GRANDE E’ BELLO?

Nel settore creditizio italiano è in atto un ennesimo progetto di riorganizzazione sia patrimoniale che strutturale. Ormai da alcuni anni il principio che ne detta i processi è basato sul motto “grande è bello”. Molti istituti bancari di dimensioni importanti sono stati acquisiti da partner ancora più grandi sia a livello dimensionale che patrimoniale. E sono stati, di fatto, cancellati dal panorama territoriale. In queste ultime settimane il sindacato è impegnato in due processi molto importanti: l’esternalizzazione di un ramo d’azienda della BNL che comporterebbe una fuoriuscita dal perimetro creditizio di circa 1.000 lavoratrici e lavoratori e la nota vicenda dell’acquisizione del MPS da parte di Unicredit. La prima questione è come al solito fondata su una violazione della legge poiché l’esternalizzazione di un ramo d’azienda prevede come base la sua effettiva autonomia finanziaria e organizzativa. (1) Cosa che nella BNL è molto lontana dal vero. Per cui si tratta di una ennesima operazione illegale il cui obiettivo è la forte contrazione del costo del lavoro a danno dei diritti e del salario dei dipendenti. La vicenda del Monte ormai è nota: Unicredit si era resa interessata ad acquisire un perimetro definito di attività della banca con il solo obiettivo di ottenere un incremento di valore da distribuire agli azionisti come maggior dividendo. 

Quello che invece interessa noi, sindacato, è andare a ficcare il naso in queste operazioni per tutelare le colleghe e i colleghi interessati. 

Quale sarebbe l’impatto sociale di queste operazioni, quali sarebbero le ricadute sui dipendenti, sui territori, sulle comunità colpite direttamente o indirettamente da queste acquisizioni con tutto ciò che esse comportano?

Siamo sicuri che il motto “grande è bello” sia giusto e che questo sia l’obiettivo che il management bancario deve perseguire in questo contesto economico e sociale? Ci troviamo nel pieno di una nuova era storica definibile come “pandemica” e bisogna chiedersi quale sia il ruolo sociale del credito in questo momento.

Circa un anno fa, nel momento in cui l’Unione Europea aveva finalmente deciso di abbandonare la linea del rigore e sposare una linea di espansione con un diverso utilizzo delle risorse finanziarie comunitarie, noi avevamo seguito con speranza e attenzione le linee guida di questa nuova politica: la tutela dell’ambiente e la riconversione ecologica della produzione, una spinta verso la tecnologia e l’innovazione, il potenziamento del Welfare sociale con una particolare attenzione al finanziamento della sanità pubblica e della scuola pubblica, il finanziamento della ricerca.

Queste dovevano essere le linee guida che in Italia avrebbero dovuto ispirare l’ormai mitico PNRR, il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. In questo Piano il ruolo sociale delle banche e delle politiche creditizie avrebbero dovuto avere un ruolo centrale per mettere a disposizione le competenze creditizie al fine di spingere con forza lo sviluppo economico e sociale del paese.

Invece ci ritroviamo ancora una volta a dover fronteggiare uno spirito da pirati di un management bancario che intende approfittare della situazione per procedere ad una fortissima razionalizzazione della rete sportellare in Italia e ad un espulsione di migliaia di lavoratrice e lavoratori del credito dal processo produttivo.

Le conseguenze di queste politiche sono un forte aumento degli utili delle banche, cosa che sta già venendo da alcuni anni nonostante la crisi, l’emarginazione di intere comunità dal poter usufruire dei servizi delle filiali spingendo ad una migrazione verso la rete di Poste Italiane e infine un probabile cartello che imponga alla società e all’economia costi molto alti per accedere ai servizi creditizi.

Noi siamo contrari ad uno scenario di questo tipo. Ha fatto bene il MEF a rifiutare le proposte di Unicredit e ci attendiamo una sponda politica e sociale ad un nuovo Piano industriale del Monte che lo spinga definitivamente fuori dalle secche della crisi e che sia un piano di sviluppo del personale. Ci attendiamo che l’operazione in BNL sia bloccata poiché, come detto sin dall’inizio, è un’operazione spudoratamente illegale.

