Il referendum del 17 aprile 2016 sul rinnovo delle concessioni alle trivellazioni non ha raggiunto il quorum del 50% degli aventi diritto al voto. La percentuale dei votanti è stata di poco superiore al 30%, confermando una tendenza al ribasso della partecipazione al voto democratico da parte delle cittadine e dei cittadini italiani. Una involuzione preoccupante per un paese che storicamente, dalla costituzione della Repubblica, ha sempre avuto una partecipazione molto alta. Ma da diversi anni si è sancita una rottura del patto tra i cittadini e la politica, causata da molti elementi. E’ in atto una forte riduzione del senso di responsabilità nella partecipazione democratica, e sul conseguente bisogno di informazione, nella popolazione. C’è oggettivamente una profonda crisi democratica nel paese che, se non corretta in tempo, potrebbe avere strascichi molto negativi per il suo futuro.
Come Fisac/CGIL, organizzazione sindacale che rappresenta e tutela gli interessi dei lavoratori bancari, abbiamo scritto quel che pensavamo su questo referendum. E’ quindi necessaria una riflessione dopo il deludente risultato del referendum.
E vogliamo farla sottolineando solo due punti:
1- riteniamo sia stato un grosso errore da parte del Governo spingere verso il boicottaggio del voto, invitando all’astensione, per poi trasformare la scelta di chi non ha votato in una indeterminata adesione alla linea del Governo. Riteniamo sia molto pericoloso per il bene di una democrazia che un potere esecutivo scelga come strumento di consenso politico il boicottaggio degli strumenti democratici da parte della popolazione. Non vogliamo nemmeno commentare l’indegno sbeffeggio di un esponente della forza di maggioranza ai cittadini che hanno, invece, partecipato al voto. La forza di una democrazia sta nell’informazione, nel dibattito, nella partecipazione e nella ricerca del consenso. Se si ha la consapevolezza delle proprie ragioni, non si ha paura di confrontarsi e di vincere sul campo convincendo con gli argomenti.
2- un altro elemento deformante e pericoloso è stata la volontà di contrapporre tra di loro i lavoratori di settori differenti. Si è tentato, riuscendoci solo in parte, di inserire nel dibattito sull’oggetto del referendum il ricatto della perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. Chi ha cercato di informarsi ha compreso da subito l’inutilità di un simile argomento che non era per nulla al centro del quesito. Se avessero vinto i Si nessun lavoratore avrebbe perso il proprio posto di lavoro perché non era in discussione la chiusura immediata delle piattaforme ma ben altro. Ancora una volta la disinformazione ha usato i suoi strumenti per deviare l’attenzione dalle vere questioni su cui discutere e scegliere. E il mondo del lavoro, anziché mantenersi unito e coerente con le proprie battaglie si è in parte lasciato coinvolgere. Un errore che bisogna evitare di ripetere. Perché fa davvero specie che, anche in questo caso, il Presidente del Consiglio abbia dichiarato che con il mancato quorum abbiano vinto i lavoratori. Quali lavoratori? Perché? A noi importa, invece che si parli realmente del Lavoro e delle condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, che si discuta del chiaro fallimento, certificato ogni mese che passa dall’Istat e dallo stesso Ministero dell’Economia, del Jobs Act e della Riforma Fornero che, con l’allungamento dell’età pensionabile, sta schiacciando ogni possibilità di vero ricambio generazionale nell’occupazione. A noi interessa discutere della situazione indecente in cui versa tutto il settore pubblico, che in un momento di crisi sociale dovrebbe supportare al meglio i cittadini in difficoltà, che ogni anno, invece, viene smantellato pezzo dopo pezzo con una continua riduzione di risorse e con una campagna mediatica in cui tutti i dipendenti pubblici vengono additati come fannulloni. Il paradosso è che nella campagna delle presidenziali USA il candidato democratico Sanders porti ad esempio la Sanità pubblica italiana a dimostrazione di come l’idea originaria del nostro Welfare fosse lungimirante.
In sintesi come Fisac/CGIL di Brindisi siamo molto preoccupati. E non lo siamo per i contenuti perché la questione al centro del quesito referendario è comunque ineludibile: l’energia prodotta con i fossili sarà inevitabilmente sostituita dalle energie rinnovabili. E’ una scelta indispensabile per il futuro dell’intero pianeta. O la si fa oppure la Terra morirà.
Siamo, invece, preoccupati per un paese che affronta ogni argomento come se fosse un perenne referendum pro o contro questo Governo. E’ un punto di osservazione che mistifica la realtà e che deforma ogni questione. In un momento storico in cui, invece, si dovrebbero abbassare i toni delle polemiche e fare scelte condivise con il paese per il suo futuro. In un momento in cui il mondo del Lavoro andrebbe qualificato, incentivato e su cui bisognerebbe investire ogni risorsa disponibile a favore dei più giovani e delle donne. In questo momento si dovrebbe pensare a far rientrare nell’economia e nella società milioni di ragazze e ragazzi dando loro un lavoro degno, sicuro e ben pagato. Perché solo così si costruisce il futuro dell’Italia con nuove fondamenta comunque basate sui diritti e sulla dignità delle persone. Di sicuro non lo si costruisce cercando di mettere i lavoratori del settore energetico contro tutti gli altri.
La Redazione