I ricchi e poveri

Negli ultimi giorni si è assistito ad una terrificante doppietta del Governo Renzi a favore delle banche italiane e delle sue proprietà. La prima notizia è stata l’annuncio di un decreto legislativo che garantisce alle aziende di credito di espropriare, senza alcun passaggio in Tribunale, un immobile oggetto di un contratto di mutuo dopo diciotto mensilità, anche non consecutive, non pagate dal debitore. La seconda è stata l’intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla sig.ra Barbara D’Urso sulle reti Mediaset, in cui ha dichiarato che in Italia ci sono troppe banche, troppi banchieri e troppi bancari per poi chiosare affermando che la tecnologia manderà a casa un po’ di gente e costringerà a chiudere molti sportelli bancari. E che comunque i trattamenti economici attuali si ridurranno.
Concentriamoci sulla prima notizia perché la seconda è talmente stupida e frutto di ignoranza (nel senso di mancanza di conoscenza sui processi realizzati nel settore bancario negli ultimi quindici anni) che non vale la pena perderci tempo ora. Lo faremo in un secondo momento.
Il decreto legislativo in preparazione il Governo afferma sia necessario in applicazione della Direttiva Europea n. 17 del 2014. In realtà la Direttiva Europea in questione ha tutt’altra finalità perché l’obiettivo è quello di rendere trasparente e omogeneo il mercato del credito in difesa dei consumatori, fornendo l’indirizzo per l’applicazione di norme chiare e uniformi a tutti i paesi aderenti all’Unione Europea. Gli obiettivi indicati sono molto più variegati e complessi e leggendo la Direttiva non troverete alcun riferimento esplicito, per la verità nemmeno implicito, all’introduzione di norme che sottraggano la proprietà ai consumatori dopo un certo numero di rate impagate.
Per cui il tentativo del Governo è, ancora una volta, di rafforzare il potere contrattuale delle banche italiane riducendo il povero cliente-consumatore a mero oggetto senza alcuna autonomia negoziale in sua difesa.
In questi giorni si assiste ad uno spettacolo quanto meno contraddittorio in cui un Governo che ha ulteriormente sottratto alle casse comunali fondi fondamentali per la garanzia di un welfare minimo a favore dei cittadini più deboli, con la scusa che la prima casa è un valore intoccabile e quindi non va tassata, poi si prodiga affinché le banche possano toglierne facilmente la proprietà al cittadino, senza nemmeno passare da un qualunque Tribunale.
Altro elemento fondamentale è ricordare che tale evento si realizzerebbe dopo 18 mensilità anche non consecutive di mancato pagamento delle rate, cioè dopo solo un anno e mezzo. E addirittura in una prima stesura si parlava di sole sette rate.
In linea di principio qualcuno potrebbe pensare che sia giusto ma riteniamo sia opportuno, invece, fare qualche riflessione preliminare.
La prima casa è un bene fondamentale, in particolare per tutti quei cittadini che hanno subito gli effetti devastanti della crisi. E’ ingiusto che ancora una volta siano loro a pagare gli effetti di un dramma sociale a vantaggio di chi, di fatto, ha la responsabilità della crisi a causa delle sconsiderate speculazioni finanziarie, ossia le banche.
Eè bene chiedersi, tra l’altro, come siano stati erogati i mutui dal sistema creditizio in questi anni. Sono stati sempre applicati gli stessi criteri di prudenza e di valutazione in base al reddito e alla bontà del cliente?
Non ci risulta. Ci risulta, invece, che anche i mutui siano stati proposti alla clientela dalla banche italiane alla stessa stregua di un qualsiasi prodotto finanziario su cui lucrare commissioni alte e durature. I mutui sono stati oggetto di campagne commerciali elastiche: per qualche tempo la concessione e l’erogazione sono state inspiegabilmente bloccate a favore di altri prodotti più remunerativi; in altri periodi, invece, sono stati lanciati in modo massiccio e l’importante era farne sottoscrivere la maggiore quantità possibile a prescindere dalle effettive capacità economico-finanziarie di chi le sottoscriveva. Talvolta chiudendo anche un occhio su un incremento degli importi in cambio della sottoscrizione di qualche polizza assicurativa. I numeri sono numeri per i budget aziendali!
Tutto questo avviene durante una delle peggiori crisi sistemiche dell’economia occidentale, e quindi anche di quella italiana. Una crisi figlia delle spregiudicate operazioni di ingegneria finanziaria del sistema creditizio anglosassone e che ha poi prodotto devastanti effetti economico-sociali in tutto il mondo; un mondo che è in deflazione, che non produce più ricchezza e che comunque ne ha incrementato la concentrazione nelle mani di poche persone e di pochi imperi finanziari a danno delle popolazioni e dell’economia.
Ci auguriamo, pertanto, che l’Unione Europea ricordi al Governo italiano che la sua Direttiva parla di altro e piuttosto che aumentare ulteriormente il potere contrattuale nelle mani delle banche italiane si limiti ad applicare la costruzione di un impianto di norme che tuteli, invece, il cliente- consumatore e che ridia trasparenza alle operazioni di finanziamento.

La Redazione

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