{"id":1791,"date":"2017-01-29T08:44:18","date_gmt":"2017-01-29T08:44:18","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=1791"},"modified":"2017-01-31T05:42:59","modified_gmt":"2017-01-31T05:42:59","slug":"crisi-del-credito-chi-e-responsabile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=1791","title":{"rendered":"Crisi del credito: chi \u00e8 responsabile?"},"content":{"rendered":"<p>Il sistema creditizio italiano vive una crisi profonda. A parte il caso Monte dei Paschi di Siena sono molti i gruppi bancari che devono fare i conti con una forte riduzione della redditivit\u00e0. Sulla stampa quasi ogni giorno si leggono le ricette per far tornare produttive le banche italiane e fondamentalmente si reggono su una previsione di riduzione dei costi operativi, in soldoni con la chiusura delle filiali e con l&#8217;allontanamento dalla produzione di migliaia di lavoratori. Questo di seguito \u00e8 il quadro corrente:<\/p>\n<p>&#8211; UNICREDIT: aumento del Capitale Sociale per 13 miliardi di Euro. Cessioni di Pioneer, Pekao (banca polacca che portava utili rilevanti al gruppo) e dismissioni rilevanti di NPL (Not Performing Loan) per rientrare nei parametri UE per il patrimonio di vigilanza: Presentato un Piano con 6.500 esuberi, di cui 3.900 in Italia pari al 21% della forza lavoro.<br \/>\n&#8211; INTESA SAN PAOLO: nonostante il Gruppo abbia ottenuto utili rilevanti, l&#8217;azienda propone alle organizzazioni sindacali un Protocollo di sviluppo sostenibile del gruppo in cui le nuove assunzioni, anzich\u00e9 perseguire l\u2019obiettivo di buona occupazione stabile, siano effettuate con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato part-time e con un contratto autonomo di mandato o agenzia di consulente finanziario senza nessuna garanzia di certezza salariale.<br \/>\n&#8211; MPS: Esuberi per 2.950 lavoratori e cessioni di circa 10 miliardi di NPL. Fallito l&#8217;aumento di Capitale Sociale destinato al mercato per 5 miliardi di Euro. Costretti alla ricapitalizzazione pubblica.<br \/>\n&#8211; La fusione tra BANCA POPOLARE DI VICENZA e VENETO BANCA secondo il gruppo dirigente aziendale potrebbe portare a 1.500 esuberi strutturali e a importanti dismissioni.<br \/>\n&#8211; CARIFERRARA: 330 esuberi dopo settimane in cui l&#8217;azienda aveva minacciato di utilizzare la Legge 223 sui Licenziamenti Collettivi.<br \/>\n&#8211; BANCA POPOLARE DI BARI: La Banca Popolare di Bari \u00e8 sotto inchiesta per &#8220;apparenti irregolarit\u00e0 nella gestione poste in essere negli ultimi anni&#8221;. L&#8217;istituto di credito, secondo l&#8217;accusa, non avrebbe comunicato correttamente e tempestivamente agli organi di vigilanza, Banca d&#8217;Italia e Consob, il suo reale patrimonio. L&#8217;azienda ovviamente ha smentito, ma \u00e8 comunque finita nei principali titoli della stampa.<br \/>\n&#8211; BNL: esuberi per 783 dipendenti per ottenere un taglio del costo del lavoro.<\/p>\n<p>Sono anni che qualsiasi processo di crisi produttiva in Italia si affronta con una logica di contrazione dei costi, della rete produttiva e con un forte taglio a qualsiasi reale innovazione tecnologica. La conseguenza di queste politiche \u00e8 stata la distruzione di un sistema economico e sociale, e un costante e drammatico impoverimento del paese. Ormai tutte le principali aziende sono state acquistate da gruppi stranieri e quelle che sopravvivono sono comunque costrette a fondersi alla ricerca di una dimensione pi\u00f9 grande perch\u00e9 pare che solo cos\u00ec si possa competere sul mercato internazionale. I dati percentuali della disoccupazione mostrano con chiarezza il disastro provocato da queste scelte e il dramma di intere generazioni, tra l&#8217;altro proprio quelle pi\u00f9 preparate e innovative, costrette ad emigrare per lavorare oppure a impoverirsi se restano in Italia.<br \/>\nIl sistema del credito verso la fine del secolo scorso decise di seguire la strada del \u201cgrande \u00e8 bello\u201d. Il dimensionamento fondato sulla costruzione dei grandi gruppi port\u00f2 alla riduzione del sistema creditizio a soli cinque grandi gruppi: Intesa San Paolo, Unicredit, MPS, Banche Popolari e Banche di Credito Cooperativo. I lunghi processi di incorporazione e fusione si svilupparono sino al 2010 con un contemporaneo incremento folle della rete di sportelli bancari, sorti praticamente in ogni quartiere delle grandi, medie e piccole citt\u00e0. Un simile dimensionamento port\u00f2 ad un forte incremento dei costi operativi e ad una drastica rivisitazione dei modelli organizzativi. Il paradosso \u00e8 che tutti i nuovi modelli organizzativi