La legge di instabilità

Una legge di instabilità. Sembra sempre più questo la manovra finanziaria per il 2016 approntata dal governo Renzi. Ieri è arrivata una nuova autorevole bocciatura, quella della Corte dei conti, secondo la quale la scelta di politica economica del governo “utilizza al massimo gli spazi di flessibilità disponibili riducendo esplicitamente i margini di protezione dei conti pubblici e lascia sullo sfondo nodi irrisolti, clausole, contratti pubblici, pensioni e questioni importanti, quali un definitivo riassetto del sistema di finanziamento delle autonomie territoriali. Bocciata anche la politica fiscale di Palazzo Chigi. Il presidente Squitieri ha detto che il governo avrebbe dovuto inserire nella legge interventi “sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura della aliquote Iva”. “Nonostante la riduzione della spesa già scontata nel tendenziale sia impegnativa, le condizioni economiche avrebbero potuto consigliare l’adozione di interventi sulla spesa fiscale, riguardanti ad esempio un articolato intervento sulle aliquote Iva agevolate o sulla stessa struttura della aliquote Iva, eventualmente attutiti (ma non annullati) con misure di sgravio”. Anche la Banca d’Italia non è convinta dell’impianto della Legge di stabilità, in particolare per quanto riguarda l’abolizione delle tasse sulla casa. Così le bocciature diventano tre: i tecnici di Camera e Senato, la Corte dei Conti e Bankitalia. Il premier Renzi e il ministro Padoan difendono però tutte le scelte di politica economica: stiamo facendo una manovra espansiva, dicono, che aiuta anche le fasce più deboli della popolazione. Ma gli scontri si moltiplicano. L’altro fronte caldo per il governo è infatti quello delle Regioni. I governatori saranno ricevuti oggi a Palazzo Chigi e il premier Renzi (dopo la battuta “ci divertiremo”) ha annunciato che vorrà partecipare personalmente alla riunione. Annunciato un decreto ad hoc sui bilanci regionali. I medici intanto hanno deciso: contro la manovra che prevede pesanti tagli alla spesa sanitaria sarà sciopero il 16 dicembre. Fronte caldo anche sul pubblico impiego. Mentre i sindacati preparano lo sciopero contro i tagli della manovra, la ministra Madia è tornata all’attacco: licenziare gli assenteisti. Il Corriere della Sera pubblica oggi l’appello di intellettuali, economisti e politici europei sulle tasse da far pagare alle multinazionali. Per la Cgil la manovra è sbagliata e sarebbe da riscrivere. Tutte le ragioni del no del sindacato alla manovra (e le proposte alternative) sono contenute nel documento consegnato alle Commissioni riunite di Camera e Senato. Il testo completo sul sito nelle News del giorno 2 novembre.

Testo tratto da “Il Mattinale” della CGIL.

A proposito della Ministra Madia. Oggi è di moda gridare alla condanna o al licenziamento degli assenteisti, in particolare se sono lavoratori del pubblico impiego.Nessuno si sforza di ricordare che tutti i dipendenti pubblici sono senza rinnovo del contratto collettivo da molti anni, che non ricevono un euro di recupero dell’inflazione, che i loro diritti sono stati selvaggiamente colpiti. Se alcuni di loro sono degli assenteisti o vengono meno al loro dovere, le leggi consentono allo Stato di intervenire e punire. Le norme, insomma, ci sono già. Nessuno invece si interroga su quali siano le responsabilità di chi li dirige o li coordina. Come è possibile, ad esempio, che un sindaco (quello di Sanremo, ad esempio) non sappia nulla di quello che accade nelle sedi del Comune? Come è possibile che debbano pagare sempre e soltanto i lavoratori dipendenti mentre invece chi dirige, anche quando sbaglia in modo eclatante, anche se viene mandato via incassa una buonuscita milionaria?
In questa Italia si va a caccia dei ladri di polli per fame, e mai a caccia di chi, invece, distrugge la vita delle persone perché incapace.

La Redazione

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