Il sindacato c’è e svolgerà fino in fondo il suo ruolo.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

Nota: (1) La nozione di ramo di azienda ai fini dell’applicazione dell’art. 2112 c.c. deve ricavarsi dalla giurisprudenza europea, dalla Direttiva n. 2001/23/CE e dalle altre norme europee in materia in base alle quali sono da considerare quali imprescindibili elementi di individuazione del ramo la preesistenza di una entità stabile organizzata in grado di fornire un servizio economicamente utile a qualcuno senza rilevanti apporti esterni e il trasferimento di anche solo una parte di tale entità, che però ne rappresenti l’essenza in termini di utilità funzionale ed economica. (Trib. Roma 5/3/2018, Est. Conte, in Riv. it. dir. lav. 2018, con nota di G. Gianni, “Le norme e la giurisprudenza europee non giustificano una interpretazione restrittiva della nozione di ramo d’azienda”, 658)

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STOP ALLA VIOLENZA SULLE DONNE

LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE E’ UNA VIOLAZIONE DEI DIRITTI UMANI: è sulla base di questo assunto che nel 1999 L’assemblea generale delle Nazioni Unite ha istituito la giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne che, ogni anno, si celebra il 25 Novembre e che apre il periodo di 16 gg di attivismo contro la violazione dei diritti umani

Ma cosa è cambiato realmente da quel lontano 1999?

Poco…quasi nulla.

Ancora oggi i dati parlano di numeri sconfortanti e di fatti di cronaca sempre più frequenti e sempre più inquietanti.

Già a partire dagli anni Settanta, con l’affermazione del femminismo e dei primi movimenti contro la violenza sulle donne la discriminazione, che per “tradizione” si manifestava  con l’allontanamento delle donne da determinate funzioni o con pretese di controllo spacciate spesso per “attenzioni” e con pregiudizi giustificati dalla presunta incapacità del “gentil sesso”, si è trasformato in rabbia; rabbia di non riuscire ad accettare la perdita del ruolo di padrone e di colui che deve avere il potere di gestire tutti gli aspetti della vita delle donne . E da qui la violenza: quella efferata che porta alle tragedie più estreme, quella sottile che ferisce con le parole, con le insinuazioni e con i gesti, e quella celata nella finzione di un ipotetico rispetto che nasconde pregiudizio e quindi pressione psicologica. E’ come se l’affermazione della dignità femminile fosse lesiva di quella maschile, come se ci fosse antagonismo tra le parti…

E’ per questo che prevenire la violenza di genere vuol dire combattere prima di tutto le sue radici culturali e le sue cause, vuol dire sensibilizzare le nuove generazioni fin dall’età infantile trasmettendo il concetto di parità di genere e sradicando definitivamente l’idea della donna subalterna

Bisogna convincersi che nella lotta contro la violenza l’arma più potente è sicuramente l’educazione e la diffusione del rispetto per le differenze che vanno accettate, rispettate e mai eliminate.

Una donna non deve rinunciare alla propria femminilità per avere rispetto, non deve vergognarsi di avere interessi diversi dagli uomini e non deve essere violentata fisicamente o psicologicamente per una condotta che qualcuno, dall’alto di una ”fantomatica” cattedra, può giudicare buona o cattiva!…E soprattutto una donna non deve avere paura!

Certamente oggi c’è una maggiore consapevolezza del problema e sono stati conseguiti importanti traguardi ma la strada da percorrere è sicuramente ancora molto lunga.

Il 25 Novembre è senz’altro un’occasione per rimarcare il concetto e rafforzare l’idea con eventi, iniziative e manifestazioni che scuotono gli animi, ma la violenza deve essere combattuta con decisione ogni giorno, in ogni campo e in ogni modo perché i diritti delle donne sono una responsabilità di tutto il genere umano e lottare contro ogni forma di violenza è un obbligo dell’umanità.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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COP 26 e dintorni

XXVI CONFERENZA DELLE PARTI DELL’ UNFCCC.

GLASGOW, 31.10.2021 – 12.11.2021.

     La convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), cd. ACCORDO DI RIO, 1992, è un trattato internazionale, noto come SUMMIT DELLA TERRA, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992. È un accordo, legalmente non vincolante, che aveva come obiettivo la riduzione dei gas serra, principali responsabili del surriscaldamento globale, e prevedeva la possibilità che le Nazioni firmatarie procedessero successivamente con l’adozione di atti, cosiddetti PROTOCOLLI,  che avrebbero imposto limiti obbligatori alle parti. 

