{"id":2221,"date":"2020-08-12T15:03:29","date_gmt":"2020-08-12T15:03:29","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2221"},"modified":"2020-08-12T15:03:29","modified_gmt":"2020-08-12T15:03:29","slug":"unitalia-o-tante-italie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2221","title":{"rendered":"Un&#8217;Italia o tante Italie?"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1000\" height=\"563\" src=\"http:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/digital_478962970.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2222\" srcset=\"https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/digital_478962970.jpg 1000w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/digital_478962970-300x169.jpg 300w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2020\/08\/digital_478962970-768x432.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>E&#8217; stato pubblicato il primo Rapporto Censis sullo stato della trasformazione digitale in Italia. Ed \u00e8 emerso un quadro differente da quello che ci si aspettava. Una volta tanto non \u00e8 certificata la consueta differenza tra Nord e Sud, ma emerge invece un quadro a macchia di leopardo che \u00e8 molto interessante da leggere e da approfondire. E&#8217; un quadro di quella che \u00e8 l&#8217;Italia oggi rispetto ai ritardi di una evoluzione tecnologica ormai indispensabile per aprirsi al futuro. Pubblichiamo un articolo del giornalista di Repubblica, Riccardo Luna, esperto dell&#8217;argomento.<\/p>\n\n\n\n<p>Buona lettura.<\/p>\n\n\n\n<p>La Redazione<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>ROMA \u2014 Si fa presto a dire che l\u2019Italia digitale \u00e8 indietro. Che ci sono tante parti del paese dove la rete veloce ancora non arriva. Che gran parte delle scuole non sono connesse. Si fa presto a dire che siamo ultimi in Europa per le competenze digitali dei cittadini (lo certifica l\u2019ultima pagella dell\u2019Unione Europea, giugno 2020). In realt\u00e0 quando parliamo del divario digitale italiano non c\u2019\u00e8 l\u2019Italia, ci sono tante \u201cItalie\u201d: il nostro ritardo complessivo \u00e8 fatto da situazioni diverse in cui incidono diversi fattori: l\u2019et\u00e0, il genere, il titolo di studio. Ma pi\u00f9 in generale quando parliamo dell\u2019Italia digitale esiste, come per il resto del paese, un Nord e un Sud: esistono regioni non lontane dalla media europea ed altre che invece sembrano vivere in un film in bianco e nero; e inoltre esistono province che, pur inserite in contesti arretrati, sono riuscite a mettersi in marcia ottenendo risultati clamorosi e brillanti. Non accade per caso: la digitalizzazione \u00e8 in parte un processo tecnologico; l\u2019altra componente \u00e8 fatta dalle competenze delle persone. Si tratta di una differenza fondamentale con altre innovazioni rivoluzionarie come per esempio l\u2019elettrificazione di un secolo fa che non richiedeva particolari competenze per goderne: bastava accendere un interruttore o al massimo inserire una spina nella presa elettrica. Internet \u00e8 diverso, non basta portare la banda ultralarga perch\u00e9 qualcuno la usi: Internet devi imparare ad usarlo e devi anche sapere quali rischi e quali opportunit\u00e0 ci sono nel navigare. Si pu\u00f2 vivere senza? \u00c8 una domanda mal posta: non si tratta di voler essere moderni a tutti i costi o, al contrario, dire che \u201csi stava meglio prima\u201d e ostentare uno snobismo analogico: gli indicatori sulla diffusione e l\u2019uso di Internet sono fortemente correlati alla crescita economica. Dove Internet \u00e8 pi\u00f9 utilizzato il Pil \u00e8 pi\u00f9 alto; e quindi dove il Pil \u00e8 pi\u00f9 alto, Internet \u00e8 pi\u00f9 utilizzato. Non \u00e8 questa la sede per stabilire quale sia la causa e quale l\u2019effetto, ma la correlazione esiste, chiara e forte; e non esiste per esempio, sull\u2019uso del social, dove invece si verifica un fenomeno contrario, nel senso che il maggior utilizzo dei social si riscontra in aree depresse dal punto di vista socio-economico. Queste e altre considerazioni sono contenute nel primo rapporto Censis sullo stato della trasformazione digitale in Italia. \u00c8 stato realizzato poco prima del lockdown, che pure \u00e8 stato un potente acceleratore, non