{"id":2132,"date":"2020-04-03T16:15:34","date_gmt":"2020-04-03T16:15:34","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2132"},"modified":"2020-04-03T16:27:33","modified_gmt":"2020-04-03T16:27:33","slug":"coronavirus-la-forza-dei-ragazzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2132","title":{"rendered":"Coronavirus: la forza dei ragazzi"},"content":{"rendered":"<p>Il virus Covid 19 ci ha sorpreso, come quegli tsunami che colpiscono senza preavviso. Ogni giorno ci chiediamo: cosa fare? Si deve continuare a lavorare imperterriti come vorrebbero alcuni &#8220;grandi&#8221; e &#8220;piccoli&#8221; associati di Confindustria o restare in casa come vogliono il buon senso e le ,regole impartiteci ogni giorno? Va bene, restiamo a casa ma ogni tanto posso fare una passeggiata sotto casa? Ci forzano a correre sempre. In queste settimane corrono anche i pensieri. \u00c8 arrivato invece il momento di fermarsi un attimo e prendere spunto dai nostri ragazzi. Ci fa piacere quindi condividere l&#8217;interessante articolo di Concita Di Gregorio pubblicato oggi sul quotidiano la Repubblica.<br \/>\nBuona lettura.<br \/>\nLa Redazione<\/p>\n<p>Dovremmo ringraziarli, i ragazzi. Loro non leggono i giornali, non sono interessati al paternalismo dei sermoni e dei plausi, giustamente se ne fregano &#8211; come tutti abbiamo fatto a diciott&#8217;anni &#8211; delle raccomandazioni adulte, in specie quando la sola cosa che conti, l&#8217;esempio, \u00e8 quello che \u00e8. Gli chiediamo continuamente di mollare quei telefoni mentre coi nostri abbiamo iniziato a fotografarli dalle prime ecografie, li abbiamo dotati di un cellulare &#8220;per la loro sicurezza&#8221; che non avevano ancora dieci anni, li abbiamo monitorati dalle chat di classe, di scuola, di gita, per tutta la vita. Ma per favore mollate &#8211; voi, ragazzini &#8211; quei telefoni.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 diciamocelo noi, fra di noi: dovremmo ringraziarli per la seriet\u00e0, la forza d&#8217;animo e la consapevolezza che stanno dimostrando. Altro che choosy, schizzinosi, viziati, smidollati. Osservateli bene, nelle loro stanze. Sono soldati. Bambini soldato, soldati giocattolo &#8211; come nella canzone in testa alla lista del loro Spotify. S\u00ec, sdraiati, spesso. Preveggenti, diciamo: la consuetudine \u00e8 adesso comune ad ogni et\u00e0. Sono spesso di malumore, certo. Quando sei una pila di energia e una bomba di insicurezze e fragilit\u00e0 da mettere alla prova e non puoi camminare per strada con le mani in tasca fare tardi la notte vedere il tuo ragazzo i tuoi amici bere fumare (perch\u00e9 non si fa, giusto? Solo gli adulti possono bere e fumare: ai ragazzi fa male) non puoi fare l&#8217;amore non puoi fare sport sei di malumore, \u00e8 ovvio. Ma sono anche capaci di consolarci, in certi momenti e basta uno sguardo. Di nominare la paura e affrontarla, di fare una battuta e ridere &#8211; spesso. Sanno come si fa. Sar\u00e0 per via dei loro giochi.<\/p>\n<p>Mi ha raccontato un&#8217;amica, in sofferenza (lei) per l&#8217;imminente compleanno solitario del figlio: gli ho proposto, per la festa dei diciott&#8217;anni. Vuoi metterti d&#8217;accordo con Alessandro? (il suo migliore amico) magari gli dici di venire sulla terrazza condominiale, state a distanza, mettete le maschere e i guanti, bevete una birra. Vuoi? &#8220;Non si pu\u00f2, mamma. Non dire sciocchezze. Non si pu\u00f2 fare e basta&#8221;, ha risposto il figlio. Certo, non tutti. Dei sei milioni, a spanne, di ragazzi ci sono quelli che scappano, quelli che &#8220;si assembrano&#8221; o che si danno un bacio &#8211; nel linguaggio dei verbali di polizia: &#8220;effusioni illecite&#8221;. Ci sono anche, tuttavia, diversi milioni di adulti che si accaparrano carta igienica nei supermercati, che accampano scuse incredibili per andare dall&#8217;amante e che &#8211; quando hanno potuto &#8211; sono corsi a prendere un treno per tornare al Sud. Erano andati a Nord per cercare soldi, sono tornati a sud per cercare salute &#8211; un altro grande sottotesto, un po&#8217; la storia di un secolo. Poi per\u00f2 c&#8217;\u00e8 Arianna, 17, che trovo ogni mattina alla distribuzione di pasta e pane a Sant&#8217;Egidio. C&#8217;\u00e8 Jacopo, 18, che suona Morricone sui tetti di Roma. C&#8217;\u00e8 Elisa, che scrive una lettera e racconta che quando \u00e8 finita la lezione on line chiama i due compagni di corso che non hanno il computer e condivide gli appunti.