Da allora ogni anno le parti firmatarie procedono ad incontri che consentono di valutare i progressi nella lotta al cambiamento climatico e di concordare manovre correttive e nuove intese. 

I protocolli più importanti sono quelli di Kyoto (1997) e quello di Parigi( 2015).

I Paesi partecipanti sono suddivisi in tre categorie:

  • Paesi industrializzati ed ex socialisti ad economia in transizione( ne fanno parte 40 paesi più l’ U.E.).
  • Paesi industrializzati, che si impegnano ad aiutare i paesi in via di sviluppo(24).
  • Paesi in via di sviluppo. 

 Questi ultimi non hanno particolari restrizioni perché non se ne vuole impedire la crescita e perché si vuole evitare che vendano i loro crediti alle nazioni industrializzate per permettere loro di inquinare ulteriormente. 

Il Protocollo di Kyoto prevede la riduzione almeno dell’ 8, 65 % rispetto al 1990 delle emissioni di elementi di inquinamento. Al trattato hanno aderito 191  paesi più l’ Unione Europea.

Con l’ accordo di Doha la validità di questo protocollo è stata estesa sino al 2020.

Nel 2015 a Parigi 196 Paesi aderenti al Protocollo firmato in quell’ anno hanno concordato l’ obbligo di contenere l’ aumento medio della temperatura globale al di sotto del 1,5% rispetto ai livelli pre-industriali, allo scopo di ridurre quanto più possibile i rischi derivanti dall’ incremento della temperatura globale.

A distanza di sei anni da quell’ accordo, abbiamo la possibilità di fare una valutazione critica del rispetto di quegli accordi e dei risultati sinora raggiunti.

La sensibilità sul tema si è incrementata notevolmente nel corso degli anni tant’è che le aziende, obbligate a perseguire gli obiettivi imposti dall’ Agenda 2030, sono sempre più orientate ad una riconversione in senso ambientalistico, perseguendo obiettivi ESG. I mercati e le borse premiano le aziende più virtuose in tal senso.

I risultati sinora raggiunti sono, tuttavia, estremamente insoddisfacenti. Gli stravolgimenti climatici ( inondazioni, alluvioni, incendi, innalzamento del livello dei corsi d’ acqua ecc.), sono realtà con cui stiamo imparando a confrontarci quotidianamente.

BISOGNA AGIRE SUBITO.

 Gli appelli che da oltre venti anni vengono “ urlati” dagli attivisti di tutto il mondo rimangono quasi del  tutto inascoltati.

Associazioni internazionali come Extinction rebellion (Xr) e Code Rood si sono viste costrette, non a cuor leggero, a vere e proprie azioni di disobbedienza civile, come il blocco del traffico, i giorni dei die-in ecc., rischiando l’ arresto pur di costringere I politici ad agire non più a tutela del capitale e degli interessi della parte ricca della popolazione mondiale, ma dei bambini, degli anziani, dei Paesi in via di sviluppo, delle isole. Una protesta tanto più efficace quanto più è pacifica, perché costringe i governi a prendere atto senza poter esercitare repressioni se non  suscitando ulteriore clamore intorno a questi eventi.

Ancora una volta i politici mostrano uno scollamento dalla realtà, una pericolosa asincronia tra quelle che sono le esigenze  dei cittadini, soprattutto giovani, e l’ orientamento delle azioni politiche, volte a tutelare gli interessi delle minoranze, il tornaconto personale, l’ utile a breve termine di poche categorie, criminalmente barattato con il futuro di intere generazioni.

Il Regno Unito, paese ospite della COP26   di quest’ anno, propone l’ ambizioso obiettivo di raggiungere l’impatto zero entro metà secolo, di raccogliere contributi per la transizione ecologica. Ma le adesioni in tal senso sono realmente poche.

