La Crisi

Siamo andati a vedere “La Grande Scommessa”, il film che racconta la storia realmente accaduta di un gruppo di trader che nel 2005 avevano previsto il crollo del mercato immobiliare americano e quindi del relativo mercato finanziario delle obbligazioni “subprime”.
Arrivati alla Multisala di Brindisi, costruita in una periferia urbana abbellita da un paio di rotonde di cemento nuove di zecca, ci siamo sentiti dei marziani tra gli umani. C’erano file lunghe e aggrovigliate il cui obiettivo era sempre lo stesso: “Quo Vado” di Checco Zalone.
Nella sala riservata al film “La Grande Scommessa”, solita orrenda e incomprensibile traduzione da un titolo americano il cui senso era completamente diverso, eravamo inizialmente in pochi. Col passare dei minuti anche quella sala si è andata riempiendo. Spiccava, però, l’assenza totale della generazione compresa tra i venti-quaranta anni. Insomma, o bambini o ultracinquantenni.
Questo sarebbe un possibile primo elemento di riflessione ma lo rimandiamo ad un altro momento.
Il film è stato un pugno nello stomaco. La storia è chiara, lineare e raccontata con grande maestria pur narrando vicende tecnicamente molto complesse. La recitazione dei pochi bravissimi attori, grandi nomi del cinema statunitense, l’ha resa ancora più spumeggiante e luccicante.
Il significato della storia appare in tutta la sua dimensione sin dalle prime battute ed è molto importante il continuo sottolineare che ogni passaggio finanziario comportava un effetto sociale, cioé la sofferenza fisica e il degrado di una vita umana. Emblematico è un preciso punto del film: il trader, interpretato da Brad Pitt, il quale aveva ormai abbandonato schifato il mondo di Wall Street per dedicarsi ad una vita di campagna sana e pulita, decide di aiutare un paio di giovanissimi e abili ragazzi, geni del trading e del mercato finanziario a realizzare la loro “scommessa” sul crollo del mercato delle obbligazioni subprime. Ottenuto un importante contratto in una Convention a Las Vegas, al loro adolescenziale gioire li ferma e gli chiede con una espressione seria: “Che cosa avete da festeggiare?!”. E alla loro risposta idiota li affronta: “ma non avete capito cosa accadrà se la vostra previsione fosse esatta? Voi scommettete sul crollo dell’economia americana! Milioni di persone perderanno il posto di lavoro, la loro casa, la pensione, tutto!”. Si gira e va via.
Il senso del film è in quella scena. Il mondo della finanza, da qualunque parte lo si voglia vedere, ha scommesso sulla vita dell’economia e della società. Ha scommesso sul futuro delle persone in carne ed ossa. Ha scommesso sulla distruzione di milioni di vite umane. Ha scommesso contro sé stessa e il proprio futuro. Cercando, però, e trovando comunque una via d’uscita che ha permesso ad una cricca di truffatori di arricchirsi prima e di mantenere il loro posto dopo, speculando milioni di dollari e di euro alle spalle della povera gente.
“La Grande Scommessa” racconta in modo elementare, comprensibile a tutti, l’ingegneria dei titoli finanziari “spazzatura” che sono stati pensati e realizzati dal 1990 ad oggi. Spiega come le banche, attraverso ardite operazioni finanziarie delle grandi banche d’affari, abbiano drogato il mercato immobiliare concedendo mutui a chiunque, senza verificare la capacità creditizia di chi sottoscriveva un contratto di mutuo, al fine di speculare per anni miliardi di dollari incassando provvigioni fisse e senza alcun rischio diretto. Esilarante è il passaggio di un mutuo intestato al cane del proprietario di una villa che, a sua volta, l’aveva affittata ad un immigrato.
In graduali passi successivi il film racconta come siano stati pensati e e realizzati i CDO, “merda della merda”, ossia nuovi titoli in cui sono confluiti i mutui insolventi, cioè carta straccia, per poi rivenderli nel mercato con il “bollo” della tripla A, cioè con la qualifica di titoli affidabili, concessa dalle società di rating senza alcuna reale verifica. Anzi, il film denuncia come in realtà le grandi società americane di rating fossero a conoscenza della pessima qualità di quei prodotti. Ma la logica della concorrenza e delle provvigioni guadagnate ebbero la meglio.
Insomma, un mercato basato sulla truffa. Un mercato fondato sull’impero del denaro. Un mercato comandato da regole inesistenti o comunque raggirate per puro tornaconto. Un mercato che, una volta fallito, ha scaricato gli effetti e le responsabilità sui “poveracci e gli immigrati”. Milioni di persone hanno pagato con la perdita del lavoro. La crisi economica e sociale ha devastato l’America e l’Europa. Oggi tocca all’Asia, una nuova bolla finanziaria che ha iniziato a crollare sempre per le stesse ragioni. Milioni di vite sono state distrutte, dignità cancellate con un colpo di spugna durato qualche secondo. Non c’è bisogno di guardare al film o all’America lontana. La vicenda che interessa in questi mesi alcune banche italiane non è molto diversa da quella raccontata nel film. Si parla di titoli venduti alle persone sbagliate, di manager incompetenti che hanno fondato le loro catastrofiche strategie sulle provvigioni fisse anziché fare il loro mestiere di banchieri, Si parla di bonus e di buonuscite, nonostante il fallimento, milionarie. E chi ci rimette sono i correntisti che si sono fidati. Sono vite distrutte per l’ingordigia di chi controlla il mondo della finanza.
Ripartiamo dall’inizio. Il film è stato un pugno nello stomaco. Perché siamo bancari, ed è duro essere parte di un mondo che ha potuto partorire simili oscenità. Perché anche gli impiegati di banca pagano gli effetti di quelle scelte egoiste e sconsiderate, spesso anche con la perdita del proprio posto di lavoro. E fa male perché il film denuncia con forza che uno degli “ingegneri” di quei titoli è stato Henry Paulson, ossia colui che è stato Segretario del Tesoro degli Stati Uniti d’America con la Presidenza Bush, cioè di fatto il più importante Ministro del Tesoro del pianeta, per ben tre lunghi anni, dal 2006 al 2009 e che fino ad allora era stato il capo della Goldman Sachs, la più grande banca d’affari del mondo. Anche questa ultima nota dà l’idea delle finalità con cui è stato governato il mondo negli ultimi trenta anni. E spiega anche il perché di molte guerre probabilmente inutili che hanno ucciso milioni di persone. “Effetti collaterali”.
Sì, davvero “una grande scommessa”.

La Redazione

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