{"id":2538,"date":"2022-03-14T08:33:26","date_gmt":"2022-03-14T08:33:26","guid":{"rendered":"http:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2538"},"modified":"2022-03-14T08:33:26","modified_gmt":"2022-03-14T08:33:26","slug":"la-frontiera-fragile-tra-noi-e-lorrore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2538","title":{"rendered":"La Frontiera fragile tra noi e l&#8217;orrore"},"content":{"rendered":"\n<p>DI PAOLO RUMIZ &#8211; tratta da La Repubblica del 12 marzo 2022<\/p>\n\n\n\n<p>Come soffia il vento sulla mia frontiera. Vento gelido di Nordest. Passa sulle trincee della Grande guerra, fischia nei rottami delle garitte jugoslave sull\u2019ex cortina di ferro, si infila nelle fessure, toglie il sonno. Viene da lontano. Sa di steppe e di neve. Porta profughi a migliaia, ci frusta il viso. Ci avverte che ogni diaframma \u00e8 saltato tra noi e gli spazi sterminati che hanno inghiottito le armate di Hitler e Napoleone. C\u2019\u00e8 un\u2019invasione, l\u2019Europa \u00e8 in allarme. Ma \u00e8 dal \u201914 che l\u2019Ucraina \u00e8 in guerra. Dov\u2019era la politica in questi otto anni? Pensava ad altro: ai rifugiati, al Covid. E noi per anni abbiamo vissuto di emergenze in una sequenza monotematica che ignorava il resto del mondo. Ora c\u2019\u00e8 l\u2019Ucraina, e anche l\u2019Ucraina cancella tutto il resto fino a quando un nuovo allarme mondiale la sostituir\u00e0. La pandemia continua, ma non \u00e8 pi\u00f9 un tema. Avanti cos\u00ec, in una rete di amnesie che ci espone a bruschi risvegli.\u00a0<br>Oggi dal silenzio dell\u2019indifferenza siamo precipitati nel frastuono delle \u201cBreaking news\u201d che alzano il livello dell\u2019ansia ma non aiutanoa capire. Per otto anni abbiamo dormito, come i governanti che nel 1914 hanno dato il via al massacro mondiale in uno stato di ebete sonnambulismo. Ciechi e muti, come a Srebrenica, dove eravamo complici. Oggi c\u2019era dalla nostra un leader finalmente presentabile come Zelensky, ma non abbiamo colto l\u2019occasione, e ora ne subiamo le conseguenze Ci muoviamo ancora in ordine sparso, uniti solo da un\u2019isteria maccartista da analfabeti contro un grande popolo vittima di un autocrate. Questo, mentre le badanti russe e ucraine in Italia pregano per la pace nelle stesse chiese, leggono insieme Dostoevskij e insieme cantano nella cripta di San Nicola a Bari. Sanno che i loro due popoli, un po\u2019 come Miroslav Krle\u017ea disse con autoironia di Serbi e Croati, sono \u00ablo stesso letame diviso in due dal carro della storia\u00bb.\u00a0<br>Ora parlano i kalashnikov. Un giovane musicista ucraino posta su whatsapp la foto di un lanciagranate puntato sulla strada da una finestra e scrive: \u00abAvevo comprato una tromba per far musica, ma Dio ha deciso diversamente e mi ha regalato questo meraviglioso strumento che mi dice: \u201cForza, suonami!\u201d. E io lo sto suonando\u00bb. Maksim, chiamiamolo cos\u00ec, ha lavorato nell\u2019orchestra sinfonica europea alla quale ho prestato la voce narrante. Gli abbiamo scritto: \u00ablascia stare Dio, che non c\u2019entra. \u00c8 da irresponsabili mettere in mano a un civile uno strumento simile. La guerra falla fare ai soldati. La tua battaglia \u00e8 in musica, per il tuo Paese e per l\u2019Europa\u00bb. Risposta: \u00abLa guerra non \u00e8 stata una mia scelta. Io volevo suonare, ero pronto a partire per dei festival. Ora non posso fare altro che combattere per la patria o morire. Pregate per la mia terra\u00bb.\u00a0<br>Anche nel pi\u00f9 mite degli ucraini si agita un cosacco, e Maksim ci ricorda che \u00e8 tardi per la politica e la diplomazia; che non \u00e8 pi\u00f9 il tempo dei distinguo, perch\u00e9 la guerra disattiva la dialettica e il pensiero complesso. Non serve dirgli che nei tank che assediano la sua citt\u00e0 vi sono giovani di vent\u2019anni che soffrono a eseguire gli ordini, perch\u00e9 Russi e Ucraini sono, a milioni, imparentati fra loro. Inefficace farlo ragionare sul fatto che la sua scelta render\u00e0 pi\u00f9 pesanti le perdite fra i civili. Inutile farlo riflettere che questa \u00e8 una strana invasione, se lascia aperti dei confini, non tocca le reti telefoniche e consente a dei treni di andare. O che tra le forze ucraine vi sono formazioni come il Battaglione Azov, noto per le torture ai civili russi nel Donbass. Miserabili sfumature, di fronte all\u2019enormit\u00e0 di un\u2019aggressione.\u00a0<br>Dalla mia casa di campagna vedo passare gli ucraini in fuga che accogliamo a braccia aperte e, a poca distanza, nei boschi, i poveri cristi da Siria e Afghanistan che nessuno vuole. Nella corrente alternata della solidariet\u00e0, i secondi non sono pi\u00f9 di moda. Peggio: aiutarli \u00e8 ancora un crimine, secondo la legge Salvini che il nuovo governo non ha mai abrogato. I loro paesi li abbiamo bombardati anche noi, ma puniamo egualmente questi migranti con un\u2019avversit\u00e0 razziale che non ci rende cos\u00ec diversi da Polacchi e Ungheresi. Li lasciamo morire di gelo sulla frontiera bielorussa o marcire nei gulag turchi, greci, bulgari. Cinque milioni di profughi che non vogliamo vedere perch\u00e9 non sono biondi e non hanno gli occhi chiari.