Solo alcuni Paesi, tra cui l’ Italia, hanno sinora aderito  alla Beyond Oil and Gas Initiative (Boga), che prevede lo stop alle licenze e concessioni per nuove esplorazioni di giacimenti di petrolio e gas. Nessun grande produttore di petrolio ha aderito. C’è la Polonia, ma mancano Cina e India, come pure Stati Uniti, Giappone e Australia. L’ accordo non è stato sottoscritto neppure dal Regno Unito.

      Unica nota di rilievo 8l’ intesa raggiunta da Cina e Stati Uniti, i Paesi con le più alte emissioni al mondo dei gas    serra, nelle fasi conclusive del vertice, di assumersi le proprie responsabilità e di collaborare assieme  nei prossimi dieci anni, nonostante le divergenze, nella lotta al cambiamento climatico.

     Notevole scetticismo nutrono ancora i giovani riguardo agli impegni presi a GLASGOW.

      L’ incontro volge ormai al termine ma le decisioni prese sono insufficienti perché l’ addio ai combustibili fossili, principali inquinanti, risulta ancora lontano.

Si deve fare di più, ora!!!

 “Il modo di pensare radicale, la ribellione contro lo status quo, è sempre stato l’origine del progresso”, scrive la storica dell’arte Eva Rovers nel suo libro Practivism,

    DIAMOCI UNA MOSSA. È GIÀ TROPPO TARDI.

Alessia Friggione Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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C’è bisogno di bellezza

Quante volte ci capita di rimpiangere il passato, quando, non avendo tutti gli stimoli e le informazioni che abbiamo oggi riuscivamo ad avere la mente più libera per godere delle cose semplici che oggi non siamo più in grado di apprezzare?

Viviamo nell’epoca del “bombardamento cognitivo”. Siamo sottoposti quotidianamente ad un sovraccarico di informazioni che rende sempre più difficile l’elaborazione dei dati che i media, internet e i social ci mettono a disposizione. Tutto questo compromette inevitabilmente la nostra capacità di prestare attenzione e di individuare le informazioni importanti e per noi realmente utili.

In questo clima di confusione il fattore discriminante sono spesso le emozioni, quelle più forti come la paura e la rabbia che tendono a farci concentrare sugli aspetti negativi e su quelle situazioni che ci fanno sentire minacciati da qualcosa che potrebbe danneggiarci o farci male…In pratica tendiamo a trascurare inconsapevolmente le informazioni positive che consideriamo quasi superflue e scontate.

Mai come ora questo fenomeno tende a condizionare la nostra quotidianeità: la pandemia, la politica, le varie crisi, le guerre, l’immigrazione…potremmo elencare tantissimi problemi che ogni giorno ci vengono riproposti e che ogni giorno turbano in modo anche latente la nostra serenità.

Fortunatamente, però, la realtà è fatta anche di cose belle… di cose positive! Sono cose che purtroppo nella nostra mente vengono fagocitate dalla predominante negatività ma che dovrebbero senz’altro essere rivalutate per migliorare la qualità della vita.

Il mondo ha bisogno di bellezza e, mai come in questo momento storico, si ha bisogno di stimoli positivi per generare l’ottimismo che serve per ripartire e costruire il futuro.

Dovremmo riscoprirci amanti della bellezza e riconoscerla con spensieratezza in tutto quello che ci circonda. Il bello è ovunque intorno a noi: nella natura, nella cultura, nell’arte, nel rispetto per il prossimo, nella solidarietà e in ogni altro singolo aspetto della vita. Basterebbe avere la predisposizione giusta per poterla cogliere. Basterebbe riavvicinarsi alle cose semplici che spesso sono sotto i nostri occhi ma che altrettanto spesso non riusciamo o non vogliamo vedere.

Lasciamo spazio nella nostra mente per la positività e facciamoci portavoce di notizie buone , di iniziative che arricchiscono l’animo al fine di diffondere la propensione al positivo e di influenzare il raggiungimento di un maggior grado di serenità collettiva.

Se solo riuscissimo in questo intento potremmo sicuramente migliorare noi stessi e, nel nostro piccolo, il mondo che ci circonda.

Anna Pennetta. Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Il fascismo in due parole: è reato!

Il 16 ottobre CGIL, CISL e UIL sono scesi in piazza a Roma. Dopo i disordini del sabato precedente e l’assalto alla sede della CGIL da parte degli esponenti di Forza Nuova, i Sindacati hanno voluto gridare il proprio no al fascismo.  