solo delle competenze di molti, ma della consapevolezza di tutti. Tutti adesso hanno capito che una societ\u00e0 digitale evoluta \u00e8 la condizione necessaria per la resilienza. Un paese dove Internet sia diffuso ed utilizzato, resiste pi\u00f9 agevolmente anche ad una pandemia: le scuole non chiudono, molti lavori non si fermano, il commercio continua e i rapporti umani si mantengono. Il Rapporto Censis \u00e8 stato commissionato dall\u2019Operazione Risorgimento Digitale, una iniziativa comune di una trentina di aziende tecnologiche e associazioni per affrontare assieme il divario digitale italiano e se non proprio chiuderlo (la distanza oggi \u00e8 davvero troppo ampia), almeno ridurlo significativamente. Del resto non c\u2019\u00e8 scelta: la crescita dell\u2019Italia, la possibilit\u00e0 che il recovery plan europeo abbia successo passa anche da qui, da un \u201cupgrade\u201d del capitale umano complessivo del paese. Per questo il Rapporto Censis sullo stato della trasformazione digitale va letto con attenzione. Perch\u00e9 ci dice da dove partiamo in questa rincorsa. Quello che pubblichiamo oggi in anteprima su Repubblica non \u00e8 un ordine di arrivo, una classifica finale: piuttosto una \u201cpole position\u201d, una griglia di partenza. La metafora della gara di Formula 1 non \u00e8 stravagante: con il decreto semplificazioni, in questi giorni in conversione al Senato, il governo si \u00e8 dato un obiettivo ambiziosissimo: rendere digitali tutti i servizi della pubblica amministrazione entro il 28 febbraio 2021. Vuol dire che i cittadini di qualunque comune dal 1 marzo devono, se lo vogliono, poter fare tutto online. Dal punto di vista dei numeri si tratta di fare una trasformazione rapida come un time-lapse: dopo 15 anni di rinvii e false partenze, in 200 giorni dobbiamo provare a recuperare il tempo perduto. Non accadr\u00e0 con una bacchetta magica: serve uno scatto in avanti, di tutti. Ne saremo capaci? Intanto vediamo da dove partiamo. Il Censis ha costruito due ranking: il primo misura il progresso socio-economico delle 281 regioni europee. Fra le italiane in testa le province di Trento e Bolzano, Emilia- Romagna, Lombardia e Friuli Venezia Giulia: ma la prima italiana \u00e8 al 164esimo posto, e occupiamo l\u2019ultimo posto assoluto, con la Sicilia. Se guardiamo solo agli indicatori digitali, non cambiano le prime posizioni italiane ma partiamo dal 213esimo posto; e in fondo troviamo la Calabria. Il Censis ha poi realizzato un altro ranking, provinciale, prendendo in considerazione dati di utilizzo di Internet ancora pi\u00f9 puntuali: come la diffusione di SpiD (l\u2019identit\u00e0 digitale pubblica); la possibilit\u00e0 di pagare online i servizi pubblici (Pago-PA); il numero di imprese che hanno ottenuto un voucher per digitalizzarsi o per assumere un \u201cinnovation manager\u201d; i domini web registrati e i siti che offrono ecommerce. La pagella digitale recita: prima Milano, poi Roma, Bologna e Firenze; nella top ten, con Cagliari, Torino e Pisa, a sorpresa anche Modena e Ascoli Piceno al quinto e sesto posto: All\u2019ultimo posto, Rieti, ma le altre nove posizioni di coda sono tutte occupate da province di Sicilia, Calabria e Campania. Alcuni dettagli: nella classifica che tiene conto solo dei servizi della pubblica amministrazione al primo posto c\u2019\u00e8 Ravenna. Trieste, che complessivamente galleggia a met\u00e0 classifica, \u00e8 al terzo se consideriamo solo l\u2019utilizzo di Internet da parte dei cittadini (segno che PA e imprese non sfruttano appieno il capitale umano territoriale). Il secondo posto per la trasformazione digitale delle imprese, dietro Milano, va a Pescara per motivi che andrebbero indagati ma che confermano che la trasformazione digitale non si riceve per investitura divina, non si cala dall\u2019alto con una legge, ma dipende dalla buona volont\u00e0 delle donne e degli uomini di un comunit\u00e0. \u00a9RIPRODUZIONE RISERVATA Riccardo Luna su Repubblica del giorno 11 agosto 2020.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; stato pubblicato il primo Rapporto Censis sullo stato della trasformazione digitale in Italia. Ed \u00e8 emerso un quadro differente da quello che ci si aspettava. 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