\u00a0<br>La mia frontiera \u00e8 un sismografo che registra ogni scossa anche a migliaia di chilometri. Da quando sono nato, non ho fatto che veder genti in fuga da guerre, pulizie etniche o carestie. Istriani, Dalmati, dissidenti Jugoslavi, Curdi, Bosniaci, Iracheni, Afghani, Siriani e ogni genere di popoli africani. Una processione dolente, interminabile, che continua ad arrivare da Est o da Sudest per confluire nello stesso punto. Una sola cosa non avevo mai visto: che su questa linea ci fosse chi ha diritto alla vita e chi pu\u00f2 anche crepare. Tu s\u00ec, tu no. Due file, come ad Auschwitz. Difficile dormirci sopra.\u00a0<br>Vado a far legna nel bosco per&#8230; non finanziare la Gazprom. Un modo vigliacco per nascondermi, non pensare al tramonto dell\u2019Europa e sfuggire alla vergogna. O per sparire da questo mondo ipercontrollato dove la libert\u00e0 \u00e8 morta e la piet\u00e0 pure. Fa freddo e la stufa inghiotte intere cataste. Intanto, la macchina delle armi va avanti lo stesso. Da decenni finanziamo il riarmo di Putin comprando il suo gas e, pur di avere il culo al caldo, abdichiamo dai principi fondativi della nostra democrazia. Cecenia? Anna Politkovskaja? Tutto dimenticato. Meglio sorseggiare aperitivi, guardare Netflix e intanto delegare alla sola America la nostra difesa, senza integrare il pensiero atlantico con una visione mediterranea. Eppure mai come ora \u00e8 tempo di esportare la democrazia in un altro modo, senza erodere gli spazi cuscinetto fra noi e la Russia e senza far danni irrimediabili come a Kabul, dove siamo stati cacciati a pedate da un\u2019orda di guerrieri scalzi.\u00a0<br>Ero a Leopoli nell\u2019inverno del 2014, durante la rivolta di piazza Maidan a Kiev. Fu subito chiaro che il popolo non si era sollevato contro i Russi, ma contro i corrotti. Una rivolta civica, nata dalla nausea per gli eccessi di un governo di ladri. In piazza Maidan la fertile Ucraina, granaio d\u2019Europa, si chiedeva le ragioni della sua povert\u00e0 e le trovava nella corruzione della cleptocrazia post-comunista. Ma appena il governo fantoccio del Cremlino \u00e8 caduto a furor di popolo, la nomenclatura, con la tipica, collaudata giravolta che s\u2019era gi\u00e0 vista in Jugoslavia o con la caduta di Ceausescu in Romania, ha ordinato ai servizi segreti di trasformare la rabbia politica in uno scontro etnico, per non pagare il conto del suo fallimento. Ammazzatevi fra voi, idioti, invece di discutere il potere.\u00a0<br><em>L\u2019Ucraina \u00e8 lontana da Washington. L\u2019Europa occidentale no, non pu\u00f2 permettersi di ignorarlo. L\u2019Ucraina \u00e8 Europa. Per certi aspetti ne \u00e8 il baricentro. \u00abUcraina vuol dire frontiera, terra di mezzo\u00bb, mi ricord\u00f2 gi\u00e0 nel 2008 in una stazione fra Leopoli e Odessa uno studente di medicina. Detestava Putin, ma aggiunse: \u00abSe il mio Paese smette di essere ci\u00f2 che \u00e8 stato per secoli, cio\u00e8 uno stato cuscinetto, per entrare in un\u2019alleanza occidentale, succede il putiferio e Mosca interviene\u00bb. Ripenso spesso a quell\u2019incontro di quattordici anni fa, fatto in un viaggio per Repubblica. Chiunque ha un briciolo di memoria sa che la fascia di territorio fra i Balcani e il Baltico \u00e8 anche una linea di faglia altamente infiammabile, una Blood Land,come l\u2019ha definita Timothy Snyder, dove Est e Ovest non hanno ancora risolto le loro pretese imperiali e dove il fango ha inghiottito sessanta milioni di vite in una successione di tragedie lunga un secolo. Non possiamo consentire che si incendi ancora.<\/em>\u00a0<br>Oggi per la prima volta dal \u201945 la guerra non \u00e8 pi\u00f9 una cosa che riguarda gli altri. Stavolta, pi\u00f9 che con la guerra jugoslava, ci sfiora l\u2019idea che potremmo diventare profughi anche noi.\u00a0<br>Sarebbe un peccato scoprire solo quando \u00e8 tardi il sapore dolce della pace<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI PAOLO RUMIZ &#8211; tratta da La Repubblica del 12 marzo 2022 Come soffia il vento sulla mia frontiera. Vento gelido di Nordest. Passa sulle trincee della Grande guerra, fischia nei rottami delle garitte jugoslave sull\u2019ex cortina di ferro, si &hellip; <a href=\"https:\/\/fisacbrindisi.it\/?p=2538\">Continue reading <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[239,3,75,285],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2538"}],"collection":[{"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2538"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2538\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2539,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2538\/revisions\/2539"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2538"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2538"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fisacbrindisi.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2538"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}