Nonostante il timore di infiltrati, di nuove proteste di estremisti e no vax, tra Piazza San Giovanni ed altri luoghi della capitale alla fine si sono contati 100.000 manifestanti. 

Le misure di sicurezza hanno funzionato stavolta. Nessun politico è salito sul palco in virtù del silenzio elettorale prima dei ballottaggi.

Il messaggio è forte e chiaro: non possono esistere organizzazioni che si rifanno alle ideologie fasciste, non si può inneggiare al fascismo né tantomeno compiere atti di violenza in nome del fascismo. 

La manifestazione è riuscita quindi eppure c’è chi non vuole intendere. Esponenti del centro-destra, una su tutti Giorgia Meloni, hanno dichiarato che la lotta non va fatta contro il fascismo ma contro ogni forma di violenza e hanno posto sullo stesso piano i centri sociali e Forza Nuova. 

Nella speranza che chi non ha orecchi per sentire abbia almeno gli occhi per leggere, lo scriviamo in stampatello maiuscolo: È VIETATA LA RIORGANIZZAZIONE, SOTTO QUALSIASI FORMA, DEL DISCIOLTO PARTITO FASCISTA! È SCRITTO SULLA NOSTRA COSTITUZIONE. PERTANTO, UN MOVIMENTO COME FORZA NUOVA VA SEMPLICEMENTE ED IMMEDIATAMENTE SCIOLTO E TUTTI I SUOI MILITANTI VANNO CONDANNATI. 

Parole così non le sentiremo mai da chi si preoccupa solo di non perdere il consenso elettorale di questi fanatici fascisti. 

È giusto combattere ogni forma di violenza, siamo d’accordo. È altrettanto giusto chiamare le cose con il proprio nome ed applicare le leggi esistenti. 

È altrettanto giusto debellare l’ignoranza e non invece cavalcarla e fomentare odio per accaparrarsi voti.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Ddl Zan. L’urlo dei morti viventi

Alla fine ce l’hanno fatta. Ancora una volta sono riusciti a trattenere per la manica la naturale evoluzione civile dell’Italia. La scena sguaiata del boato con cui la maggioranza del Senato della Repubblica Italiana ha accolto il definitivo affossamento del DDL Zan resterà nella memoria delle persone che li hanno votati.

La società civile, soprattutto le giovani e i giovani di questo paese, è molto più evoluta e avanzata di questo manipolo di politicanti che, purtroppo, gestiscono il potere legislativo dell’Italia. Il voto dell’altro giorno ha mostrato in modo inequivocabile la spaccatura tra il Palazzo e le persone che vivono ogni giorno la loro vita.

Comunque la si pensi l’evoluzione della società è un fatto indiscutibile. Il gender è una naturale evoluzione di un mondo in cui le relazioni sono più fluide e l’identità di genere è una realtà complessa che non può essere semplificata con logiche vecchie (uomo- donna/ papà-mamma) superate nei fatti. Arroccarsi in una visione retrograda non potrà bloccare una evoluzione del mondo delle relazioni e della sessualità. Invece approfondire, studiare, comprendere e tutelare i più deboli è un compito preciso della politica.

Ma la politica in Italia è ormai schiacciata da sporchi giochi di posizionamento, di patteggiamenti di bassa qualità, di una totale mancanza di visione del futuro, dell’incapacità, forse anche per incompetenza, di misurarsi con le grandi questioni del presente che disegneranno il futuro di questo paese.

Oggi questa politica misera e becera ha probabilmente vinto la sua ultima battaglia. La società, fuori di quel palazzo che dovrebbe essere la massima espressione della democrazia in Italia, è molto più avanti e le manifestazioni spontanee di ieri in molte città italiane lo dimostrano. I sovranisti, i neo fascisti, i finti riformisti, quelli che cianciano di famiglia e che poi sono i primi ad averla smontata nella loro vita personale, quelli che la domenica vanno in Chiesa e che poi organizzano manifestazioni per non accogliere i bambini immigrati, hanno ormai il tempo contato. Le giovani generazioni presto gestiranno il potere, anche quello politico, e punteranno a costruire una politica che corrisponde al movimento della società. La nostra è una società che in maggioranza vive serenamente le nuove identità, le nuove affettività, l’abbattimento dei vecchi stereotipi. Non è più il tempo dei grembiulini azzurri e rosa. Non è più il tempo dell’uomo con la barba curata e la cravatta, e della donna in tailleur per essere identificati. Oggi è il tempo di un gioioso miscuglio in cui il principio fondamentale è l’amore, in tutte le sue forme e modalità.

