L’inizio del terrore

Vent’anni fa l’attacco agli Stati Uniti

Sono passati venti anni ma sembra sia successo soltanto ieri. Ognuno di noi ricorda esattamente cosa stesse facendo l’11 settembre, alle 9 circa del mattino, quando un volo della American Airlines si schiantò contro la Torre Nord del World Trade Center di New York. Pochi minuti dopo, un altro aereo della United Airlines colpisce la Torre Sud. In quel momento è chiaro come l’America fosse sotto attacco. Circa un’ora dopo, un aereo è diretto contro il Pentagono: informati di quanto accade, i passeggeri del volo United Airlines 93 sanno già quale destino li attende e si lanciano contro i dirottatori nel tentativo di prendere il controllo dell’aereo, morendo da eroi riuscendo a farlo schiantare su un campo vuoto a Shanksville.

Un attimo dopo, il crollo della Torre Sud. Mezz’ora dopo viene giù anche la Torre Nord. 

Bush parla alla nazione di attacco alla Libertà da parte di un codardo senza volto, volto che ben presto assumerà le sembianze di Osama Bin Laden. 

Oggi l’America si fermerà per celebrare un anniversario diverso, non soltanto perché è il ventesimo ma perché viene celebrato all’ombra della pandemia e del rovinoso ritiro delle truppe americane dall’Afganistan. Il Presidente Joe Biden si recherà in tutti i posti degli attentati terroristici: a New York, a Ground Zero, ci sarà anche l’ex Presidente Barak Obama; a Shanksville, ci sarà anche l’ex Presidente George Bush; infine, al Pentagono. Grande assente, Donald Trump che non presenzierà ad alcuna di queste commemorazioni. 

Un momento difficile, un’atmosfera mesta, di grandissima commozione nel Paese perché questa è una ferita ancora aperta: ci sono tantissime questioni ancora aperte legate agli attentati terroristici dell’11 settembre; ci sono anche tantissime persone che continuano a morire per tumori e malattie alle vie respiratorie. Il numero di morti per questo tipo di patologie causate da quanto respirato quel giorno, cui si aggiungono quelle dovute all’inquinamento, supera il numero dei caduti nell’attentato. 

Pesantissime anche le ricadute psicologiche.

È evidente, a livello mondiale, la divisione tra chi vuole voltare pagina e chi è determinato a non dimenticare; a prevalere sembrano essere la chiusura e il nazionalismo quando invece è necessario essere uniti e solidali come quel giorno dimostrammo di saper essere. 

La tragedia dell’11 settembre purtroppo è stata una grande occasione persa per ripensare il modo di vivere dell’Occidente ed il rapporto con il mondo islamico. Si poteva e si doveva trovare il modo per disinnescare il radicalismo islamico; è stato fatto invece esattamente il contrario andando a scatenare una guerra che ha riportato in auge l’integralismo. A pagarne le conseguenze, ancora dopo vent’anni, sono lo sviluppo e la libertà delle donne.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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