delle banche furono progettati da un unico fornitore: la Mc Kinsey. Le banche si trasformarono rapidamente da modelli di servizio fondati sulla raccolta e sul prestito di denaro, con una forte specializzazione delle strutture ma caratterizzate da una diffusa mobilit\u00e0 professionale interna, in strutture di vendita di prodotti finanziari e assicurativi. In sintesi le filiali bancarie furono modellate in \u201cluoghi di spaccio di prodotti altrui\u201d. S\u00ec, proprio cos\u00ec perch\u00e9 i grandi gruppi cedettero praticamente tutte le \u201cfabbriche prodotto\u201d, quei luoghi in cui venivano progettati i prodotti finanziari per la clientela, per limitarsi ad acquistare prodotti progettati da altre aziende tutte straniere. Il risultato finale \u00e8 quello che abbiamo sotto gli occhi. Una diffusa rete di filiali in cui attraverso un meccanismo perverso di pressione, sia fisica che psicologica, si spingono i lavoratori a vendere prodotti omogenei su tutto il territorio nazionale, a prescindere dalle esigenze del territorio, e quindi delle persone che in quei posti ci vivono e lavorano. Una filiale della \u201cbanca PincoPallo\u201d vende lo stesso prodotto sia a Bolzano che a Trapani. E le spinte furiose a vendere quel prodotto sono uguali sia a Bolzano che a Trapani, senza considerare che il tessuto economico e sociale di Bolzano \u00e8 molto diverso da quello di Trapani. All&#8217;interno di questo disgustoso processo le banche hanno deciso di vendere prodotti \u201ctossici\u201d, ossia prodotti \u201cscatola\u201d che contenevano al loro interno derivati potenzialmente molto pericolosi per chi acquistava: se andava bene si guadagnava molto poco, se andava male ci si poteva rimettere l&#8217;osso del collo. L&#8217;obiettivo era ottenere utili con i ricavi da commissioni sui prodotti venduti. La banca non rischiava niente di suo e conquistava invece un introito certo e definito nell&#8217;importo per un lungo periodo di tempo. Ma la crisi finanziaria del 2008 ha creato un maremoto che ha colpito prima le banche americane e quelle europee, senza toccare molto quelle italiane. Poi, qualche anno dopo, si \u00e8 scoperto che i bilanci di diverse banche italiane erano un po&#8217; truccati e che i dati pubblicati non corrispondevano esattamente alla realt\u00e0 dei fatti. Ma nel frattempo i titoli \u201cfurbi\u201d piazzati dalle banche italiane sono arrivati a scadenza e diversi clienti si sono resi conto di avere in mano carta straccia e di aver perso molto del capitale investito. La crisi \u00e8 scoppiata e l&#8217;incendio \u00e8 divampato.<br \/>\nOggi la discussione di chi sia la reale responsabilit\u00e0 di questa situazione non decolla. Perch\u00e9 la gran parte della stampa di settore tende a ridimensionare l&#8217;incendio rabbonendo la pubblica opinione con la formula che \u201cl&#8217;importante \u00e8 tagliare i costi\u201d e la redditivit\u00e0 torner\u00e0 spontaneamente. La soluzione, secondo tale stampa specializzata, \u00e8 investire in tecnologia  che sostituisca gli impiegati. Per cui quando le banche investiranno nelle macchine e manderanno a casa gli impiegati il problema sar\u00e0 risolto.<br \/>\nIn realt\u00e0 le ragioni della crisi del credito in Italia \u00e8 nelle scelte sbagliate del top management  negli ultimi venticinque anni; un management che non \u00e8 mai stato all&#8217;altezza delle sfide del mercato. Una politica miope, ereditata dalle crisi degli altri settori produttivi, ha preferito puntare sugli utili a breve termine anzich\u00e9 costruire un sistema professionalizzato e avanzato che sapesse gestire con oculatezza una crisi economica e sociale senza precedenti. Nelle filiali in questi anni servivano analisti di bilancio, progettisti di prodotti finanziari flessibili che rispondessero alle diverse esigenze territoriali, serviva una reale spinta all&#8217;innovazione tecnologica con ATM evoluti, con una rete informatica che tagliasse realmente i costi operativi, che non sono quelli umani, e intervenisse sui tempi di attesa di un cliente in uno sportello bancario. I sistemi informatici sono vecchi, consumati e preistorici e il cliente non \u00e8 pi\u00f9 al centro dei modelli organizzativi.