Quell’urlo squallido sarà un pallido ricordo di un passato oscurantista di cui ci libereremo presto.

E’ arrivato il momento in cui la maggioranza silenziosa del paese faccia sentire forte la sua voce, in modo democratico, colorato, pacifista ma determinato.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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Donne libere di essere libere

Pubblichiamo l’intervento della Segretaria Generale della Fisac/CGIL provinciale di Brindisi all’evento organizzato dalla Camera del Lavoro di Brindisi.

Questa è la testimonianza diretta di un dipendente del mps

Qualche anno fa in mps, è stato richiesto di compilare un questionario circa il ruolo della donna in banca. Premetto che il questionario è stato presentato come volontario e anonimo e poteva essere compilato a partire da una certa data ed entro una data limite, ma l’azienda già dal secondo giorno utile ha insistito molto nella compilazione con e-mail di sollecito con tanti cordiali saluti all’anonimato e alla volontarietà.

 io avendo apprezzato l’iniziativa, mi ci sono dedicato sin dal primo giorno anche se mi sono reso conto che le domande erano ridondanti, mal poste ed alcune probabilmente poste alle persone sbagliate. Veniva richiesto per esempio se nella rete commerciale, nel middle management e nel top management ci fosse un numero sufficiente di donne. E io che ne so quante donne ci sono? E quale dovrebbe essere un numero sufficiente? La mia personale opinione è “mai abbastanza”. Ma perché’ chiederlo? Assumete, promuovete, valorizzate invece!

 bollai il questionario come l’ennesimo spreco di denaro della banca nonché’ il classico intervento per salvare le apparenze in un periodo in cui tornò in auge il tema, che mai avrebbe dovuto essere trascurato, della violenza sulle donne, dalla violenza domestica al femminicidio, problemi che non si risolvono certo con un questionario.

Apprezzai invece un successivo corso di formazione on line sulle molestie, utile almeno a spiegare il problema con esempi concreti.

Ma da allora cosa è cambiato? Poco o nulla. Infatti, è di questi giorni la notizia dell’economy summit tenutosi a Pescara in cui grandi economisti si sono confrontati e hanno discusso di economia. La notizia non è questa ma il fatto che su 31 relatori era presente una sola donna. Un genio? Siamo noi donne a non capire di economia o se si deve discutere su argomenti importanti noi donne non siamo in grado di reggere il confronto con l’uomo? O siamo scomode? Perché’ anche questo si può pensare!!!!

Anche il mondo della finanza purtroppo non è avulso a certi comportamenti. Se è vero che il numero delle presenze femminili tra i dipendenti degli istituti di credito è aumentato sino  ad arrivare addirittura al 51%, è pur vero che queste, per la maggior parte, ricoprono ruoli di risorse umane, di segretariato o di gestione amministrativa; se invece la lavoratrice è a contatto col pubblico, con la clientela, la sua gestione non andrà oltre un certo limite, infatti più il cliente sarà importante, più sarà un impiegato piuttosto che una impiegata a relazionarsi. 

È ancora molto raro trovare donne nelle posizioni apicali; solo la bnl ha una amministratrice delegata, Elena Goitini, mentre come presidente del Mps c’è Patrizia Grieco; un numero veramente esiguo se si considera che in Italia ci sono 50 banche. La situazione non cambia se guardiamo i consigli di amministrazione dove la composizione femminile è meno di un terzo di quella maschile. Per questo la banca d’Italia ha imposto le quote di genere nei consigli di amministrazione da portare al 33% entro il 2024 per le grosse banche, mentre per i piccoli istituti questo dovrà avvenire entro il 2027. Non sono previste sanzioni per cui sarà molto semplice disattendere la norma.

Ma veramente abbiamo bisogno delle quote rosa per dimostrare la nostra preparazione? Per affermare la nostra professionalità? Perché’ non portare la proporzione al 50%? E non solo… perché’ non sanzionare seriamente chi disattende questa sacrosanta norma antidiscriminatoria? 

Troppo spesso c’è incompatibilità tra carriera e famiglia. Ancora oggi subiamo il ricatto dell’azienda che ci impone di rientrare subito dopo la maternità pena il cambio di mansioni o peggio un cambio di sede mettendo in maggiore difficoltà la lavoratrice madre e senza considerare che questo elemento contribuisce a penalizzare e ritardare il percorso di carriera.

Ampio è ancora il divario sui congedi parentali che malgrado l’introduzione del congedo obbligatorio per i padri continuano ad essere utilizzati soprattutto dalle madri. Ma qui c’è da fare un distinguo in quanto se nel settore pubblico è più facile trovare un padre disposto a richiedere il congedo parentale, questo non avviene nel settore privato in quanto il padre lavoratore che lo richiede è visto come un soggetto fragile su cui non si può fare affidamento.  Nel privato se ci sei produci e sei valutato per questo.

Questo è un retaggio culturale di stampo patriarcale. La stessa dinamica accade quando si fa richiesta di part time ancora largamente sfruttato dalle lavoratrici. Di conseguenza anche per i premi economici e le promozioni il personale maschile è maggiormente favorito, contribuendo così ad aumentare il divario salariale che ancora insiste tra l’uomo e la donna.

Siamo di fronte a due grossi problemi: la politica e la cultura.

La politica è troppo assente forse perché’ predominio di un solo genere che non intende molto cambiare le cose per non perdere posizioni di potere e privilegio; molto probabilmente è per questo che in Italia non si investe sufficientemente in infrastrutture quali asili nido, scuole a tempo pieno, nell’assistenza agli anziani e ai disabili. In questi casi la donna, in assenza di servizi, è spesso costretta a compiere vere e proprie acrobazie per conciliare il lavoro e la cura familiare o addirittura costretta a lasciare il lavoro.

Per quello che riguarda la cultura invece in quanto donne abbiamo anche una grossa responsabilità, quella di effettuare un cambio di passo per abbattere lo stereotipo culturale che parte dalla famiglia e sin dalla prima infanzia educando i figli e le figlie in maniera egualitaria. Dove la famiglia è carente è lì che deve intervenire la scuola partendo dai libri scolastici. Ancora oggi troviamo che la mamma stira e il papà lavora, la mamma cucina mentre il papà legge il giornale. Sembra banale ma non lo è… è il cambio di passo, il cambio di cultura che tanto vogliamo.

Come sindacalista è molto complicato confrontarsi su questo tema perché’ sono troppi i pregiudizi e le barriere da abbattere, in particolare se il confronto nasce tra donne. È stato più facile relazionarmi in maniera costruttiva col collega piuttosto che con la collega a mio avviso sempre per una questione di retaggio culturale. Sembra andare in contraddizione con quanto detto prima, ma sui diritti delle donne, forse perché’ quelli maschili sono acquisiti da millenni e mai messi in discussione, si erge un alone di omertà. I nostri diritti sono considerati meno importanti di fronte alle esigenze dell’azienda.

La storia dell’uomo ha più di 6.000 anni, la storia della donna deve ancora cominciare.

Rosa Maffei

Segretaria Generale Fisac/CGIL Comprensorio di Brindisi

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Fascisti, non passerete mai

Vile e violento attacco di un gruppo fascista di Forza Nuova alla sede della CGIL nazionale a Roma. Con la scusa della deriva no vax e no Green pass i fascisti si sono di nuovo introdotti nelle pieghe del disagio sociale, figlio della pandemia ma soprattutto di due decenni di violento attacco allo stato sociale al mondo del lavoro. 

La precarietà e la disoccupazione crescente hanno creato un fortissimo conflitto sociale in cui la destra estremista ha alimentato un becero qualunquismo che cerca di colpire il buon senso, gli strumenti democratici e la coesione sociale.

La CGIL è da sempre un baluardo a difesa della Costituzione e della Democrazia. E’ da sempre un baluardo contro il fascismo e qualsiasi tentativo di introdurre la violenza e la discriminazione di qualunque tipo e natura nel nostro paese.

