro l’evasione fiscale e con una riforma nello spirito della Costituzione del Fisco. Un Fisco giusto, equo, progressivo. Perché non è più possibile assistere impotenti alla difesa degli interessi di una sparuta minoranza di ricchi, che lo diventano ogni giorno che passa sempre di più, a danno di una stragrande maggioranza di una popolazione che invece diventa sempre più povera, vecchia e malata. La rinascita non può esserci se si continua ad impoverire, sia economicamente che nei diritti, il Lavoro. La scelta del massimo ribasso, negli appalti come in tutti i livelli, è inaccettabile oltre che controproducente. E’ una scelta che simbolicamente declina la visione politica di un futuro.

Non è questo il futuro che vogliamo.

E’ l’ora del riscatto e il Sindacato Confederale deve essere il portavoce credibile di queste istanze.

O adesso o mai più.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

This entry was posted in Analisi, Blog, CGIL, Coronavirus, Crisi, Europa, Fisac/CGIL Brindisi, Fisac/CGIL Nazionale, Immigrazione, Notizie Stampa, Politica, Politiche di genere, Salute e Sicurezza. Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *