{"id":2320,"date":"2021-01-27T10:20:04","date_gmt":"2021-01-27T10:20:04","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2320"},"modified":"2021-01-27T10:20:04","modified_gmt":"2021-01-27T10:20:04","slug":"e-avvenuto-quindi-puo-accadere-di-nuovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2320","title":{"rendered":"E&#8217; avvenuto, quindi pu\u00f2 accadere di nuovo"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"http:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/la-stella-di-andra-e-tati-cartoon-shoah-1024x576.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2321\" srcset=\"https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/la-stella-di-andra-e-tati-cartoon-shoah-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/la-stella-di-andra-e-tati-cartoon-shoah-300x169.jpeg 300w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/la-stella-di-andra-e-tati-cartoon-shoah-768x432.jpeg 768w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/la-stella-di-andra-e-tati-cartoon-shoah.jpeg 1200w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00abCi portarono in una baracca, l\u00ec gi\u00f9 in fondo. Che era chiamata la sauna, dove venimmo spogliati di tutto, letteralmente di tutto. Ci furono tolti gli abiti, ci furono tolte le scarpe, ci furono tolti i capelli, ci furono tolti i peli, con dei rasoi che non radevano ma raschiavano. Poi ci venne passato sul corpo nudo, da un prigioniero che immergeva una mano in un secchio dove c\u2019era un liquido nerastro, ce lo passava su tutte le parti del corpo. Si dice l\u2019oltraggio al pudore. Ecco, quello \u00e8 oltraggio al pudore.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci venne tolto il nome, e ci fu tatuato sull\u2019avambraccio sinistro un numero, e ci dissero subito che il nostro nome non esisteva pi\u00f9. Il mio numero \u00e8 A 5506. Un numero molto semplice, ma imparate un po\u2019 a dirlo in tedesco. E poi in quanti modi si pu\u00f2 dire? Si pu\u00f2 dire cinquemilacinquecentosei, cinquantacinque zero sei, cinque cinquanta sei, e le SS lo dicevano cos\u00ec come gli capitava e bisognava capirlo. Senn\u00f2 saremmo stati puniti. Pensate che per una cosa del genere, non aver risposto subito alla chiamata, la punizione consisteva in 25 bastonate\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NELL\u2019AUTUNNO<\/strong> di sedici anni fa mi chiamano per fare un viaggio a Auschwitz. La visita vera e propria dura un solo giorno e si va a collocare tra l\u2019incontro in sinagoga del primo e lo shopping del terzo. Insomma mi sembra come quando ci portavano a teatro negli anni del liceo. Qualcuno disturbava lo spettacolo, qualcun altro passava tutto il tempo in bagno. Era solo un\u2019occasione per non andare a scuola. Ho dei dubbi, ma ci vado lo stesso. Parto con l\u2019intenzione di fare delle interviste agli studenti, capire quali motivazioni hanno e cosa gli succede arrivando in quel posto. Mi rendo conto subito che rispetto alle gite in teatro sta accadendo qualcosa di diverso. In quel giorno non ci troviamo davanti a una scenografia con l\u2019attore del prologo shakespeariano che avanza declamando \u00abimmaginate che racchiusi nella cinta di queste nostre mura si trovino due regni assai potenti\u2026\u00bb. No. Non dobbiamo immaginare di trovarci dove siamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci stiamo e basta. Ma soprattutto con noi non ci sono gli attori in calzamaglia che interpretano i personaggi, gli Amleto col teschio in mano che impostano la voce e fanno le facce strane. Con noi \u00e8 venuto Piero Terracina. \u00c8 lui che parla del numero sul braccio. Aveva poco pi\u00f9 di 15 anni quando il 22 maggio del \u201844 arriv\u00f2 sulla Bahnrampe. In quello stesso posto dopo 61 anni ci stanno 200 studenti delle scuole superiori che lo ascoltano seduti sui binari e sulle traversine. Gli studenti che c\u2019hanno la stessa et\u00e0 che c\u2019aveva Piero quando \u00e8 stato deportato. Arrestato a aprile, per quasi un mese rimane nel campo di Fossoli. A met\u00e0 maggio viene caricato nel vagone di un treno merci. L\u00ec