Da subito siamo pronti a scendere in piazza in difesa delle nostre sedi e del nostro ruolo utilizzando strumenti di dialogo e non violenti. La Democrazia e la Costituzione vanno difesi con energia e determinazione. 

E noi, dirigenti della CGIL, lo faremo.

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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È successo di nuovo. Ancora incidenti sul lavoro.

L’argomento del giorno sono le elezioni: la vittoria dell’uno o l’altro candidato, dell’una o l’altra coalizione, le proiezioni, i ballottaggi. Chi ha vinto, ha già un suo programma e si metterà subito a lavoro. 

No, scusate, l’argomento di oggi è il Covid: zone bianche, gialle, ecc.… Che poi, la zona gialla di ora non è più quella di una volta eh? 

No, scusate, arriveranno i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e bisogna spenderli bene ed è questa la notizia importante. 

Poi si affrontano temi come le tasse, l’immigrazione, il reddito di cittadinanza, il green pass… così, pourparler.

È un periodo di confusione politica e mediatica in cui ogni problema viene strumentalizzato dai politici per fini elettorali e dai media per far notizia.

Ed in questo caos, intanto, sono 677 le lavoratrici e i lavoratori che hanno perso la vita dall’ inizio di quest’ anno a luglio ci dice l’Inail. 677 in 7 mesi, più di 3 al giorno. Non sono solo numeri. Sono speranze e sogni che si infrangono, sono vite che si spengono. 

Aumentano pure gli infortuni, anche gravi; crescono le patologie professionali. 

Non sono neanche solo questi i numeri. Per ogni incidente e per ogni persona che non c’è più, ci sono famiglie che restano per sempre sole, con il loro dolore, a dover affrontare le difficoltà della vita.

Bisogna agire davvero e non fermarsi ai buoni propositi o alle belle parole. 

CGIL, tramite Maurizio Landini, ha proposto ad esempio un piano di assunzioni nell’ispettorato del lavoro e nei servizi per la prevenzione e la sicurezza. 

Un’altra idea potrebbe essere quella di impedire l’accesso ai finanziamenti pubblici alle aziende non in regola con le norme sulla sicurezza. 

Nella maggior parte dei casi, infatti, le morti sul lavoro avvengono perché le aziende volutamente non osservano le regole sulla sicurezza. Lo fanno per accelerare i processi produttivi o per carenza di fondi. 

Significa che tutte queste morti dovevano e potevano essere evitate ma le aziende non hanno volontariamente fatto abbastanza anteponendo il profitto alla vita umana.

Che sia ben chiaro: “applicare le leggi ed investire sulla sicurezza” non sono solo parole, sono la soluzione al problema.  

Bisogna assolutamente fermare questa strage. Ora!

Dipartimento Comunicazione Fisac//CGIL Brindisi

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I Lavoratori non si calpestano

I lavoratori non si calpestano! 

Il caso GKN, la vittoria dei lavoratori e della CGIL.

Circa 2 mesi fa GKN ha annunciato la chiusura del proprio stabilimento di Campi Bisenzio e il licenziamento, comunicato via e-mail, di tutti i 442 dipendenti. 

Il tribunale di Firenze ha bloccato i licenziamenti accogliendo il ricorso della FIOM CGIL.  Per il giudice, infatti, sono stati palesemente violati i diritti dei lavoratori. Chiara è stata inoltre la volontà di limitare l’attività del Sindacato. È evidente come l’azienda volesse lucrare sugli ingenti contributi statali ricevuti per investire nello stabilimento procedendo, invece, alla sua chiusura.

Priva di ogni pudore e di rispetto nei confronti della nostra Costituzione, GKN farà ricorso. Confidiamo in una schiacciante, rapida e definitiva vittoria: un valido precedente giuridico che scardini la moda di fare affari con ruberie e stratagemmi a scapito delle famiglie.

I lavoratori non sono un prodotto finanziario, i lavoratori non si calpestano!

Per maggiori dettagli, vi rimandiamo alla lettura di questo articolo tratto da “Il fatto quotidiano”. 

Gkn, il tribunale blocca i licenziamenti: “Evidente violazione dei diritti dei lavoratori. C’era la volontà di limitare l’attività del sindacato” – Il Fatto Quotidiano 

Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi

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