
Internet e’ la più alta espressione di democrazia oggi esistente. E’ il tempio indiscusso della libertà di espressione, stargate che catapulta con un repentino balzo spazio-temporale in qualsiasi punto del globo, moderna Agorà che consente di chattare con chiunque in qualsiasi momento,
In rete siamo finalmente tutti uguali, parificati da una sorta di livella giustiziatrice che eguaglia tutti, senza distinzione di sesso, razza, nazionalità, opinioni politiche, garantendo ad ognuno la libera partecipazione a forum, discussioni, webinar.
Le uniche limitazioni ad oggi esistenti sono le norme contrattuali sottoscritte a monte in fase di adesione a ciascun social (sfido chiunque ad affermare di aver letto i codici e codicilli che ciascuno di noi sottoscrive).
La preziosissima moneta di scambio, il prezzo da pagare per la partecipazione apparentemente gratuita a questa kermesse è il rilascio dei dati personali che consente la profilazione di ciascuno di noi, la individuazione e catalogazione di gusti tendenze e orientamenti politici, sessuali, culturali, e così via.
Mentre un tempo si decideva se fosse preminente il potere politico, economico o quello finanziario, oggi è indubitabile che è questo il vero tesoro che muove il mondo e ne determina le scelte.
Le principali piattaforme mondiali sono le fortunate detentrici di questo enorme patrimonio ed hanno lo smisurato potere di fruirne a proprio piacimento.
Quella che è, ad oggi, la più alta espressione democratica, rischia, però, di rimanere ostaggio di sé stessa e di divenire il mezzo più limitativo della democrazia stessa, di implodere sotto il peso dell’uso deleterio e “machista” della libertà di espressione.
Il problema dello strapotere esercitato da questi colossi è emerso in tutta la sua potenza in occasione dell’assalto alla Casa Bianca, fomentato dai tweets e dal comizio di Trump in seguito alla sua mancata elezione.
A tutela della democrazia mondiale, le piattaforme principali hanno silenziato Trump, esercitando così un pericolosissimo potere di limitazione della libertà di parola ed usurpando, in questo modo, un diritto che dovrebbe essere esclusivamente esercitato dalla giustizia ordinaria.
Qualora Trump abbia violato la legge, è esclusivo compito dei giudici individuare quali norme abbia violato e definire, di conseguenza, le sanzioni applicabili.
Appare, allora, evidente che urge regolamentare quanto prima il selvaggio mondo del web, necessita una coordinata azione mondiale per disciplinare e delimitare lo strapotere delle piattaforme.
A questo scopo sono finalizzate le proposte di legge della Commissione europea ed attualmente al vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio Europeo: il Digital service act e il Digital MARKET ACTS.
Normare l’utilizzo del web non può e non deve intendersi come una LIMITAZIONE DELLA LIBERTÀ DI ESPRESSIONE, ma piuttosto come GARANZIA DI MASSIMA TUTELA degli interessi contrapposti degli attori che agiscono in rete.
La libertà si declina in una varietà di forme infinita (delle piattaforme; delle testate giornalistiche, dei personaggi pubblici; dei poveri comuni mortali; dei minorenni; degli hacker e degli autori/ fautori del malware; di chi esercita il commercio o altra attività redditizia (tipo le banche); di chi diffonde idee politiche che possono fomentare odio; di chi diffonde idee violente o esercita violenza verbale in rete).
È pertanto limitativo parlare in maniera generica di libertà in rete, di limitazione alla stessa o di regolamentazione della stessa. Bisognerebbe di volta in volta analizzare a quale libertà ci si riferisce.
Inoltre il riconoscimento totale della libertà a ciascuno corrisponde quasi sempre alla limitazione della libertà di altri oppure al danneggiamento di altri. Perciò il diritto alla libertà, benché sacrosanto, va sempre contemperato con il rispetto dei diritti altrui.
È limitativo, inoltre, delimitare le responsabilità delle piattaforme all’esclusivo pagamento di tasse o di un prezzo per l’utilizzo dei dati. Il problema è ben più profondo perché i miei dati personali, il mio pensiero, i miei gusti NON HANNO PREZZO e non possono essere soggetti a mercimonio.
La eccessiva parcellizzazione e differenziazione delle tipologie di intervento richieste, rende quanto mai arduo il compito di disciplinare la materia. Tuttavia, come sindacato ci auguriamo che questa legislazione venga quanto prima approvata, affinché aumentino le tutele dei “contraenti più deboli”, che siamo in definitiva tutti noi nel momento in cui usufruiamo in qualsiasi modo della rete.
Dipartimento Comunicazione Fisac/CGIL Brindisi