CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: E’ SUFFICIENTE IL RISPETTO DEGLI UOMINI?

Il 25 Novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Come Fisac Cgil di Brindisi l’anno scorso abbiamo riflettuto sui meccanismi che generano la violenza ed abbiamo puntato il dito sui rapporti di dipendenza e subordinazione che la cultura dominante determina, perché funzionali al sistema.  Abbiamo acquisito il dato che il sistema neoliberista, di cui siamo parte, continua a far crescere  le disuguaglianze; abbiamo osservato, nostro malgrado, che di pari passo anche il pensiero critico è venuto meno. Emerge, inoltre, che siano in atto anche insidiose manipolazioni del pensiero da parte dei mass media allineati per nascondere i veri responsabili della crisi e delle tante ingiustizie, compresa la violenza sulle donne.
Dopo una serie di discussioni e la lettura di diversi articoli che dibattono sul tema della violenza, ci siamo trovati di fronte alla certezza che oggi è molto difficile costruire relazioni umane basate sul reciproco riconoscimento, cioè da soggetto a soggetto alla pari, in termini di autorevolezza, dignità, storia, possibilità, diritti.
Come farà a diminuire la violenza se non si comprende questo?  Sappiamo che questo mancato riconoscimento per il genere femminile è storico, ben strutturato nel sistema familiare e sociale patriarcale, ma lo stesso accade per gli immigrati, soprattutto se di razza nera, perché’ l’idea colonialista e dell’essere superiori è dura a morire.
Il punto è che la partita culturale dell’agire contro la violenza sulle donne viene giocata solo sul piano del chiedere rispetto e nella colpevolizzazione generica della natura “predatoria” del genere maschile, nel chiedere a questi di essere più buoni e rispettosi. Quindi i rapporti di dominio che permettono di sfruttare un altro essere umano, gli stereotipi di genere funzionali anche al mercato della mercificazione dei corpi, la costruzione dei diritti per tutti e tutte perché tutti e tutte siamo soggetti di diritto, sono derubricati e comunque non sono parte del problema.
Il problema resta grave perché il solo rispetto non ha senso. Il punto è: riconosci l’altro o altra come soggetto di diritti? E ancora lo riconosci autonomo e autodeterminato?
Questo è il punto. Se così fosse eviteremmo ogni genere di discriminazione a partire da quella femminile e saremmo decisamente più evoluti, meno violenti e guerrafondai.
Un enorme confusione grava sull’opinione corrente, è il pensiero che si fa debole e vince per luoghi comuni, banalità e approssimazioni.
Lo si vede nelle diverse interviste e/o, iniziative, fertility e family day compresi. Vogliamo aggiungere anche il paternalismo del se pur ateo Gramellini? Il quale scrive della Clinton che, in quanto donna, si sarebbe dovuta comportare come tale per poter vincere.
O ancora articoli di giornale, programmi televisivi e spot vari, appelli di uomini “buoni”, in cui il genere femminile tra rappresentazioni sessiste e vittimiste, continua ad essere un soggetto debole, non autorevole, nel peggiore dei casi un non soggetto con tutti i rischi connessi al diritto di vivere.
Per questo come Fisac pensiamo che la partita contro la violenza di genere si deve giocare tutta sui diritti sulla cultura e su tutto ciò che porta all’ autodeterminazione dell’essere umano, maschi compresi.

La Redazione

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