<\/p>\n<p>Marco Rossi Doria dal Forum delle Disuguaglianze ha appena scritto un documento sulle fragilit\u00e0 di chi non ha niente: perch\u00e9 non tutti hanno il wifi, un portatile, una stanza, una famiglia comprensiva e tutto sommato paziente. Tanti vivono nella violenza, nella miseria. La crisi aumenta la distanza fra chi ha e chi non ha, e mette in pericolo gravissimo chi \u00e8 gi\u00e0 in difficolt\u00e0 grave. Pensare a chi non ha niente, nel momento in cui sia ha meno &#8211; i ragazzi lo fanno. Matteo Lancini, psicoterapeuta dell&#8217;et\u00e0 evolutiva, mi ha raccontato del dolore che sia per i ragazzi la perdita dei nonni, in queste ore: i nonni che li hanno cresciuti quando i genitori non c&#8217;erano, avevano da fare, i nonni supplenti amatissimi. Altro che ragazzi che se ne infischiano di contagiare i vecchi: che ne sapete voi, che ne sappiamo delle loro notti insonni. Forse il mondo non sar\u00e0 salvato dai ragazzini, ma certo questa sar\u00e0 la leva della ri-generazione. La generazione della rinascita. Il post-coronialismo li aspetta. Speriamo che sappiamo fare meglio di noi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 da escludere che dopo l&#8217;epidemia ci sia chi non vorr\u00e0 tornare alla sua vita precedente, ha scritto David Grossman. E&#8217; sicuro. Certo sar\u00e0 meglio non portarla in giro e sciuparla nel quotidiano gioco balordo degli incontri, la prossima vita. &#8220;Noi quando giochiamo on line in realt\u00e0 parliamo. Giochiamo anche, ma soprattutto stiamo insieme. Parliamo&#8221;, mi ha detto figlio piccolo. &#8220;Se fosse successo prima Kobe sarebbe rimasto a casa e non sarebbe morto&#8221;, ho sentito che si dicevano in cuffia mentre giocavano a Fortnite in modalit\u00e0 &#8216;Battaglia reale&#8217;. L&#8217;altra modalit\u00e0 si chiama &#8220;Salva il mondo&#8221; ma va meno, \u00e8 a pagamento. E&#8217; da tutta la vita che passano pomeriggi cos\u00ec: in scenari di guerra, il gioco \u00e8 sopravvivere eliminando il nemico. Tutto sommato li abbiamo preparati: i giochi dove sono cresciuti li abbiamo inventati noi, non loro. Anche che combattere sia gratis e che per salvare il mondo si debba pagare lo abbiamo deciso noi, il sottotesto \u00e8 molto chiaro. Una cosa costa, una no. &#8220;Almeno Kobe non sarebbe morto&#8221;. Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa che li rassicura, anche, in questa prigionia. Se stai a casa ti rompi, e ti annoi, e ti immalinconisci nel letto o ti incazzi col primo che incroci in corridoio perch\u00e9 ti manca tutto quello che ti serve, l\u00e0 fuori, ma non muori.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di struggente, persino, nel fatto che un diciottenne possa associare la sicurezza alla casa anzich\u00e9 fremere per andarsene. E&#8217; l&#8217;evidenza di un errore. E&#8217; contro la natura delle cose, per questo struggente: una difesa, l&#8217;unica possibile. Tornare bambini. E seriamente, come fanno i bambini, osservare le regole di questo gioco nuovo, il gioco vero e terribile del mondo. Non barate. Non fate la spia, voi grandi. Siate seri. Molti di loro suonano, qualcuno scrive canzoni. Fanno bit coi programmi scaricati gratis da internet. Se ascolti ti accorgi. &#8220;Eminem \u00e8 il pi\u00f9 grande perch\u00e9 fa rimare parole che non rimano&#8221;, ho sentito dalla porta chiusa &#8211; era la voce di un amico lontano. Per esempio? Stay off con radar, mi \u00e8 sembrato di sentire, ma non potrei giurare. Poi ho trovato un appunto su un foglio. &#8220;Una via d&#8217;uscita, un computer, una base, una voce&#8221;. &#8220;Sono le cinque non ho fretta&#8221;. &#8220;Se siamo alla fine il calice lo alzo&#8221;. Versi, strofe. Hanno paura anche loro, ma non lo dicono se glielo chiedi. Figurarsi. Siamo noi che dobbiamo imparare a fare silenzio. A porre le domande giuste. Non dire cosa fai, in camera, ma come stai. Magari condividere un bicchiere, e persino &#8211; nell&#8217;alzare il calice &#8211; un segreto. Abbiamo sbagliato tanto, dovremmo chiedere scusa. Se sembra troppo, possiamo almeno pensare &#8211; senza dire: grazie. E&#8217; una generazione fortissima. Ce la faranno e ci porteranno con loro. Saranno loro, alla fine, a prenderci sulle spalle e per mano. Come nei libri antichi che abbiamo studiato da ragazzi e che loro ci pareva non avessero studiato abbastanza, ma invece chiss\u00e0 come, chiss\u00e0 perch\u00e9. Invece lo sanno. <\/p>\n<p>Concita Di Gregorio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il virus Covid 19 ci ha sorpreso, come quegli tsunami che colpiscono senza preavviso. Ogni giorno ci chiediamo: cosa fare? 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