dentro sono in 64 e ci resta per quattro giorni \u00abin mezzo agli escrementi di tutti. Difficile esprimere in quali condizioni eravamo in quel momento. Era cominciato, ormai anzi era gi\u00e0 in fase avanzata l\u2019annullamento totale dell\u2019essere umano\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PIERO HA CONTINUATO<\/strong> a viaggiare con gli studenti e a raccontare la sua storia fino a due anni fa quando \u00e8 morto. &nbsp;Oggi, sedici anni dopo quel viaggio, lo riascolto. La disoccupazione imposta dal ministero mi d\u00e0 il tempo di ripescare la sua voce registrata dal mio archivio disordinato. La ascolto durante un viaggio. Passo da un treno all\u2019altro per tornare a casa. Cambio a Monfalcone e a Bologna. Scendo dal regionale per salire sull\u2019Intercity e poi finalmente monto sul treno veloce. Otto ore di viaggio. Tra un arrivo e una ripartenza faccio in tempo a prendere il caff\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUNED\u00cc POMERIGGIO<\/strong> a Fiumicello, cittadina a pochi passi dal confine, nella chiesa di San Valentino, ho ascoltato Paola Deffendi parlare di suo figlio Giulio sequestrato il 25 gennaio del 2016 mentre stava svolgendo un lavoro di ricerca in Egitto. L\u2019ho sentita parlare delle grandi navi da guerra che la nostra industria bellica nazionale sta vendendo ai padroni di quella nazione. La norma sul controllo dell\u2019esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento vieta lo smercio di armi \u00abverso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani\u00bb. Non si tratta di un buon proposito, di una speranza buonista. \u00c8 proprio la legge. \u00abQueste navi che sono navi da guerra, navi di ferro \u2013 dice Paola \u2013 e pensare al ferro fa male.<\/p>\n\n\n\n<p>E io non posso non far riferimento al pensare a Giulio in quelle stanze della National Security, del Ministero dell\u2019Interno egiziano o chiss\u00e0 dove e non pensare al male che ha avuto, all\u2019umiliazione che ha avuto, alla paura che avr\u00e0 avuto e ai pensieri che avr\u00e0 avuto. Se prima pensavo all\u2019Egitto come alla terra dei faraoni, alla terra delle piramidi, alla terra della sabbia, alla terra dei cammelli, quando penso all\u2019Egitto adesso non posso non pensare ai quadri di Bosch e all\u2019inferno. Per chi lo conosce sa che ci sono corpi, corpi rovinati, corpi violati. Questo \u00e8 l\u2019Egitto. Per cui non possiamo non pensare di richiamare l\u2019ambasciatore, non \u00e8 accettabile che si facciano affari con questo paese\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SUL TRENO CHE<\/strong> mi riporta a casa, mi tornano in mente continuamente le parole di Piero e di Paola, ma anche quelle di Primo Levi che scriveva \u00ab\u00e8 avvenuto, quindi pu\u00f2 accadere di nuovo\u00bb. \u00c8 una frase che troviamo su tanti libri. Un\u2019ossessione, ma anche un avvertimento. Perch\u00e9 dovremmo celebrare la giornata della memoria se lo facciamo guardando solo al passato, solo a ci\u00f2 che \u00e8 accaduto e non a ci\u00f2 che sta accadendo? Nessuno tra quei milioni di morti torner\u00e0 in vita per una corona di fiori, un minuto di silenzio o la lettura teatrale di una pagina del diario di Anne Frank.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019oltraggio al pudore, le bastonate, l\u2019annullamento totale dell\u2019essere umano del quale parlava Piero sono violenze che Giulio ha subito. E come lui le stanno subendo tanti altri Giulio e Giulia reclusi nelle galere di mezzo mondo.\u00a0La memoria \u00e8 come un mazzo di chiavi. Le ho messe in tasca due giorni fa per poterci rientrare a casa stasera. La memoria del passato mi serve nel presente e nel futuro. Mi serve per rientrare a casa, possibilmente vivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Ascanio Celestini (pubblicato su Il Manifesto del 27\/01\/2021)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abCi portarono in una baracca, l\u00ec gi\u00f9 in fondo. Che era chiamata la sauna, dove venimmo spogliati di tutto, letteralmente di tutto. 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