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che la stampa, e quindi l&#8217;opinione pubblica, in questi ultimi mesi narri solo la vicenda della Banca Monte dei Paschi di Siena. E&#8217; opinione diffusa che l&#8217;intervento pubblico a sostegno della banca sia sbagliato perch\u00e9 toglie soldi alla collettivit\u00e0: \u00e8 preferibile darli ai terremotati piuttosto che alla banca. In via di principio questa affermazione non fa una grinza, ma per confutarla sarebbe sufficiente rammentare che se banca dovesse fallire i debitori della stessa dovrebbero, con le buone o con le cattive, restituire i soldi che la stessa banca ha prestato. Le aziende affidate si vedrebbero revocati i fidi. I mutui concessi verrebbero escussi. I prestiti concessi alle famiglie revocati, cos\u00ec come i fidi di cassa. Una intera economia verrebbe colpita in modo molto duro perch\u00e9 una banca \u00e8 costruita con una rete di rapporti e di relazioni. E la Banca Monte dei Paschi, piaccia a no, \u00e8 il terzo gruppo bancario in Italia.<br \/>\nPiuttosto sarebbe interessante chiedersi come mai nessun organo di controllo ha realmente vigilato su quello che stava accadendo nei mercati. Chi \u00e8 che ha manipolato l&#8217;andamento del titolo della banca negli ultimi due anni riducendolo ad un valore infinitesimale? Chi \u00e8 che ha manovrato nel mercato delle obbligazioni subordinate nel momento in cui si avvicinava l&#8217;operazione di conversione delle stesse in azioni per partecipare all&#8217;aumento del capitale sociale privato poi fallito in un modo che richiederebbe maggiore attenzione? Perch\u00e9 l&#8217;aumento del Capitale \u00e8 stato legato in un modo assolutamente strano all&#8217;esito del Referendum sulla Riforma Costituzionale elaborata dal Governo Renzi? Cosa c&#8217;entrava la Costituzione con la Banca MPS? Le stesse domande possono essere rivolte sull&#8217;andamento dei titoli dei principali gruppi bancari che si sono fortemente deprezzati negli ultimi mesi.<br \/>\nSono tutte domande importanti che richiedono riflessioni e analisi. Sono tutte domande a cui l&#8217;opinione pubblica deve fare attenzione. Questa volta non si pu\u00f2 tentare di declinare tutto semplicemente con la vecchia ricetta dei licenziamenti collettivi e della chiusura delle filiali. Il cambiamento parte dall&#8217;alto: la sostituzione di un management incapace e arraffone, la verifica da parte degli organi di controllo di quali siano i poteri finanziari a cui risponde il management e di quali interessi speculativi faccia il gioco, la modifica drastica dell&#8217;organizzazione del lavoro, il superamento delle politiche commerciali basate sui budget e sulle pressioni indebite nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori bancari. E se siete capaci, voi che guidate le banche, di parlare di innovazione, beh incominciate a dotare i dipendenti di strumenti tecnologici veri e moderni piuttosto che vecchi cassoni di oltre vent&#8217;anni fa. <\/p>\n<p>La Redazione<\/p>\n<p>FONTI:<br \/>\n1)<a href=\"Unicredit Repubblica\" target=\"_blank\">http:\/\/www.repubblica.it\/economia\/2016\/12\/13\/news\/unicredit_aumento_di_capitale_da_13_miliardi_altri_6500_esuberi_entro_il_2019-154000143\/<\/a><br \/>\n2) <a href=\"http:\/\/Unicredit Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2016-12-13\/unicredit-svela-piano-2019-aumento-13-miliardi-14mila-uscite-e-maxi-accantonamenti-npl-082342.shtml?uuid=ADf53tCC<\/a><br \/>\n3) <a href=\"http:\/\/ISP Fisac\/CGIL\" target=\"_blank\">http:\/\/www.fisac-cgil.it\/58859\/isp-protocollo-per-lo-sviluppo-sostenibile-del-gruppo-prosegue-il-confronto<\/a><br \/>\n4) <a href=\"http:\/\/ISP 2 Fisac\/CGIL\" target=\"_blank\">http:\/\/www.fisac-cgil.it\/59122\/trattativa-intesa-sanpaolo-ecco-i-punti-della-fisac-cgil<\/a><br \/>\n5) <a href=\"http:\/\/MPS Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2016-10-25\/mps-nuovo-piano-industriale-utili-11-mld-e-2600-esuberi&#8211;071640.shtml?uuid=ADcuXmiB<\/a><br \/>\n6) <a href=\"http:\/\/BPVI - Veneto Banca Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/notizie\/2016-10-26\/banca-popolare-vicenza-mion-fino-1500-esuberi-strutturali-134106.shtml?uuid=ADXHInjB<\/a><br \/>\n7) <a href=\"http:\/\/CariFerrara Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/impresa-e-territori\/2017-01-02\/accordo-esuberi-carife-161403.shtml?uuid=AD1h3hOC<\/a><br \/>\n8)<a href=\"http:\/\/Banca Popolare di Bari Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/bari.repubblica.it\/cronaca\/2016\/12\/18\/news\/inchiesta_popolare_bari_cosi_gli_imprenditori_si_autofinanziavano-154358440\/<\/a><br \/>\n9) <a href=\"http:\/\/BNL Sole 24 Ore\" target=\"_blank\">http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/impresa-e-territori\/2016-12-22\/bnl-via-libera-sindacato-piano-ristrutturazione-escono-783-bancari-123107.shtml?uuid=ADhu9lIC<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il sistema creditizio italiano vive una crisi profonda. 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