{"id":2327,"date":"2021-02-09T17:21:22","date_gmt":"2021-02-09T17:21:22","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2327"},"modified":"2021-02-09T17:21:22","modified_gmt":"2021-02-09T17:21:22","slug":"chiacchiere-e-verita-la-crisi-nelle-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2327","title":{"rendered":"Chiacchiere e verit\u00e0: la crisi nelle banche"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"768\" height=\"685\" src=\"http:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/crisi-banche-rischio-bail-in-768x685-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2328\" srcset=\"https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/crisi-banche-rischio-bail-in-768x685-1.jpg 768w, https:\/\/fisacbrindisi.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/crisi-banche-rischio-bail-in-768x685-1-300x268.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Non passa giorno in cui non si senta parlare di crisi delle banche, di tagli degli sportelli e del personale, fusioni e cessioni di rami d&#8217;azienda.<\/p>\n\n\n\n<p>Provate a chiederne le ragioni ad un top manager: questi partir\u00e0 con una lezioncina di macroeconomia, vi parler\u00e0 di stagnazione, di societ\u00e0 di rating che declassano il Paese per via del debito alto e del Pil; vi dir\u00e0 che i tassi di interesse sono bassi e che di conseguenza occorre ricercare i ricavi attraverso le commissioni e l&#8217;efficienza; concluder\u00e0 asserendo che le fusioni sono necessarie per condividere i costi per l&#8217;innovazione tecnologica, per trovare i capitali da destinare a riserve per crediti deteriorati e reclami.<\/p>\n\n\n\n<p>Quanto sopra esposto appare ineccepibile da un punto di vista logico ma \u00e8 priva di informazioni che vogliamo invece rimarcare e che possono essere riassunti in una domanda: come si \u00e8 giunti alla crisi?<\/p>\n\n\n\n<p>Nei tempi che furono, le banche svolgevano una funzione ben precisa, raccoglievano denaro dai risparmiatori remunerandoli ad un certo tasso e lo prestavano ad un tasso pi\u00f9 alto. Il tutto avveniva in maniera lineare: conti correnti, libretti e certificati di deposito da una parte e mutui e prestiti dall&#8217;altra; in mezzo, dalla differenza fra i tassi attivi e passivi, le banche traevano profitto che in parte destinavano a riserve. Non era un sistema perfetto ma funzionava. Gli istituti di credito, ponendo la giusta attenzione nel prestare capitali, potevano contribuire alla crescita di una periferia, di una citt\u00e0 o di una regione. Potevano contribuire, come hanno fatto, allo sviluppo dell&#8217;agricoltura, dell&#8217;industria, degli ospedali e delle universit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Peccato che il sistema capitalistico sia viziato. Si parla di fallimenti del mercato riferendosi all&#8217;aumento della disoccupazione e dei prezzi; \u00e8 pi\u00f9 semplice dire che non ci si accontenta mai, che si vuol guadagnare sempre di pi\u00f9.<\/p>\n\n\n\n<p>Le banche, infatti, non si sono accontentate: hanno voluto espandersi sempre pi\u00f9, guadagnare sempre pi\u00f9: hanno acquisito altre banche, aperto filiali in tutto il mondo, investito capitali in operazioni altamente rischiose, concesso finanziamenti al di sopra delle garanzie e della capacit\u00e0 di rimborso. Sono diventate fragili nel patrimonio e hanno tirato fuori soluzioni che presto si riveleranno essere fallimentari. In nome dell&#8217;efficienza hanno effettuato tagli al personale, rinunciando di fatto alla risorsa pi\u00f9 importante per ogni azienda. Ai dipendenti rimasti viene rivolta tutti i giorni, pi\u00f9 volte al giorno, la stessa domanda: &#8220;Cosa hai prodotto oggi?&#8221; Ricevono pressioni commerciali di diversa natura, dalle e-mail con la classifica degli atti di vendita per gestore a telefonate intimidatorie. Da anni ormai occorre cercare i guadagni nelle commissioni: i correntisti, che prima ricevevano una minima remunerazione per i propri risparmi, ora devono pagare per avere un conto corrente anche se non mettono mai piede in banca; ai dipendenti il compito di proporgli contratti assicurativi e di investire in altre societ\u00e0 collegate e in diamanti. Il risultato finale \u00e8 un formale reclamo, se non una denuncia penale contro il dipendente, che comporta comunque il risarcimento del cliente da parte della banca che si indebolisce sempre pi\u00f9. Ricomincia poi il circolo vizioso dei tagli dei costi, in primis quello del personale, perch\u00e9 i brillanti manager del settore non vogliono fare altro che attuare soluzioni di breve periodo che consentano di distribuire utili agli azionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi proponiamo di percorrere una strada pi\u00f9 ardua, puntando ad ottenere risultati positivi e duraturi per tutti attraverso:<\/p>\n\n\n\n<p>1) assunzioni per garantire un servizio diffuso e di maggiore qualit\u00e0; assunzioni per svolgere un ruolo sui territori che aiuti a finanziare progetti al fine di combattere la disoccupazione e dar modo a pi\u00f9 famiglie di sostenersi, risparmiare ed investire in case e beni di consumo;<\/p>\n\n\n\n<p>2) riaprire le sedi nelle periferie ormai da tempo abbandonate. \u00c8 nelle periferie che risiede la maggior parte della forza lavoro e bisogna credere ed investire nella loro riqualificazione; sorgeranno altre attivit\u00e0 che produrranno nuova ricchezza da immettere nel sistema;<\/p>\n\n\n\n<p>3) abolire la vendita di strumenti complessi e soprattutto di prodotti spazzatura;<\/p>\n\n\n\n<p>4) vietare ogni sorta di pressione commerciale; non si tratta di non voler lavorare ma di volerlo fare con coscienza;<\/p>\n\n\n\n<p>5) s\u00ec alle fusioni e alle cessioni solo a condizione del pieno mantenimento della forza lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p>Non vogliamo che queste parole rimangano chiacchiere. Vogliamo metterci al lavoro, farlo per bene e subito!<\/p>\n\n\n\n<p>Dipartimento Comunicazione Fisac\/CGIL Brindisi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non passa giorno in cui non si senta parlare di crisi delle banche, di tagli degli sportelli e del personale, fusioni e cessioni di rami d&#8217;azienda. 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